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In primo piano

TEX CLASSIC [Edicola]

La notizia dell’uscita della nuova ristampa di Tex, che si chiamerà “Tex Classic”, ha indubbiamente creato più di qualche malumore tra i lettori: lo capiamo, visto che dovrebbe trattarsi di una sorta di edizione in “miniatura” della ormai nota Collezione Storica a Colori del gruppo Repubblica/Espresso che di critiche se ne è beccate non poche. Si, lo capiamo… ma la vera notizia è che questa nuova proposta, realizzata nel classico f.to Bonelli, sarà presentata con una foliazione di sole 64 pagine.

Ebbene, cominciamo a divertirci con due calcoli matematici riguardanti proprio la foliazione. Se l’albo sarà composto da 64 pagine, significa che gli episodi pubblicati su ogni numero, al netto di improbabili articoli a compendio, saranno sei. In questo caso: Il Totem Misterioso, La Roccia Parlante, Terrore a Culver City, la Mano Rossa, La Freccia della Morte e Pista Insanguinata. Se così fosse, potremmo ritrovarci ancora una volta dinanzi ad un albo che riporta la mitica cover del gigante n. 1 seconda serie, dal momento che siamo in perfetta congruità con l’omonimo episodio presente nel volume (La Mano Rossa, appunto). Proseguendo però, le cose non combacerebbero più: Le avventure con Satania, tanto per fare un esempio, non potrebbero certo essere accompagnate dalla spettacolare copertina numero cinque uscita nel gigante, in quanto il  numero cinque del “Tex Classic” dovrebbe riportare gli episodi sul rapimento di Tesah. Quindi la domanda è: con copertine hanno pensato di dotare il “Tex Classic”? forse quelle dell’Albo d’Oro? oppure delle inedite disegnate da uno o più disegnatori della scuderia odierna (Villa, Piccinelli, Dotti, Venturi etc etc)? In verità, ci aspettiamo (ma più che altro auspichiamo) di trovare una specie di adattamento delle vecchie copertine di Galep - un mix tra Albo d’Oro e seconda serie Gigante, come soluzione più logica - piuttosto che un completo e moderno e totale rifacimento delle cover, ma il problema è che potrebbe anche emergere un terribile squilibrio grafico, poiché le Albo d’Oro vivono un un’essenza visiva completamente diversa da quella del gigante: ci troveremmo, insomma, di fronte ad un impatto difficilmente superabile.

Probabile anche un’adattamento composto da sole Albo d’Oro scelte ad hoc, magari assemblate attraverso un lavoro di composizione (come quello di di albi amatoriali che da anni girano su Ebay) anche se non corrispondenti all’azione e ai titoli della pubblicazione: sicuramente non avremo più sulla costa degli albi la leggendaria sequenza La Mano Rossa, Due Contro Venti, Fuorilegge, L’Eroe del Messico, Satania etc… ma, fantasticando, Il Totem Misterioso, Nel Covo del Diablo, Uno contro Cinque, La Banda di Kid Billy, Il Rapimento di Tesah etc…

Questo riordino dei titoli era stato già affrontato con “Collezione Storica”, dal momento che in quel caso le pagine più o meno si raddoppiavano rispetto al formato originale, costringendo i curatori della collana ad un completo stravolgimento. E, sempre in quel caso, il problema delle copertine era stato superato con l’incarico di farne fare di nuove al bravo Villa.

Probabilmente, la foliazione del “Tex Classic” sarà, come dire, l’arma vincente della collana, visto che ritrovarsi con Satania al numero 10 o giù di lì e Il Tranello al numero 20, rappresenta in ogni caso una vera novità. Senza contare che esiste un lettore “feticista” che ama questo genere di novità da esibire in libreria.

Dai lanci di preview fatti dalla SBE, sembrerebbe però che i colori siano gli stessi visti in Collezione Storica. Ecco, forse nel caso di “Tex Classic” è stata persa un’occasione: una ri-colorazione sarebbe stata la vera mossa vincente! E speriamo, con ardore, che ci sia stata almeno la volontà di ripristinare quelle vignette cosiddette “non censurate” che i lettori da tempo si aspettano di rivedere sulla saga: a giudicare dalla tavola di lancio pubblicata nell’inserto pubblicitario, sembra che questo non sia avvenuto, infatti dal ballon della prima vignetta non si evince nessuna modifica.

In ogni caso, suerte “Tex Classic”!!

Francesco Bosco [04/02/2017]

CIAO ALESSANDRO [Autori]

No, davvero non me l’aspettavo! Sapevo, attraverso le parole del suo fraterno amico Romano, che Alessandro di recente non era stato molto bene, ma ne io ne Romano immaginavamo che la situazione fosse così grave, così stamattina è giunta la tremenda notizia della morte di Alessanfro Biffignandi. Ale era una un uomo di cuore dal bellissimo sorriso, davvero una brava persona (e non è la solita cosa, così tanto per dire), oltrechè uno dei protagonisti dell’illustrazione italiana dagli anni ’50 ad oggi. E quello che fa più male è sapere che era ancora entusiasta di dipingere, di avere dei progetti: la sua mano era ancora fresca, prova ne è una serie di sue ultime prove!

Ho un’enorme tristezza nel cuore, anche perchè l’avevo conosciuto di persona passeggiando con lui, Romano e Massimo, nei vicoli di quella Roma che lui tanto amava. Un uomo gentile che non faceva per nulla pesare il senso della sua grandezza artistica... perche Alessandro Biffignandi era davvero un artista immenso, luminoso come le se opera. Bello.

Ciao Alessandro, proprio non riesco ad aggiungere altro. 

Francesco Bosco [22/01/2017]

GIanluigi Bonelli [Autori di Tex]

il 12 gennaio del 2001 ci lasciava Gianluigi Bonelli, il creatore di Tex Willer e autentico fuoriclasse del fumetto italiano. Attivo dagli anni ’30 fino al 1991, quando scrive la sua ultima storia di Tex (Il Medaglione Spagnolo, con i disegni di Guglielmo Letteri, uno dei suoi autori preferiti), GL ha dunque passato insieme ai suoi lettori sessanta anni di avventure popolari dando vita ad eroi come Tex, Yuma Kid, Kociss, Yado e mille altri. È Tex comunque la creatura che più è legata al suo nome a cui il soggettista da vita nel 1948 in coppia con Aurelio Galleppini, quel Tex che ancora oggi rappresenta uno dei fenomeni editoriali più rilevanti nel panorama del fumetto italiano e non solo. Con il Ranger G.L.Bonelli ha attraversato un decennio dopo l’altro senza che le mode, le tendenze e i costumi della nostra società ne intaccassero la figura. Si dice che già nel 1948 il personaggio fosse avanti nei tempi; probabilmente è così, anche se sarebbe meglio dire che fosse diverso dagli altri. In fondo anche l’uomo Bonelli era "diverso" dagli altri: amava starsene fuori dal giro, vestire in un certo modo, trattare gli altri come quasi fosse la rappresentazione vivente del suo personaggio. In effetti lo impersonificava... e non ci sarebbe stato Tex senza quel carattere impetuoso catapultato direttamente nell’avventura del suo inventore.

Redazione [12/01/2017]

Ci lascia Emilio Uberti [Autori]

Quando con Mauro Scremin cominciammo a scrivere il primo volume di Western all’Italiana non immaginavamo che gli autori coinvolti nello swiping fossero così tanti e, in alcuni casi, così importanti: Jean Giraud, Phil Davis, Aurelio Galleppini, Alex Raymond, Mario Uggeri, Roy D’Amy, Hugo Pratt, Guglielmo Letteri, Franco Donatelli, Alberto Giolitti... insomma tra i più grandi non solo di casa nostra ma addirittura del mondo. Ebbene, tra questi figurava anche Emilio Uberti, che avevamo imparato a conoscere attraverso le cover di alcune serie della collana "Avventure del West", edita dall’Audace negli anni ’50. Uberti, classe 1933 e attivo nel mondo del fumetto fino a che non decise che la fotografia e il cinema sarebbero stati gli ambenti professionali a lui più confacenti, è stato un bravissimo fumettista ed un valente illustratore che ha lasciato una traccia indelebile nel mondo dei comics.

Sebbene quelle cover per "Avventure del West" fossero in larga parte ispirate all’opera dei grandi maestri americani, Emilio Uberti rimane nella nostre memoria come un artista davvero capace e molto ammirrato nel panorama fumetistico italiano.

Ieri Emilio ci ha lasciati e con lui se ne va uno dei maestri dell’epoca d’oro che ha fatto sognare le vecchie schiere degli appassionati del fumetto popolare italiano. 

Francesco Bosco [30/12/2016]

TEX retinato [Collezionismo]

Da un interessante articolo del nostro amico Gianni Milone, grande appassionato di tavole originali ed esperto nazionale tra i più valevoli, una disamina sui sistemi di colorazione che vedono coinvolto anche il Tex della raccolta  denominata "Serie Rossa". Come sappiamo la "Serie Rossa" prevede due linee (quella retinata e quella non retinata) ben distinguibili tra loro non solo per la caratteristiche cromatiche delle copertine, ma per altri mille particolari che coinvolgono tra l’altro la carta e l’impostazione della stessa grafica. Ma di questo abbiamo già parlato in altri articoli. Vediamo allora ciò che Gianni ha da dire sui processi di stampa: 

"Propongo un rarissimo esempio di una stessa copertina a fumetti stampata prima in tricromia e poi con il metodo offset-litografico. La stampa in tricromia l’aveva adottata l’editore Nerbini già negli anni Trenta con il giornale Avventuroso. Era composta da tre colori caldi e il nero si otteneva con la somma del giallo, rosso e blu, le matrici erano di zinco in rilievo, quindi più si stampava più si logoravano. Il secondo metodo che si basava sui quattro colori primari freddi, ad esempio giallo limone, utilizzava pellicole. Poi in trasparenza si trasportava il lavoro su lastre di zinco che venivano montate sui rulli di stampa. Praticamente tutti gli editori italiani hanno utilizzato la tricromia, perchè aveva un passaggio di stampa in meno, da Topolino libretto al giornale Intrepido e libretto. Con gli anni Sessanta il costo della celluloide/pellicole si era abbassato e le fotolito costavano meno dei pesanti clichès. Oggi la stampa con computer ha soppiantato questi sistemi, ma si continua a stampare con colori freddi." 

Redazione [22/12/2016]

WESTERN ALL’ITALIANA - VOLUME 2 [Documentazione]

Per le nostre mummie emerite, ripercorrere le linee di sviluppo grafico della storia dei disegni di Galep & C., che si dipanano tra il 1948 e la fine degli anni ‘80, è stata una faccenda complessa ma allo stesso tempo di estremo divertimento. Il collegio ultraterreno composto da due membri, del cui processo di mummificazione si ha garanzia di autenticità, coadiuvati dal sempre perfettamente conservato dottor Roy Mann, una sorta di tutor nel percorso formativo dell’opera, termina qui un lavoro quinquennale in ambiente angusto e claustrofobico ma ben ventilato.

Giunti ormai all’austero e sobrio cerimoniale di chiusura che si terrà in quel di Reggio Emilia, ai nostri amici bendati non rimane che affidare questa fatica, assieme ai rispettivi vasi canopi, alle arroventate sabbie del deserto di Gila e sperare che un giorno o l’altro un Indiana Jones di passaggio possa riportare alla luce quella che si potrebbe texianamente definire una vera e propria Città d’Oro, un tesoro da scoprire e riscoprire, una miniera inesauribile, un mondo favoloso dove splende il sole dell’avventura e dove vivono per sempre gli autori che hanno fatto sognare le mummie di ogni età: Salinas padre, Molino, Bertoletti, Mairani, Giolitti, Pratt, Bignotti, Donatelli, Raymond, Foster, Uggeri, Letteri e tutta quella schiera di amici che si incontrano in questo stupefacente percorso.

“Western all’Italiana - Volume 2” è la fine di questo lungo, meraviglioso e scanzonato viaggio.

Pertanto Francesco Bosco e Mauro Scremin, salutandovi per l’eternità, ritornano nel sarcofago con la giusta ricompensa: fumetti spillati, tavole originali e dolci ricordi in abbondanza.

Mummie di tutto il mondo, gioite!

 

La redazione [01/12/2016]

SFIDA NEL MONTANA di Manfredi e De Vita [Edicola]

A differenza del Texone, quella del cartonato a colori è una pubblicazione che ha un’identità tale da non permettere disquisizioni sullo sforamento del paletto bonelliano stabilitosi nel corso dei dieci anni successivi alla nascita del personaggio Tex. Anzi, è l’ultimo dei pensieri.

È un “colpo secco”, è a colori, è “francese”, è semestrale, lo chiamano “Tex d’Autore”… e tanto basta per stordire anche il più incallito dei tradizionalisti, che riepilogherebbe il tutto in: “una comune storia western sotto il logo TEX”.

Beh, intanto la storia di Gianfranco Manfredi è scritta in dosi equilibrate tra azione e riflessione, e poi suggerisce quanto sia difficile trovare un ritmo su quarantasei pagine e non cadere sulla convenzionalità del racconto mensile. Tempi e ritmo sono le chiavi del cartonato, le sue storie devono andare giù in picchiata velocemente e in questo senso Manfredi è parso perfettamente a suo agio. Di per sé non è nemmeno una sorpresa, visto che l’autore di picchiate ne ha fatto sfoggio in maniera frammentaria anche sul regolare.

Sono tra coloro che condividono le preoccupazioni per la crisi dei soggetti, delle idee negli autori del fumetto a tutte le latitudini, ma una collana come questa dei cartonati mi pare possa infondere un po’ di fiducia nel lettore, vediamo se riesce a conquistarsela.

E se la storia è dignitosa, favorita dal fatto che siamo nella sconosciuta area del Tex pre-Bonelli e quindi ampiamente interpretabile, e la squadra dei personaggi che ne sono protagonisti tengono botta (a parte il biondino che pone la sua candidatura come “primo comprimario” del racconto ma ne esce ultimo per distacco - molto meglio Lily, la morosa del biondino, che comunque Manfredi, a mio avviso, avrebbe fatto bene a mettere nelle condizioni di proseguire una vita futura senza il “pappamolla” tra le scatole), i disegni sono “speciali”. Lui è Giulio De Vita, uno che poco mi aveva convinto su una sua copertina per un Color, ma che qui vediamo “sparare” tavole bellissime, una dietro l’altra.

La sua è un’opera visuale, colorata con eclatante bravura da Matteo Vattani, che raggiunge il cuore, ed è costituita da elementi, come quelli dell’inquadratura e dell’estetica (mai fine a se stessa), che conducono direttamente alla scuola franco-belga. Ma “Sfida nel Montana” è un’opera personale di De Vita: un’opera italiana!

Esiste, però, anche l’“arte” del curare e quindi non possiamo non citare il terzo fattore che ha portato nelle edicole questo bel volume: Mauro Boselli.

Sono tra quelli che considerano la supervisione un elemento determinante: il supporto del curatore va oltre quello schema compositivo, come probabilmente molti di noi immaginano, assume, anzi, un significato ben più complesso di quanto non si creda.

Un’ultima battuta… leggendo “Sfida” mi è arrivata spontaneamente alla mente la figura di uno che ho sempre amato, fumettisticamente parlando: Giancarlo Berardi.

Beh, poterlo “contrattualizzare” per un cartonato, mi farebbe felice.

Francesco Bosco [25/09/2016]

Asta di tavole originali a favore delle popolazioni terremotate [Documentazione]

SCLS ORGANIZZA UNA GRANDE ASTA DI TAVOLE ORIGINALI A FAVORE DELLE POPOLAZIONI TERREMOTATE DEL CENTRO ITALIA

Su proposta iniziale di Marco Torricelli, subito accolta da Mauro Laurenti e dal Comune di Narni, avrà inizio a partire dai giorni di Narni Comics & Games un’asta di tavole originali pro-terremotati.

SCLS ha pensato di aderire all’iniziativa, proponendosi per gestire una parte dell’operazione. Stiamo pertanto raccogliendo le adesioni di alcuni disegnatori e collezionisti e metteremo a disposizione alcune tavole di nostra proprietà. In sostanza, lo spirito zagoriano di disegnatori, lettori e collezionisti stavolta più che mai si dedica a una buona causa.

Naturalmente sceglieremo con cura la destinazione dei fondi raccolti, e il tutto avverrà nella più totale trasparenza.

Durante l’asta saranno messe in vendita tavole di: 
Marco Torricelli, Mauro Laurenti, Marcello Mangiantini, Raffaele Della Monica, Alessandro Chiarolla, Roberto D’Arcangelo, Walter Venturi, Oliviero Gramaccioni, fratelli Di Vitto, Alessandro Piccinelli, Lucio Parrillo, Stefano Babini, Franco Donatelli, Franco Bignotti, Francesco Gamba, Biraghi Balzano, Segna Pini, Joevito Nuccio, Massimo Pesce, Michele Rubini, Maurizio Dotti,
Fabrizio Russo, Stefano Andreucci, Alfredo Nocerino
e sicuramente altri, dato che stiamo procedendo a contattare gli altri autori raggiungibili. Alcune tavole saranno messe a disposizione da Francesco Bazzana e da noi collezionisti; ciascun donatore sarà espressamente citato (salva diversa volontà dello stesso).

Tutti coloro che vogliono mettere a disposizione qualche tavola, in particolare di autori non più presenti, sono pregati di contattare direttamente Francesco o me per capire come procedere alla consegna (vedi mail riportate in calce).

Ciascuna tavola sarà messa in vendita con un prezzo minimo di partenza (ancora da definire), con l’auspicio di realizzare le cifre più alte possibili. E’ ovvio che in un’iniziativa come questa le consuete valutazioni delle tavole e dei singoli autori devono essere completamente accantonate!

Vi invitiamo tutti ad aderire all’iniziativa offrendo qualche tavola oppure partecipando in prima persona alle offerte, nonché a dare la massima divulgazione possibile alla cosa.

SCLS ancora una volta sarà in prima linea: stavolta vogliamo aiutare i più sfortunati, chi ha avuto perdite, danni o disastri economici in occasione del terremoto con epicentro in Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto e zone circostanti!

L’asta avrà inizio a Narni, durante la mattina di domenica 4 settembre (orario probabile le 11). Successivamente sarà portata avanti sull’account di Facebook di SCLS magazine per tutto il mese di settembre, mentre un altro appuntamento "live" dovrebbe essere a Rapallo, in occasione di Rapallonia.

Invitiamo gli interessati a contattarci quanto prima e ad aiutarci a garantire il successo dell’iniziativa.

Grazie a tutti!!!

Francesco: sclsmagazine@gmail.com
Stefano: s_bidetti@libero.it

La redazione [31/08/2016]

TEXIANI IN LIBERA USCITA n. 9 [Documentazione]

Mummie si nasce, non si diventa! Troppo comodo. Cosa credevate? Che fosse come fare la patente di guida o la licenza di caccia? E poi ci arrivano continue richieste di adesione dai quattro angoli del mondo, sarebbero disposti perfino a pagare. Niente da fare! Noi non siamo un club, noi siamo uno status. Noi non abbiamo bisogno di tessere. Sappiamo subito come riconoscerci tra di noi, basta un’occhiata reciproca, una veloce annusata di bende e via… Se puzzi di marcio, bene! Altrimenti sei fuori.

Ah! Se volete c’è il pdf. Fate come vi pare…

Scarica: Texiani in libera uscita n. 9

 

 

 

La redazione [20/08/2016]

CINQUANT’ANNI DI MARK [Altri fumetti]

Caro Comandante, lei sarà a conoscenza del fatto che le avventure di cui è protagonista si tramandano di generazione in generazione e, ancora oggi, queste storie non hanno perso nulla del loro candore originario. Potremmo definirle “cult”, per usare una denominazione spesso abusata nel cinema e in altri media, anche se io preferisco di più il termine “classiche”. Tornando a noi, festeggiare cinquant’anni di vita editoriale non rappresenta solo un successo quasi atipico nel panorama del fumetto popolare, ma diventa anche un notevole traguardo sociale. Egregio Comandate, lei deve sapere che ai tempi di Montaigne un uomo poteva dire di essere arrivato alla fine del suo ciclo vitale proprio alla soglia dei cinquant’anni. Oggi però medici e illustrissimi esperti ci dicono che l’aspettativa di vita è aumentata, quindi lei è ancora un giovincello. Non si faccia condizionare dall’età, in fondo, quella dei cinquant’anni è un periodo di transizione che porta alla maturità.

In questo momento celebrativo, dunque, colgo l’occasione per ricordare ai tanti suoi affezionati lettori che la sua prima storia è uscita in Francia nel luglio del 1966. In anticipo di tre mesi rispetto al pubblico italiano che ha iniziato a leggere le sue avventure sulla benemerita Collana Nuova Araldo. I nostri cugini parigini le hanno affibbiato il nomignolo di Capt’ain Swing e le hanno dedicato una Prima Serie di 296 numeri, dove hanno ristampato tutta la produzione Essegesse più alcune riproposizioni di vecchi numeri. Sorprendentemente in questa Prima Serie manca proprio L’Ultima Avventura, l’epica conclusione di tante battaglie che lei, Comandante, insieme a Mr. Bluff, Gufo Triste e il mitico Flok ha vinto contro gli inglesi e che si è conclusa con il suo matrimonio.

Una Seconda Serie, uscita tra l’aprile del 1993 all’agosto del 2000, ha riproposto di nuovo le sua gesta e una parte della sua lunghissima saga. Ma nella sua veste editoriale francese voglio ricordarle i 15 numeri usciti per Special Swing, una collana che ospitava anche altre storie, tra cui Les Anges De L’Ouest, un’avventura disegnata da Renato Polese e tratta da Gli Angeli del West, fumetto ospitato nelle edizioni Paoline de Il Giornalino. Super Swing, invece, è un’altra serie a periodicità irregolare, di 63 numeri, pubblicata negli anni Ottanta che, oltre a riproporre le sue più celebri gesta, ha avuto anche molte copertine inedite realizzate dal Maestro Giovanni Sinchetto.  

Curiosando tra le traduzioni delle sue storie mi sono accorto che il numero 4, una delle sue più celebri avventure, l’epica Il Corsaro, in Francia è stata tradotta come Le Grand Cacique. E non so se ricorda l’albo intitolato L’Incubo del Boia, che in Francia è diventato Magie Noire? Semplicemente stupenda, caro Comandante, una delle sue storie che di più mi hanno colpito da bambino. Queste storie, glielo voglio confessare, le rileggo spesso con immutato piacere. 

Infine, colgo l’occasione per rinnovarle i miei auguri e ribadirle ancora una volta quanto sia stato bello essere un suo lettore, sperando che questa piacevole ricorrenza sia foriera di novità editoriali per quanto le riguarda. Un pensiero va anche ai suoi biografi, i torinesi Giovanni Sinchetto, Pietro Sartoris e Dario Guzzon perché è anche grazie a loro che oggi stiamo celebrando questa ricorrenza. Vorrei intonarle l’inno dei Lupi dell’Ontario ma è preferibile mantenere un atteggiamento più distaccato e formale, ma non per questo meno emozionato. Insomma, dopo cinquant’anni noi lettori siamo ancora qua e speriamo di ritrovarci tutti insieme a una prossima ricorrenza.  

Auguri Comandante!

Emanuele Mosca [07/07/2016]

Tex in bianco e nero: Stefano Biglia [Autori di Tex]

Leggendo l’ultimo Tex ho avuto finalmente modo di apprezzare il segno di Stefano Biglia in b/n.

Di solito non amo la linea chiara -ad onor del vero nemmeno quella troppo scura- ma Biglia, che viene definito appunto un “ligne claire”, ha fatto un lavoro molto “personale” che non mi sentirei di etichettare in alcun modo.

La cosa che mi ha più sorpreso è l’equilibrio della sua tavola; se infatti si sfoglia l’albo velocemente ci si accorge che ogni pagina è armoniosa, senza virtuosismi grafici fine a se stessi e senza “stranezze” a ciò che ci è di più caro: la faccia di Tex! Sembra che la disegni con naturalezza, così come quella del vecchio Carson. 

Anche le figure intere dei personaggi contribuisco a sollevare il giudizio positivo su questo “nuovo” disegnatore texiano che peraltro è dotato di ottimo talento naturale. Forse ciò che piace meno sono i primissimi piani, laddove trovare una perfetta sintesi significa essere un eccellente discepolo di Toth, Pratt o Giraud, pena brutta figura.

C’è chi parla di disegno abbozzato, incompleto. Si tratta di considerazioni del tutto personali, con le quali non mi trovo affatto d’accordo: le tavole dell’albo sono pensate e realizzate proprio in quel modo. Non c’è nulla che indichi uno strano processo di elaborazione da parte dell’autore per procedere più speditamente, come ho sentito dire da qualcuno. Tex è molto difficile da fare, ne sanno qualcosa anche i più navigati esecutori del ranger, e il disegno di Biglia fa solo fare un pensiero maligno perché in realtà è frutto di un certosino lavoro che si tramuta in una sintesi estremamente efficace.

La storia con il Colonnello Mano Cattiva per ora è molto plain air e dunque le tavole propendono verso un’emozione contenuta (in futuro bisognerà vedere Biglia su temi dai contenuti più nervosi e di tensione), ma sembra che la prateria sia già uno dei piatti forti di Biglia.

Non amo far riferimenti stilistici ma, se proprio devo “rispolverare” qualcuno, Biglia mi ricorda Nicolò… e non certo per tratto ma per il garbato e signorile stile che tanto caratterizzò l’autore fiorentino. Speriamo si intenda quello che voglio dire. Sarebbe stato troppo facile buttarci dentro Miller, Calegari o Gir.

P.S. - Attendiamo sempre un Letteri

Francesco Bosco [15/06/2016]

Texone: Enrique Breccia [Edicola]

Avanti, viene quasi voglia di non commentare più! Da Manara a Liberatore, passando per questo Breccia, verrebbe quasi voglia di fermare gli autori e chiedergli: Ehila, amigos, ma Tex vi ha avviato questa roba nella testa? … non è che avreste per caso un’interpretazione un pochino più allegra da regalarci… o voi, grandi autori, presupponete che, siccome il Tex del duo Galleppini e Bonelli era fresco, leggiadro e sorridente, remate egoisticamente dalla parte opposta per ottenere una sorta di gradimento, sulla base delle vostre insicurezze? Guardate, non è proprio possibile che in nessuno di voi non esista un’idea meno tetra del personaggio. Mi sembrate il cinema di oggi: laddove non esiste una caratterizzazione originale, si comincia a lavorare con gli effetti speciali.

E qui non è mica solo Breccia a vedere questo Tex disgraziato! Purtroppo, da tempo a questa parte, sono molti i disegnatori che interpretano il nostro in un topos da ansia.

L’interpretazione, un tempo, significava fare quello che Nicolò fece a Carson: una casacca diversa! E a Tex Willer la faccia di Gigi Riva!

-Eh… ma lì si era sul mensile regolare, che c’entra- mi direte.

Certo, ma ‘sti occhi illuminati sotto l’ombra del cappello sono un comune denominatore dalla valenza terrificante.

L’interpretazione, oggi, significa fare a tutti i costi un Carson al contrario, come quello della cover di Breccia: e infatti è sul Texone, pubblicazione fatta a posta per l’interpretazione grafica. Augh!

Ieri ho preso l’inedito, lo sfogliavo seduto accanto al mio amico guidatore Mario al quale chiedevo: “ti piacciono questi disegni? (Biglia)

“Scarni" mi fa lui

Poi ho visto la quarta di copertina… e ancora: “E questo?”

(riporto solo l’inizio del commento) “… maddavero? (ma davvero?) “quando le idee per uscire dal cervello devono far manovra”.

Due statue di cera con foulard in cachemire! aggiungo io.  

A tutti coloro che acclamano questa cover, della serie: l’interpretazione non si discute, si rispetta… abbiamo:

1) un’ottima tecnica pittorica.

2) una marcata concezione dell’irrealtà (non una sfumatura)

3) Eroe riflesso di arido; il “lato oscuro” dell’eroe, si direbbe. 

Insomma, abbiamo già il tormento del pensare, non vorremmo rischiare la depressione. Per ora solo un po’ di ansia, viste le anteprime (personalmente avevo già visto una tavola circa due anni fa)

Oh, poi se tutti hanno questo Tex in testa allora significa che o gli sta sulle balle quello di Gianluigi oppure frequentano tutti la stessa scuola di pensiero, ossia quella del Tex immobilizzato. Quello che, in una notte scandita dai lamenti del vento, ti si avvicina e con la faccia scura ti sussurra ruffiano: “sono io, l’Antitex” 

“… maddavero?”

Foto © Sergio Bonelli Editore

Francesco Bosco [11/06/2016]

Cronologia texiana completa [Collezionismo]

Farà piacere sapere che su Facebook ogni tanto c’è qualcuno, come l’amico Corrado Cocco, che si adopera fattivamente per il nostro Tex.

Ho conosciuto Corrado quasi per caso in una delle tante discussioni sul personaggio: di quelle che affidano il parere agli esperti se una determinata copia spillata di Tex è nella sua prima edizione o meno.

Ebbene, dopo un breve scambio di messaggi privati, lui mi ha proposto, già un paio di settimane fa (mi scuso per il ritardo, ma ho dovuto "studiarla" prima di pubblicarla), questa cronologia, allegandomi un PDF ricco di informazioni destinate ad aiutare quello “primitivo” redatto dal sottoscritto una decina di anni fa.

Un passo avanti, dunque! Soprattutto considerando il continuo cazzeggio che sulla rete ultimamente sta facendo davvero più danni della grandine a causa di un cospicuo manipolo di improvvisati texiani.

Scarica la cronologia in pdf

Francesco Bosco [10/06/2016]

Un soggetto "poco originale" [Articoli]

Quante volte abbiamo sentito nei commenti di una storia a fumetti la frase “soggetto poco originale”?

Beh, io credo tantissime volte.

Riguardo a Tex, ogni volta che esce una storia nuova. E da decenni a questa parte!

Ma un soggetto può essere poco originale?

Recentemente mi ha colpito questa frase: “… con una accorta regia l’ostacolo di un soggetto poco originale e sovente fumettistico” (dal Dizionario del Cinema Italiano). Tra l’altro “fumettistico” nella sua accezione negativa (si vede che al cinema si sentono più evoluti del fumetto, pace a loro). Insomma un “soggetto poco originale”, superato da un’accorta regia!

Ma un soggetto o è originale o non lo è, c’è poco da fare. Nel cinema si sente spesso i critici affermare “soggetto poco originale”, anche se quasi sempre l’asserzione sembrerebbe riguardare più qualcosa che ha a che fare con “soggetto poco riuscito” o “soggetto che assomiglia a soggetti precedenti”. Probabilmente in Tex si intende proprio questo; ossia che ricorda soggetti precedenti.

Ma allora, quanto di “originale” c’è in Tex da sessantotto anni ad oggi? Evidentemente poco, visto che il cardine narrativo da cui si sviluppa la sceneggiatura può essere ricondotto a una dozzina di modelli.

Gianluigi Bonelli, ad esempio, usava per le sue storie cittadine sempre la stessa “tessitura”, lavorandola però ogni volta in maniera diversa… e da quella lavorazione ne usciva sempre quel qualcosa di nuovo che si aveva l’obbligo di distinguere.

Insomma, dire “poco originale” significa, in pratica, dire “esistente”.

Anche nel blues esiste un “soggetto musicale”, determinato dalle dodici misure della struttura, sul quale vanno ad infondersi 1)la linea melodica (tema) 2)la libera interpretazione (improvvisazione). La storia cittadina di Tex non è lontana da questo criterio espressivo, così, nel commento, parimenti alla definizione di “soggetto poco originale”, si può assistere alla caccia del “soggetto primario”: “questa storia mi ricorda molto x o y”. Nulla di male, anche se l’intera saga di Tex è, come dicevo, riconducibile a una dozzina di “modelli” che si ripetono. Che significato ha quella caccia?

Anche nel Tex “fantastico”, storie come “La Città d’Oro” o “Le Terre dell’Abisso” sarebbero da catalogare come “storie dal soggetto poco originale”, dal momento che esiste già prima nella saga del personaggio quella sorta di pertugio conduce a mondi esotici. E invece “La Città d’Oro” e “Le Terre dell’Abisso” sono originalissime, proprio perché ogni volta c’è qualcosa di nuovo, qualcosa che non si era mai visto prima. Perfino le cover di Galleppini copiate da fonti originali possono considerarsi “originali”, poiché la riproduzione di un’opera grafica implica la propria interpretazione… che è quello che fa Galep in alcuni casi.

Ritornando ai soggetti di Tex, se dovessimo analizzare oggi le storie di Ruju e Faraci, direi che entrambi gli autori poggiano e sviluppano la loro idea di Tex su quelle dodici rassicuranti misure di blues… Ruju impostando temi e arrangiamenti con decisa personalità (anche se ho l’impressione che ultimamente non voglia più correre troppi rischi), Faraci preso da una sorta di timore, a mio avviso determinato dal giudizio del lettore sempre pronto alla critica e che ultimamente sembra attenderlo dietro l’angolo.

A cambiare la struttura delle dodici misure, troviamo Boselli; un rischio che l’autore sa di correre. Un rischio che a volte paga a volte no, ma che, secondo me, vale sempre la pena correre se non si è, come credo Boselli, fervidi “sostenitori” della linea “blues” o comunque della musica troppo orecchiabile.

Francesco Bosco [20/04/2016]

FERRI CI LASCIA! [Autori]

Con sorpresa stamattina ho appreso la notizia della improvvisa scomparsa di Ferri Gallieno, lo storico disegnatore di Zagor. Se dovessi parlarne personalmente riempirei questo post di ricordi dell’autore e dei suoi personaggi... Magari quando avrò più voglia di farlo e con un po’ più di calma ripercorrerò tutto quello che Ferri ha significato per il nostro fumetto e quanto i lettori lo amavano.

È ovvio che quando si parla di Gallieno si parla di Zagor - anche se Ferri Gallieno è stato anche altro - e allora mi piace ricordare con tutti voi quelle "storie capolavoro" scritte da Guido Nolitta che hanno fatto la storia del fumetto italiano segnando l’adolescenza di alcuni di noi. Storie che ci hanno insegnato a scrivere e parlare, ad amare gli amici e a vivere con loro l’avventura di tutti i giorni. Parlo di Hammad, Tahiti... parlo di Odissee, di Vampiri... parlo di Maghi e di Tigri.... di Supereroi, di Donne, di Baci... e di due amici; Cico e Zagor.

ADIOS GALLIENO

 

Francesco Bosco [03/04/2016]

Painted Desert [Edicola]

Due righe di commento a questo terzo (o secondo?) appuntamento con il cartonato a colori della SBE che ha per titolo “Painted Desert”, scritto da Boselli e disegnato da Stano (che si occupa anche dei colori).

Lo definirei, in due parole, diligente ma accennato. E questo vale per i testi quanto per i disegni. Partiamo dal soggetto che a mio parere è originale ma interpretato con eccessivo equilibrio per un extra-Tex, in quanto si allontana poco dalle dinamiche dell’opera che si svolge sul mensile regolare e che in prospettiva dovrebbe invece andare verso una “storpiatura” del personaggio; ora, che lo facciano i disegni o che lo faccia il testo, poco importa, fatto è che non ho visto la penetrante vigoria che meriterebbe la pubblicazione.

La forma con cui esprimo questo mio concetto è diligente e accennata, come la “sostanza” di “Painted Desert”, ma se dovessi spingermi più in là coi “sentimenti”, senza troppo badare alle questioni stilistiche o di forma, direi che sarebbe il caso di stanare Tex dall’entità che lo caratterizza da sempre senza dover per forza deformarne la natura. È ovvio che non sparerà nella schiena dell’avversario e che non dovrà di nuovo scalpare un povero indiano mezzo morto, ma potrà, sulla struttura portante, inserire con coraggio e scioltezza elementi dannatamente più innovativi.

“Frontera” mi pareva aver aperto il varco!

Stessa cosa per quanto riguarda i disegni che, non vorrei sbagliarmi, appaiono distaccati come quelli della tavoletta grafica… che poco attrae e poco affascina: non so, ma un pizzico di follia grafica, assieme alla su citata storpiatura del personaggio (e dunque del linguaggio), non dovrebbe scandalizzare, come scrivevo in altra sede, la vecchia mummia.

Pazienza se qualcuno continuerà a modellare le vesti di questa pubblicazione “fuoriserie” all’eroe nazionale del ’48.

Francesco Bosco [07/03/2016]