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In primo piano

LA TAZZINA DI STERLING [Autori di Tex]

- «C’è stato un tempo in cui Tex e i pards uccidevano anche a sangue freddo: ad esempio, ne “Gli sciacalli del Kansas”, Carson si mette a fare il cecchino con…»

- «È vero! Quando fa saltare di mano la tazzina a Sterling, in realtà vorrebbe fargli saltare la testa: lo dice esplicitamente.»

- «E tu chi cazzo sei? Hai vent’anni, che ne sai di Sterling?»

Con queste parole, a una fiera del fumetto di qualche anno fa, il sottoscritto fece conoscenza con i due vecchi ficcanaso Bosco e Scremin. Un’amicizia subito innaffiata con qualche barilotto di birra, fatto rotolare comodamente fino ai tavoli del bar.

Il giorno stesso, durante la chiacchierata, i due vecchi stregoni Papago predissero che in futuro avrei scritto una storia di Tex; un proposito che non mi era mai passato per l’anticamera del cervello.

Facemmo una scommessa: loro scommisero a mio favore e io contro.

Oggi devo pagare, ma lo farò volentieri. La mia sceneggiatura, pubblicata sul Color Tex 18, è poca cosa in confronto al lavoro dei veri professionisti, ma rappresenta il coronamento della mia passione di bambino. Per questo motivo, nel soggetto che ho scritto, è proprio un bambino ad essere spalleggiato dai cazzotti e dal piombo di Tex e Carson.

Se sono riuscito a portare a casa la pelle, è grazie alla preziosa disponibilità di Mauro Boselli e ai suoi sganassoni metaforici, nonché grazie ai pennelli di Giovanni Bruzzo. Gran parte del lavoro l’hanno fatta loro.

Se la storia fa schifo, date la colpa a Bosco e Scremin, il gatto e la volpe. Sono stati loro ad istigarmi.

Filippo Iiriti [25/11/2020]

Tex, il vaccaro [Articoli]

La figura che nella Albo d’Oro impenna il cavallo non sembra proprio essere Tex e dunque, se non lo è, possiamo stabilire con certezza che si tratta della prima copertina della prestigiosa collana in cui il Ranger è assente. Parliamo del n. 7 della I serie, pubblicato nel 1952. La copertina ha una sua fonte ben precisa, ma a prescindere da questo, sono sette su cinquantasei le cover dell’Albo d’Oro prima serie in cui manca Tex. Nove su trentaquattro nella II serie. Undici su ventiquattro nella III serie. Dieci su venti nella IV serie, considerando che l’ultimo numero della serie vede un personaggio che noi tendiamo a non considerare come Tex. Nove su ventiquattro nella V serie. Sei su quattordici nella VI serie, anche qui considerando che almeno un paio di lavori sembrano non ritrarre Tex, ma personaggi a cui solo forzatamente possiamo assegnare la figura del Ranger. Due su dodici nella VII serie. Tre su ventuno nella VIII serie, non comprendendo le due in cui Tex appare travestito da uomo della morte. Un totale di 57 copertine senza il personaggio principale su 210: più di un quarto dell’intera collana “Albo d’Oro”. Lo stesso dato che riporta la I serie a striscia, laddove sono 16 su 60 le copertine dove manca Tex, proporzione che curiosamente si mantiene anche sulla II serie: 18 su 75.

Altri dati sono: 12 su 33 nella III serie, 11 su 24 nella IV serie, 20 su 46 nella V serie e 23 su 48 nella serie Verde. Colpisce il dato della serie Verde, con quasi la metà delle copertine prive di Tex.

Per quel che riguarda i giganti I e II serie, i conti vengono più facili, diciamo solo che sulle copertine della collana 1-29 (gigante I serie), dove sicuramente Tex manca almeno cinque volte, ci sarebbe da riflettere su alcune figure interpretabili effettivamente come Tex o come personaggi generici (una su tutte la numero 19 "Tex il re dei tiratori"), mentre nel gigante II serie, diremmo che una svetta su tutte: "Asssedio al posto n. 6".

La redazione [19/11/2020]

Tormentone Gary Cooper [Articoli]

Nelle varie pagine on line dedicate a Tex tutte le volte che viene fuori una foto di Gary Cooper "versione western" scatta l’associazione della somiglianza tra l’attore e il Ranger di Galep e Bonelli. Eppure non esiste nessuna vignetta nelle storie che lo ricordi, né di Cooper né di altri. Esistono certamente alcune copertine, come "Falsa accusa" dove tra l’altro Tex non somiglia per niente a James Stewart pur avendo Galleppini usato come fonte di ispirazione una locandina di cinema dove era immortalato l’attore americano, o come "Duello apache", la cui figura di Tex trova radici nella star d’oltreoceano Burt Lancaster ma esclusivamente nella postura e non certo per la somiglianza, ma nulla di più. Vogliamo dunque chiamarla fake, questa cosa di Gary Cooper? Sì perchè "fake" è il termine giusto in casi come questo. Tex è ispirato al Rip Kirby e parzialmente al Gordon di Raymond, poi al Kit Carson di Walter Molino e infine alla mezzatinta di Grand Hotel sempre di Molino e del suo collega Giulio Bertoletti. Questo nel primo periodo. Poi, una decina di anni dopo, il nostro Tex viene ispirato a fonti ben più complesse e poco conosciute, come quelle degli attori americani James Arness e Richard Boone, resi a fumetti da Alberto Giolitti nel suo lungo soggiorno negli States. Nel frattempo nascono i Tex di José Salinas, di Al Williamson, di John Buscema, di nuovo quelli di Raymond con Agent- X9, di Bob Correa, di Giovanni Ticci e di Harry Bishop. Insomma nessun Gary Cooper. Verrebbe da chiedere a lor signori se possono postare qualche Tex con la faccia di Cooper: non lo troverebbero. La star del cinema ispirò Galep in una pubblicazione precedente a Tex, basta andarsela a cercare e studiarsela. Per aiutare un pochino gli sfaticati, trattasi di un albo auto-conclusivo disegnato nel 1948.

Francesco Bosco [11/11/2020]

Storie d’armi e di soldi [Autori di Tex]

È il 1948 quando Aurelio Galleppini interrompe il suo rapporto di collaborazione con gli editori Nerbini e Del Duca, per passare all’Audace. I motivi? Beh, ascrivibili principalmente al diverso trattamento economico che Tea Bonelli gli riserva: “... da quel lato lì devo dire che Sergio Bonelli mi ha rivalutato dal lato finanziario” (Galleppini). In realtà, nel 1948 Sergio aveva appena 16 anni, e dunque è Tea a trattare il rapporto finanziario tra Galep e l’Audace, ed è sempre la signora Bonelli che ha il merito di credere in un artista che fino a quel momento si è occupato prevalentemente di animazione, illustrazione, cartellonistica e pittura, assegnandogli ruoli solitamente appartenenti ad un navigato fumettista del seriale popolare. Non che Galep non lo fosse, ma le sue precedenti prestazioni erano più opere a se stanti illustrate in modo certosino (vedi “Le perle del Mar d’Oman” o “Pino il mozzo”, realizzate su soggetto di Pedrocchi) che fumetti seriali con l’obbligo della scadenza settimanale. Altre, come il Mandrake apocrifo per Nerbini, non è che fossero banchi di prova gratificanti per Galleppini - Ho capito che lì, quando mi ha ridotto a copiare Mandrake, avevo finito - dichiarò. Così, dopo un paio di racconti liberi per l’Audace, che disegnò nel suo periodo di permanenza in Sardegna, Galep fece la scelta: trasferirsi a Milano. Alloggiò inizialmente presso l’abitazione della signora Tea e del figliolo. Milano era il luogo giusto, la città dove avrebbe avuto un contatto diretto con il nascente mondo dei fumetti. In effetti, nel periodo in cui stette in Sardegna, Galep è come isolato dal punto di vista professionale. Nell’isola era riuscito a stento ad accedere alla lettura del Gordon di Raymond. Eppure, sarà proprio Raymond a influenzare maggiormente il suo stile, quando nell’estate del 1948 comincia a disegnare “Occhio Cupo”, un cappa e spada marinaresco, e “Tex Willer”, un fuorilegge inserito in un western un po’ sui generis, ricco di avventure con riferimenti esotici e dove pullulano pin-up in un mix tra vamp e ingenue donzelle, un personaggio, si dice, che fa da ruota di scorta al pirata “Occhio Cupo” ma che nell’essenza del racconto sembra non esserlo affatto. Scioccchezze, infatti G. L. Bonelli imprime subito forza al suo Tex, altro che ruota di scorta.

Il fatto che il settimanale Tex vedesse riposte le abituali speranze all’Audace, è storicamente noto. Fino a che punto, però, non è dato sapersi: una casa editrice non mette a punto una pubblicazione senza avere velleità di successo. Di sicuro c’è che la striscia di Tex fu proposta probabilmente con gli stessi intenti delle serie auto-conclusive di quel periodo (vedi La pattuglia dei senza paura, Ipnos, Furio mascherato, ecc...), ma questa guadagnò il consenso del pubblico a tal punto che venne riprogrammata più volte in corso d’opera. Non è escluso che all’Audace si fossero prefissati di circoscrivere le avventure del personaggio alle sole due prime serie e che, visto che le vendite erano in progressivo aumento, ne decidessero la continuazione.

Francesco Bosco [22/10/2020]

LA TREDICESIMA MUMMIA [La leggenda]

Teletrasporto

Il rifiuto di consegnare lo yaqui Gayuma al nostro eroe è stato pagato a caro prezzo dai messicani di Huerta, che troppo tardi si sono resi conto di trovarsi di fronte a uno specialista in fatto di rappresaglie. “Hanno voluto spazzar via da Huerta tutti gli uomini bianchi, no? Ebbene, ora gli uomini bianchi spazzeranno via Huerta dalla faccia della terra”. Detto fatto: alle sei della sera Huerta verrà effettivamente spazzata via a colpi di dinamite al punto che nel giro di pochi minuti rimarranno solo macerie fumanti. E di fronte all’ultimatum di Tex, che minacciava di abbattere a colpi di fucile chiunque non avesse obbedito, gli abitanti terrorizzati dovranno rassegnarsi ad evacuare il paese in fretta e furia portandosi dietro le poche masserizie che erano riusciti a salvare.

Del resto la bravura e il valore dimostrati da Tex e Carson in questa circostanza sono tali da convincere i Figli della Notte che sarebbe il caso di prendere i due amici al loro servizio: “Meglio sarebbe catturarli e ridurli schiavi… Il nuovo impero del Grande Serpente ha bisogno di abili guerrieri”. Naturalmente le cose andranno diversamente. Ma Tex non tarderà a capire che con le mummie non c’è da scherzare. Sulle tracce di una spedizione archeologica inghiottita dalle sabbie del Gran Desierto, i due pards si imbatteranno in qualcosa che va al di là dell’immaginazione. “Se andassimo al Quartier Generale a raccontare una storia del genere – riflettono –, faremmo ridere anche i muri”. E le parole rivelatrici pronunciate dallo yaqui Natan in punto di morte saranno per il nostro eroe come il lampo notturno che illumina le tenebre. La minaccia che incombe è terribile e va affrontata con misure del tutto eccezionali. Gli Yaquis, suddivisi in tanti clan indipendenti, “da tempo immemorabile” hanno sempre condotto la loro esistenza vagando nei territori desertici del sud-ovest “e hanno sempre rifiutato sdegnosamente ogni contatto con gli indiani del nord”. Ora, guidati dai Figli della Notte, stanno per diventare una nazione unendosi alle comunità messicane a cavallo del confine. La minaccia va quindi affrontata con sistemi eccezionali. Ed ecco che Tex, ricorrendo al suo prestigio di capo indiano e di membro della fratellanza degli stregoni, chiamerà a raccolta Navajos, Hopi, Apaches e Papagos formando così una grande coalizione con la quale scatenerà una vera e propria guerra tribale che si concluderà con lo sterminio degli Yaquis (i quali, detto per inciso, subiranno lo stesso trattamento riservato agli Hualpai di Mefisto).

La natura misteriosa delle mummie azteche rimane però l’elemento più sconcertante per i nostri eroi. L’incontro con Rama è talmente sconvolgente che fa andare il vecchio Kit in crisi di nervi. I Figli della Notte dispongono di un potere oscuro e terrificante, un potere che si scatena col favore delle tenebre e che sembra attingere a una misteriosa radiazione (raggi X?) che fuoriesce dalle profondità della terra. Fatto sta che hanno la capacità di dissolversi e di materializzarsi a piacimento spostandosi istantaneamente da un luogo all’altro con la velocità del pensiero. Sulle prime Tex pensa di aver a che fare con dei tipi alla Mefisto, salvo ricredersi più avanti. “Questi Figli della Notte – ammetterà infatti – hanno l’aria di essere più pericolosi”. A differenza di Mefisto, che poteva proiettare solamente la propria immagine ma non colpire personalmente, questi strani esseri si spostano materialmente attraverso lo spazio e questo li mette in grado di uccidere. Ed è proprio ciò che capita a Te-He-Nan, lo sventurato stregone dei Chiricahuas, strangolato da un Figlio della Notte in persona all’interno del grande accampamento sorto nei pressi del villaggio papago.

Curiosamente (e incomprensibilmente) la scena dello strangolamento è stata del tutto cancellata a partire dall’edizione Tre Stelle dell’albo n. 51 (v. immagine in alto). Nella nuova versione Te-He-Nan cade all’indietro e muore battendo la testa su una pietra dopo che “uno di quegli esseri misteriosi gli era apparso improvvisamente avanti”. La cosa strana è che non sembra trattarsi di una censura vera e propria, come capita spesso negli albi di Tex, quanto di una modifica volta forse a far credere che i Figli della Notte possano sì apparire improvvisamente davanti ma non nuocere. Ciò che, però, rende questa nuova “versione” del tutto incoerente con i dialoghi fra Tex e lo stregone Tyamal riportati nelle strisce immediatamente precedenti e mai modificati! Un piccolo pasticcio, insomma, a cui nemmeno la magia di Tex ha saputo porre rimedio…

("Lo stregone", "I figli della notte" e "Sangue Navajo", nn. 49-50-51)

Mauro Scremin [01/10/2020]

Prima di Muzzi, tanti... [Autori di Tex]

Virgilio Muzzi arriva a Tex nella primavera del 1960 disegnando l’episodio "Contrabbando" (serie a striscia "Città d’oro" o albo gigante n° 44 "Una audace rapina"). Per circa otto anni staziona su Tex in modo un po’ incerto: sue le prime due storie (al di là delle infelici conclusioni di espertoni un po’ orbi che lo vedrebbero con le teste di Galleppini fin da subito), poi un periodo un po’ travagliato in cui si districa tra poche storie complete (lì sì con le teste di Galep) ed un mucchio di compartecipazioni al Tex di Galep assieme a Francesco Gamba e Raffaele Cormio.

Quando si scrive che Muzzi fu tra i primi a illustrare Tex, oltre Galleppini, si commette un errore fatale, infatti prima di lui ci sono stati Guido Zamperoni, Mario Uggeri, Pietro Gamba, Lino Ieva, Francesco Gamba e perfino ghost artists mai identificati. Uno sarebbe Angelo Corrias, ma io non trovo la presenza di questo autore nella grafica texiana del primo periodo.

Per ritornare a Muzzi, ritengo che con la pubblicazione delle storie inedite sul gigante (la prima fu "La caccia" disegnata proprio da Muzzi in stile vagamente ticciano-giolittiano), l’autore si guadagnò i gradi per far parte del quintetto storico che illustrò Tex nel periodo di maggior successo editoriale. La persecuzione delle teste di Galep non l’abbandonò mai, infatti chiuse la carriera col personaggio di G. L. Bonelli con non poca amarezza: 

"... era avvilente dover lasciar degli spazi vuoti per le teste" mi confessò.

nb. Ticci è un vero signore e non ha voluto rispondere alla domanda che gli feci nel 1993, e cioè se qualche tavola di Muzzi vedeva la sua collaborazione (Canyon Diablo).

nb2. Se Tex porta la mano verso la bocca con il cerino acceso e poi non ha in bocca nessuna sigaretta, significa che Muzzi ha impostato il disegno per primo e che Galep ha dimenticato di fare la cicca. Segnalo questa cosa perchè si parla (anche in una mia intervista a Muzzi) del contrario.

Francesco Bosco [30/09/2020]

Quante edizioni ci sono dei censurati nella 478? [Collezionismo]

Ebbene sì, ci siamo sempre molto impegnati a risolvere le "questioni" degli albi di Tex spillati in prima edizione o non censurati, di quelli in brossura, delle edizioni simil spillate ecc... Ma mai troppo a fondo delle versioni censurate, fascia 1/6, con NBA e Leggete, e nemmeno della fascia 17/22 con tutte le sue contraddizioni nello strillo 100 pagine. Della prima possiamo dire che lo studio è in corso (stiamo raccogliendo le necessarie testimonianze). Della seconda ci piace passare questo studio dell’amico Paul che a nostro avviso è ottimamente documentato. Intanto ve lo sottoponiamo così com’è e nel frattempo se qualcuno dovesse avere ulteriori informazioni (testimoniate da foto), saremo lieti di aggiornare la crono-tabella presente nell’articolo.

Allegato: Quante edizioni ci sono dei censurati nella 478?

La redazione [24/09/2020]

Trucchi in valigia [Articoli]

Amuleti, fiori, sauriani, statuine, ossidiana, pietruzze verdi, funghi e tutto quello che occorreva per mettere in arte quel Tex esoterico espresso in decenni di pubblicazione dall’accoppiata Bonelli/Letteri. La scelta dell’immagine per questo breve articolo non è casuale, dal momento che da ragazzino mi inquietò così tanto da volerla riprodurre su uno scudo di cartone che poi appendevo sull’ingresso delle capanne, per scacciare i nemici. Non funzionava. Quei bastardi leggevano Kriminal e la faccina di “morischiana” memoria gli faceva un baffo. Così al rientro dalla scuola le capanne erano sempre a terra.

La storia “El Morisco" (101-102-103), da cui arriva la faccina, è uno dei punti più alti del Tex di Bonelli e Letteri, ricordando che dal duo abbiamo avuto altri avvincenti appuntamenti esoterici come “Diablero!", “Il fiore della morte” e “Formiche rosse”, quest’ultima dal titolo un po’ fuorviante, infatti la protagonista è la gnocchissima Esmeralda che dispone di un piccolo lago che circonda un tempio di una valle nascosta, in cui nuota assieme ai suoi fidi alligatori, e che con le formiche poco ci azzecca. Una storia di “imbrogli e magie”. Un po’ come quelle del prode Mefisto che, neanche tanto velatamente, cerca sempre di fottere il prossimo traendo profitto dalle sue spettacolari trovate sceniche. E constatare che la natura del “Mefisto profittatore” disturba così tanto gli avvelenatissimi lettori dei nostri giorni, i quali non tollerano nemici che non siano in assoluto cazzutissimi, fa scattare una risata. “Senza se e senza ma! Mefisto è il male assoluto”. A me invece diverte tanto quella roba di Mefisto che ne inventa di tutti i colori per far profitto. Poi, i nemici cazzutissimi, bah. Personalmente mi guardo bene da gente come El Muerto e compagnia cantante… e mi guardo bene anche da quelle testate in cui la “statura” del protagonista principale si misura con lo spessore del nemico di turno che più è malefico (e più è disegnato a suon di ghigni) e più l’eroe ne guadagna. La gente vuol soffrire assieme al suo eroe, ne vuole uscire vincente assieme a lui… così da questi non puoi aspettarti un voto alto alla disincantata cover de “Una audace rapina”, piuttosto impazziranno per “Tramonto rosso” dove regnano morte e distruzione. Sarà, ma io preferisco essere complice smaliziato del mio “eroe” (che ai miei occhi eroe non è), e condividere con lui tutte quelle cose che dissacrano completamente ciò che è ritenuto intangibile e sacro. Il Tex caustico che fa a Carson “Toh, il vecchio pazzoide!”, riducendo a simpatica macchietta la figura di Mefisto in una sua celebre quanto bizzarra apparizione, è il Tex che preferisco. E che dire dei pensieri di Carson circa le terribili profezie di Eusebio che vedono presto biancheggiare le sue ossa e quelle del suo pard al sole della Sierra de Hueso? E chi è Fidel Romulio se non un serpente che vuole impossessarsi del favoloso tesoro del tempio, una sorta di Mefisto col sombrero ficcato in testa senza “trucchi” in valigia?

Va beh, la chiudo qui, tanto ho piazzato una pietra tombale da svariate tonnellate sul recente modo di vedere i protagonisti del fumetto, oramai devastati in ogni loro libera interpretazione grafica, oppressi da entità sovrumane, gementi, belli e dannati come certi D. Dog, spossati… ci manca solo vederli calpestati, cosa secondo me non molto lontana. Mai una gioia, poveracci!

E pensare che a me inquieta più quel cazzo di lupo che spunta sulla pista di Tex e Carson ne “La regina della notte” in fondo a pagina 94 che tutto questo fasullo ed artificioso modo di rappresentare l’antagonista. In fondo quando il nemico è grande, e perde, è solo un coglione più grande. Molto più coglione di Fidel Romulio, il conquistadores venuto dalle Grandi Acque, in arte “desperado”.

Francesco Bosco [21/08/2020]

TEXIANI IN LIBERA USCITA N. 16 [Documentazione]

L’avventura per noi più eccitante mai apparsa su Tex?

Che razza di domanda è? Forse avete qualche dubbio? "La tredicesima mummia", che diamine!

L’avete mai letta bene voi, ma veramente bene, "La tredicesima mummia"? Come si può non entusiasmarsi di fronte alle eroiche e tenebrose gesta di Amaxos, Rama, Pagos, Karas, Axtor, Xamo e compagnia bella?

Una lettura fondamentale (ed edificante). Da affrontare ogni giorno, magari prima di coricarsi, una pagina o due alla volta, senza esagerare...

Texiani in libera uscita n. 16

 

 

La redazione [18/08/2020]

Vecchia edicola [Articoli]

Ma voi, amici, l’avete mai tenuta d’occhio veramente la vostra edicola? No? Invece noi sì. Tenuta costantemente sotto una gigantesca lente telescopica, si potrebbe dire, la nostra baracchetta, giorno per giorno, ora per ora…

Ai nostri tempi (mummificati) la guardia non era mai abbassata, si era sempre all’erta. Lì, in quella baracchetta, erano custoditi dei tesori di inestimabile valore, oggi, sentimentale. Ed erano tesori anche allora, spesso e volentieri fuori portata per chi, ahimè, non disponeva sempre delle proletarie 200 lire e che era costretto sovente a delle scelte decisamente drammatiche…

Allegato: Vecchia edicola

La redazione [27/07/2020]

Il mistero di "Yampa Flat" [Autori di Tex]

Scaduti come mozzarelle avariate, vi sono in giro post recentissimi che continuano a “vendere” la copertina di “Yampla Flat”, nello specifico la figura di Tex, come opera di Mario Uggeri. L’autore è quasi certamente invece Emilio Uberti, su uno sfondo realizzato da Franco Bignotti. A parte il fatto che fino alla fine degli anni ’80 nessuno si era mai accorto che la copertina fosse di qualcun altro e non di Galleppini, sarebbe interessante sapere da quale assunto si è partiti per attribuire “Yampa Flat” a Uggeri. L’impressione è che si tratti del solito copia-incolla, nulla di più. Sono passati quasi trent’anni da quando Galleppini ci rivelò, anzi confermò, dal momento che noi già sapevamo, che quel modo di tratteggiare Tex non era il suo. Non seppe dirci chi fosse l’autore e la lista dei papabili che gli sottoponemmo era composta da disegnatori che lui non aveva mai neanche sentito nominare o il piacere di conoscere (vedi Muzzi). Poi arrivammo da Uggeri. Gli facemmo vedere la cover mettendogli in mano direttamente l’albo di Tex n. 22: ebbene, Mario scartò subito l’ipotesi che quel Tex fosse suo.

E fu così che il mistero “Yampla Flat” rimase irrisolto per decenni. I nomi accostati a quell’opera texiana nel frattempo sono stati tanti: Muzzi, Cubbino, D’Antonio, lo stesso Bignotti, e perfino qualcuno il cui stile era lontanissimo da quei tratti (leggasi Roy D’Amy). Poi, di recente, analizzando alcune copertine della collana “Avventure del West” dell’Audace, ci siamo accorti che esistevano delle analogie tra alcuni particolari di quelle cover con quelle di “Yampa Flat” nella versione “originale” Albo d’Oro, e che queste portavano ad Emilio Uberti, per altro collaboratore assiduo dei Bonelli in quegli anni. È bastato tirar giù uno studio neanche troppo complicato per arrivare ad una conferma, o quasi. In realtà, Uberti era un nome che noi tenevamo sott’occhio da tanto tempo, ma sapevamo che non potevamo sparare cazzate a vanvera. A sparare cazzate a vanvera si fa peccato!

Analizzando il fogliame presente alle spalle di Tex, nella Albo d’Oro n. 17 dell’ottava serie “Scontro sul fiume”, ci siamo subito resi conto che qualche punto di contatto con l’Uberti di “Avventure del West” (n. 1 decima serie “Il segno del corvo”, 1959), esisteva. Nessuna certezza, come al solito, ma almeno un filo “logico” che riconducesse all’autore di Kociss… o quantomeno a quel disegnatore che illustra le cover dell’ottava serie dell’Albo d’Oro di Tex anche nei numeri 18-19 e 20, oltre il già citato n. 17.

Insomma, alla fine della fiera, non trattasi sicuramente di Mario Uggeri… e nemmeno di Bignotti o D’Antonio (diavolo, ma siete in grado di riconoscere uno stile?). Di Roy D’Amy neanche a parlarne: viene la pelle d’oca al pensiero che qualche matto lo veda in quella copertina. Naturalmente Muzzi è scartato in quanto egli stesso ci ha riferito di non aver mai fatto copertine per Tex ma solo tavole interne.

La redazione [10/07/2020]

Tex censurata con strillo/senza strillo [Collezionismo]

S’ode a destra uno “strillo” di tromba

A sinistra risponde “no strillo”

D’ambo i lati un “Leggete” rimbomba

“Nel bellissimo albo” contien

Eh sì, fratelli cari, per noi collezionare è poesia, è cuore, è passione, è follia (nel senso di mania…).

E poi chi, dico chi, può competere con la perizia di capo Francesco (che ne sa una più del diavolo) nella squisita tecnica dell’analisi e del confronto in quel groviglio infernale delle innumerevoli edizioni, varianti e sottovarianti della gigantesca collana del Tex? Chi, se non lui, può mettere ordine in questo caos?

Arte sopraffina, esperienza ultraquarantennale, fiuto insuperabile… Cosa pretendere di più?

Allegato: Tex censurata con strillo/senza strillo

La redazione [11/06/2020]

E quando Tex prese la scimitarra… [Censure]

A grande richiesta riproponiamo uno studio, uscito in questo sito nel lontano 2009 ma aggiornato alle ultimissime novità, sulla censura forse più leggendaria della saga. Una scena cruenta, feroce, sanguinaria dove il nostro Tex prende una scimitarra e trafigge letteralmente un malcapitato cinese della cricca del Drago. Una cosa così doveva essere inevitabilmente destinata a vita breve, infatti qualcuno pensò bene di levarla di mezzo nelle varie uscite successive (fatte salve la raccoltina della Serie 1/7 e un’inaspettata raccoltina n. 10 della Serie Rossa non retinata). Ma cancellarne del tutto le tracce non è stato possibile perché… la stessa scena è riapparsa qualche anno dopo, come per magia, nel n. 5 non censurato della Seconda Serie Gigante (“Satania!”) a dispetto delle precedenti manomissioni dei disegni e dei testi. Insomma, come si suol dire, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e questo per la gioia di quanti, appassionati come noi, hanno la fortuna di attingere alla primigenia figura del Ranger più amato dell’universo.

Allegato: E quando Tex prese la scimitarra…

La redazione [27/05/2020]

La teoria del “purtroppo” [Collezionismo]

Nella sua Metafisica, Aristotele parte con queste immortali parole: “Tutti gli esseri umani per natura desiderano sapere”. Quindi si pongono delle domande… ma spesso e volentieri le risposte non arrivano, o ne arrivano troppe. Il che è un casino. Vai a capire… Chi siamo? Da dove veniamo? Verso dove stiamo andando? C’è la movida nell’al di là? L’universo ha avuto un inizio o è eterno e increato? Dio c’è o è uscito un attimo? È nato prima l’uovo o la gallina? E questo per dire che sono infiniti i quesiti ai quali non è stata data mai risposta certa, una qualsivoglia risposta che, insomma, ci faccia stare tranquilli una buona volta. Ma tutte queste (e altre) sono questioni che impallidiscono di fronte alla madre (e anche al padre e al nonno) di tutte le domande, a quel mistero che fa passare notti insonni anche a gente saggia e illuminata come noi: l’enigma del “purtroppo”. Ebbene sì, cari amici, fratelli cari, vicini e lontani: secoli di studio, tonnellate di erudizione non sono bastati ad arrivare a una conclusione che sia una!

Voi ci chiedete le prove! Ma quali prove? Di sicuro sappiamo quando è iniziato tutto questo: suppergiù nel 1958. Quando finirà, nessuno è in grado di dire. Cosa ci rimane, quindi, se non affidarci alle ispirate parole di quel vero e unico profeta in patria di Francesco Bosco, che qualcosa da dire ce l’ha pur sempre?

Allegato: La teoria del “purtroppo”

La redazione [19/05/2020]

No! Lo scalpo no! [Censure]

Già pubblicato su questo sito nel lontano 2009 con la collaborazione di Yampaflat e Mauro Scremin, riproponiamo un breve studio su di un’importante censura presente nell’albo gigante n. 27, poco nota ai più, a riprova del fatto che gli albi del Tex Gigante Seconda Serie, dal n. 15 in poi, uscivano nelle edicole opportunamente rimaneggiati e mondati. Si tratta dell’episodio intitolato “Agguato al Tonto Creek” pubblicato nel marzo 1956 appartenente alla serie Topazio. Nell’albo a striscia viene descritto l’assalto degli Apaches di Rayakura al ranch degli Hammer che ha il suo culmine in una sequenza particolarmente drammatica sulla quale successivamente è calata, appunto, la scure della censura. Al massacro e al successivo incendio sopravvive solo il piccolo Dick che si era arrampicato su per il camino in pietra della baracca. I due fratelli maggiori e i genitori vengono tutti uccisi dagli assalitori, sulla madre rimane il sospetto si sia tolta la vita per non cadere viva nelle mani dei selvaggi. Lo proverebbero le parole che suo marito Bill le rivolge nel consegnarle una pistola ottenendo il di lei assenso: “La pistola, Sara!... Sai quel che voglio dire.” La risposta della donna è infatti inequivocabile: “Certo, Bill. Quei demoni non mi avranno viva”. A questo punto le scene successive mostrano l’irruzione devastatrice degli Apaches all’interno del ranch dove i due coniugi giacciono morti sul pavimento. Subito dopo un pellerossa viene ritratto con il braccio sollevato nell’atto di mostrare trionfante lo scalpo appena strappato a uno degli Hammer (forse alla donna, data la lunghezza dei capelli?).

Scene troppo crude, troppo realistiche? Fatto sta che nel numero 27 della Seconda Serie Gigante (“Assedio al posto n. 6”) tutto questo, i due morti sul pavimento e lo scalpo esibito dall’indiano, sparisce completamente: come chiunque può verificare, in tutte le edizioni successive dell’albo vengono tolti sia i due corpi sul pavimento, di fronte all’indiano che scavalca la finestra, sia lo scalpo impugnato dall’altro pellerossa. Se poi prendiamo in considerazione la Tuttotex, la Tex Nuova Ristampa nonché la Collezione Storica A Colori, anche in questi casi nulla cambia, la situazione è identica: le vignette in questione rimangono censurate e il disegno originale dell’albo a striscia non verrà mai più ripristinato.

La redazione [12/05/2020]

Cronologia Tex 1-24 Edicola nella Lente [Collezionismo]

Dopo un’approfondita ricerca, svolta in solitaria dall’amico Gianni Iannelli, siamo finalmente in grado di pubblicare una cronologia ragionata dei Tex lire 200 nella versione “edicola nella lente”. Cliccando sul link in basso, vi apparirà una tabella in formato PDF nella quale saranno evidenziati, numero per numero, i necessari elementi di riferimento, compresi quelli apparentemente più insignificanti. Si tratta di una “cronologia base”, sia ben chiaro, a cui sarà possibile aggiungere, per chi lo volesse, ogni forma di variante conosciuta, purché documentata. È superfluo sottolinearlo, ma è certo che gli aggiornamenti coinvolgeranno soprattutto albi contrassegnati dalla presenza o meno della scritta “continua”. O magari da qualche altro particolare riguardante lo specchietto delle gerenze. Auspichiamo non arrivino indicazioni su pretesi albi con caratteristiche simili, vedi quelli appartenenti alla collana Tre Stelle a cui spesso vengono cancellate le “gloriose” stelle dal dorso.

Sappiamo bene che la palude delle ristampe in brossura di Tex è di fatto impraticabile, sono decenni che volenterosi appassionati ci provano strenuamente, con la tabella di Gianni, appassionato e grande collezionista di Tex, cerchiamo solo di fare un po’ di chiarezza, di giocarcela al meglio circa le caratteristiche tecniche dei singoli albi; ovvio che varianti cromatiche e amenità varie da queste parti non trovano udienza.

A margine della tabella inseriremo di volta in volta gli aggiornamenti.

Allegato: Cronologia Tex 1-24 Edicola nella Lente

La redazione [06/05/2020]

L’esperto risponde [Articoli]

Il mercato dove il “pezzo ottimo” aveva un suo perché e dove nessuno si schifava a vedertelo in collezione, è finito. Ma da venti anni a questa parte le cose sono cambiate e con esse è cambiato anche il modo di spendere, c’è un mucchio di gente che si traveste da agente federale in missione speciale, gente che fa finta di parlare alla radio di un quartier generale inesistente pur di avere l’ultima parola: ha l’amico esperto, lui. Ha eBay, frequenta pagine di siti di prima qualità, possiede insomma gli strumenti per dimostrare che lui non lo si frega… e poi ti si presenta nella posta inconsapevolmente trombato. Dico, mica andrai a vedere la quarta striscia del 4 con le graffe, dove Lily Dickart è sconciamente scoperta, per misurare la censura di quell’albo! 

La radio non funziona?

Poi, vagli a spiegare che probabilmente il 74 con MG e “continua” non è l’edizione originale, che il n. 1 non censurato nella versione “Nel bellissimo albo” non è per forza alto ventidue centimetri, che il n. 12 esiste anche poco più alto di venti, che il primo Albo d’Oro non ha le pagine numerate… o che in quella tavola originale che ha preso c’è più Gamba che Nicolò.

Spesso, molto spesso, ricevo mail nelle quali qualcuno mi chiede lumi su qualche gioiello che vorrebbe acquistare e che nella maggior parte dei casi trattasi o di un prezioso Tex spillato - specie nella sua versione non censurata - o, più raramente, di uno Zagor Zenith. Le mie risposte valgono ormai quello che valgono, praticamente nulla. Un tempo questa cosa mi divertiva, poiché il mercato era, nei limiti del possibile, più stabile ed umano, sì magari con i soliti battitori liberi fuori di testa (quelli non ce li siamo mai fatti mancare), e raccapezzarcisi era più semplice. 

Insomma, nel bene e nel male, quasi tutto è cambiato. Di una sola cosa sono certo: crisi? Achtung, possibile craniata dietro l’angolo, interpretabile a proprio piacimento o ribaltabile con ciò che faceva recitare il buon Spike Lee in un suo film: “Quando nelle strade scorre il sangue, è il momento di comprare”.

Ma il sottoscritto è rimasto indietro e credo che si rivolgano a lui per via di una “tabella quotazioni”, ormai vecchia come il cucco, presente in questo sito al link “valutazioni”. Ci sarebbe da toglierla, visto che l’idea di aggiornarla non mi sfiora nemmeno lontanamente, così come ci sarebbero da togliere altre cose che richiedono estrema dedizione nel seguirle. Una cosa però, di comune accordo, l’abbiamo fatta: abbiamo tolto di mezzo il vecchio e glorioso sito, poiché divenuto costante fonte di abbeveraggio per qualche scioperato di facebook (e non solo), con le sue 400 pagine circa, ognuna dei quali aveva dietro un discreto lavoro di ricerca. Adesso sono tutti esperti, sì, esperti con il culo degli altri, naturalmente dopo essere passati di qui.

Ma perché esistono gli esperti, poi? Esistono quelli che hanno il materiale originale e possono inconfutabilmente incrociare tutti i dati. Se do tutto il mio materiale a Pluto, esperto è pure lui. E se ce l’ha Pluto e non più io, buonanotte Frank! Tutt’al più esistono gli studiosi, gente che non si limita a sfiorare la superficie degli argomenti ma preferisce approfondire. Studi per pochissimi appassionati, visto che potrai battere sul pezzo all’infinito senza alcuna risonanza. Beh, meno male, almeno per quel che riguarda questo sito, che della risonanza se ne sbatte e dove non vi è nessuna velleità in materia. Altro che prima edizione e versioni sottili, i fumetti (Tex docet) vanno per stampate e nessuno sembra capirlo.

Francesco Bosco [04/05/2020]

Lu Kimmel, "L’amante in Show Down" [Autori]

Durante la ricerca delle fonti per il terzo volume di “Western all’italiana”, ci siamo imbattuti casualmente in questa straordinaria opera originale di Lu Kimmel. Kimmel è peraltro l’autore della fonte usata da Galleppini per l’albo gigante di Tex “La rivolta”, una delle storiche cover della serie, nonché un apprezzatissimo artista internazionale. Siamo arrivati a lui mentre stavamo seguendo una “traccia” su “Saturday Evening Post”, prestigiosa rivista americana, che secondo noi ospitava qualche fonte, scoprendo poi che Kimmel della rivista era stato illustratore, dalla fine degli anni ’20 fino al 1936, assieme a Frank E. Schoonover, altro gigante della pittura e dell’illustrazione. Per inciso, la traccia era Jean Giraud e il suo Blueberry legato alla fonte Schoonover.

Le informazioni su Kimmel non sono moltissime (le più esaustive si trovano nella pagina di Alberto Becattini), ma da quel che si sa l’autore ha avuto, per così dire, la sfortuna di lavorare in un’epoca in cui erano presenti illustratori come Howard Pyle, NC Wyeth e, appunto, Frank E. Schoonover, che ne hanno oscurato in parte la carriera. Dopo aver collaborato con le più importanti riviste del paese, Kimmel presta la sua arte per alcuni pulp magazine dell’epoca e successivamente realizza moltissime cover dipinte per Signet, Gold Medal, Crest, ecc…

Nato nel 1905 a New York, Lu Kimmel si spegne nel 1973 dopo essersi dedicato completamente alla pittura, negli ultimi anni di vita.

La fonte della cover di Tex “La rivolta” (n. 56 della serie regolare) fu una delle primissime in cui ci imbattemmo, ma all’epoca non ci rendemmo conto che dietro di essa si nascondeva uno degli artisti più intensi e capaci della storia dell’illustrazione americana, come dimostrato proprio dall’immagine messa a corredo di questo breve articolo.

Non è un caso che la copertina del 56 passi tra le più iconiche della saga di Tex… grazie a Lu Kimmel.

La redazione [02/05/2020]