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In primo piano

TEXIANI IN LIBERA USCITA N. 15 [Documentazione]

“All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne

confortate di pianto è forse il sonno

della morte men duro?”

E "chissenefrega" non ce lo metti?

Noi siamo mummie, non ci poniamo questi dilemmi, non ci lamentiamo mai. Siamo morte, ebbene sì! E allora? Qual è il problema? Ma i presunti sapientoni forse non sanno che il sonno che noi dormiamo è pieno di sogni. Quindi, su con la vita! E poi fate una capatina da noi ogni tanto, che qualcosa da dire ce l’abbiamo pur sempre. I morti la sanno lunga…

Texiani in libera uscita n. 15

La redazione [28/01/2020]

Il romanzo di Piero [Documentazione]

Stasera a casa mia si beve e si fa baldoria musicale per il giovane Andrea che ha scritto ed arrangiato il suo primo brano jazz, dopo anni di studi privati e istituzionali, e che purtroppo riesco a vedere solo un paio di volte l’anno. 

Beh, tra un brindisi e l’altro ne approfitterò per farne uno anche in onore di Piero, un amico che è a 400 km di distanza e che non più tardi di 3-4 giorni fa ha presentato il suo primo romanzo: “L’anello”

“Alla salute di Lucchetto, Piè!” 

Francesco Bosco [20/12/2019]

L’ANELLO [Documentazione]

Piero è un nostro collaboratore e quella che vedete in immagine è la copertina del suo primo romanzo.

Poi Piero è mio amico e dunque non potevo non dargli lo spazio che merita, pur conoscendolo come uno che prima di incassare un favore, un privilegio, o anche solo una garbatezza, lo devi trovare in giornata per farglielo accettare. A lui non piace la fanfara attorno alle cose, alle sue cose, e neanche a me: I resoconti di un lavoro, tecnico o artistico che sia, si misurano coi brividi che arrivano sotto la pellaccia, e vanno spinti con il minimo indispensabile dei mezzi mediatici a disposizione… poi, quando arriva il momento, si tirano le somme.

Ecco, appunto, questo sito non è nemmeno il minimo indispensabile visto che qui tutta la banda, di cui fa parte anche Piero, vive beatamente ai margini della tangibile e quotidiana materialità del mondo dei fumetti ed altro. 

Molto più importante sarà invece l’incontro di Lunedì 16 Dicembre presso Atelier Ricci, via Burlamacchi 32, a Lucca, dove Piero organizzerà personalmente un incontro per la presentazione del libro. Lucca è casa di Piero e da Lucca parte tutto, compreso questo romanzo che so’ essere stato vissuto da lui intensamente e sulla cui conclusione mi aspettavo tempi assai più lunghi (ne avevamo parlato meno di dieci mesi fa) ma che in realtà si sono rivelati  “tempi da record”. Colpa della maledetta passione, secondo me. 

Ci aggiorniamo la settimana prossima, anche perché qualche dettaglio in più su “L’ANELLO” (Porto seguro Editore) vorremmo saperla.

Ok, ci vedremo meglio alla vittoria, caro Piero

 

 

 

Francesco Bosco [11/12/2019]

Lo strillo 100 pagine [Collezionismo]

Articolo titolato "Lo strillo 100 pagine" cui potremmo affibiare, per completezza, un sottotilo "Albi senza strillo in 4^ ma con lo strillo in 3^ o viceversa con strillo in 4^ ma senza strillo in 3^".

Anzitutto ci riferiamo ad albi in aut. 478. In appendice si riportano alcune considerazioni sguli albi con aut.5926. 

Fascia 1-10: Ci sono evidenze di albi che possono presentare lo strillo in 4^ e non in 3^ (fonte Roberto Maragliano con i numeri 5 e 9) ma non viceversa.

Francesco Bosco ha potuto così argomentare:

La 3^ di copertina senza strillo “100 pagine” è tale poiché questo viene abortito in fase di stampa ma dallo stesso cliché delle copie con strillo (notare lo sbilanciamento della scritta “a sole 50 lire” che è tutta spostata a destra - qui non c’è bisogno di scienziati-). 

Il processo doveva includere la cancellazione dello strillo sia in 4^ che in 3^ di copertina, ma è capitato che la cancellazione in quarta talvolta non avvenisse o avvenisse solo parzialmente (io ho un 5 senza strillo in 3^ che mantiene lo strillo in 4^ anche se si vede a fatica, ma si vede). 

Finora non mi è mai capitato di vedere copie che mantengono lo strillo in 3^ ma mancante in 4^, cosa che invece si è riscontrata negli albi con strillo in 4^ che a volte (direi raramente) non lo riportano in 3^. 

Qualcuno, rimasto spiazzato dalla scoperta di tali copie nella propria collezione, mi ha già chiesto lumi sulla questione e, soprattutto, se questa tipologia di albo è da considerarsi buona per una serie censurata con strillo in 4^; se non erro proprio Roberto Maragliano aveva un paio di queste copie anomale censurate (un 5 e un 8 presi da un banco a Reggio Fiera). Non ho mai saputo dare risposte convincenti, non trovo però scandaloso avere, nella propria serie censurata, dei “100 pagine” senza lo strillo in 3^: Sono solo anomalie che hanno comunque diritto di cittadinanza. Certo che se si scoprisse che tutta la fascia 1/6 avesse questa caratteristiche, allora le carte in tavola cambierebbero. Una cosa è certa: Un 1 NC Leggete/RNFW senza strillo in 4^ l’ho personalmente visto anche con lo strillo in 3^. 

E ancora da Francesco:

Gli 1-10 che non hanno strillo in terza, o meglio che hanno lo strillo in terza cancellato, e che presentano l’intenzione di avere lo strillo cassato anche nella quarta, ma con riuscita solo parziale (cioè quando la patina del giallo non è coprente), esistono. La vera difficoltà è trovare albi che abbiamo in 3^ lo strillo ancora parzialmente visibile. La lavorazione delle matrici delle copertine originarie è vitale... e secondo me tutto ciò dimostra anche che la tipografia era una sola!

E’ quindi possibile fare queste 4 combinazioni (fascia 1-10):

un albo con strillo in 4^ può non avere lo strillo in 3^

un albo senza strillo in 4^ manca sempre dello strillo in 3^

un albo con strillo in 3^ ha sempre lo strillo in 4^ 

un albo senza strillo in 3^ può avere lo strillo in 4^

Fascia 1-16:Lo strillo compare solo in 3^ e quindi il problema non si pone.

Fascia 17-22: Si sono viste copie di albi che presentano questa anomalia tipografica: lo strillo in 3^ e la mancanza di strillo in 4^. Ma non viceversa.

Essendo che di solito risalta la 4^ e non la 3^ di copertina, si è propensi a ritenere gli albi senza strillo in 4^  a tutti gli effetti terze edizioni per i numeri 17 e 18, dove la prima edizione ha strillo in 3^ e 4^ e testatine e la seconda presenta strillo in 3^ e 4^ ma senza testatine. Gli albi della fascia 19-22 senza strillo in 4^ sono seconde edizioni, dato che le prime edizioni presentano lo strillo in 4^. 

Ma, come già detto,  si sono potute vedere copie di albi (vedi 18 e 20) dove senza strillo in 4^ ma con strillo in 3^. Mentre invece non si sono fino ad ora viste copie senza strillo in 3^ ma con strillo in 4^. Queste anomalie tipografiche pongono questi albi come prime tirature dove si sono usati clichè per la 3^ in cui compare ancora lo strillo oppure stampati in una tipografia dove l’ordine di togliere lo strillo in 3^ è arrivato tardivo.

E’ quindi possibile fare queste 4 combinazioni (fascia 17-22):

un albo con strillo in 4^ ha sempre lo strillo in 3^

un albo senza strillo in 4^ può avere lo strillo in 3^

un albo con strillo in 3^ può non avere strillo in 4^ 

un albo senza strillo in 3^ manca sempre dello strillo in 4^

Nota di Francesco Bosco: Dal 17 al 22, esistono anche albi con strillo in 3^ e 4^ senza TD più alti della prima edizione stessa (che comunque presenta a volte anch’essa un’altezza di albi vicina ai 22 cm). Questa cosa è assai curiosa; è probabile che sia stata fatta sparire in tipografia la data dalle testatine con i soliti processi.

Concludendo:Albi 1-10: possono avere strillo in 4^ ma non in 3^. Non sembra vero il viceversa. Albi 17-22: possono avere lo strillo in 3^ ma non in 4^. Non sembra vero il viceversa.

Tutto ciò fino a che non vi sia evidenza del contrario.

Appendice: albi con aut. 5926

E’ ben noto che esistano copie dei numeri 23, 24 e, più raramente del 27 e rarissimamente del 25 che presentano lo strillo in 4^ essendo privi dello strillo per il lancio pubblicitario di albi in 3^. Non è mai stato recepito un albo 26 in queste condizioni ma per continuità è ragionevole che ci sia. Per tutti questi albi si è concluso che tali situazioni corrispondano ad anomalie tipografiche con l’uso di cliché in 4^ ancora con lo strillo. Altri le definiscono primissime tirature, anche se non si capisce bene come mai la Bonelli, alla quale proprio in quel momento sta esplodendo fragorosamente il successo di Tex tra le mani, avrebbe “tirato” i nn 25, 26 e 27 con strillo in maniera del tutto impalpabile, neanche fossero diamanti preziosi. Resta il fatto che queste anomalie rappresentano una originalità e una rarità molto ricercate.

In foto: Un parziale di quarta di copertina in cui si intravvede chiaramente (di fronte all’incavo dello stivale) il punto esclamativo della parola "pagine!". Meno evidente, ma presente, anche l’ultimo zero della parola "100"

Paul Doublier [26/11/2019]

D’antonio: Cover inedita [Autori]

Si sa, Sergio Bonelli era esigente. E non lo era per vezzo, ma per funzionalità. Sapeva sempre guidare i suoi collaboratori verso il miglior risultato. Si trattava di un uomo la cui visione era straordinaria e che, prima di ogni altra cosa, era in grado di mettersi nei panni del lettore. Guardate questa copertina (quella in b/n) che Gino D’Antonio aveva inizialmente proposto al suo editore per la Collana Rodeo e che, come tutti sanno, ospitava la gloriosa “Storia del West”. Ebbene, si tratta della prima elaborazione del n° 56 della collana, realizzata da D’Antonio per il racconto "Veleno giallo" e che Sergio Bonelli gli chiese di rifare più semplice, perchè troppo piena di personaggi per il formato bonelliano. D’Antonio la rifece di sana pianta, lasciando solo Belinda Hall e Ben McDonald nella loro cavalcata: bambino, vecchio e donna di colore furono tolti del tutto. 

È difficile dare un giudizio di merito sui due lavori, sono entrambi straordinari, ma ci sentiamo di dire che con “Veleno giallo” Sergio ci prese: è infatti condivisibile il suo pensiero riguardo all’affollamento e al disequilibrio presenti nella cover di prima bozza. Sergio è stato il vero copertinista delle sue collane: da Tex a Il Piccolo Ranger, da Zagor a Mister No. In particolare su Tex, con l’intuizione di una cover più asciutta e iconica (vedi la serie gigante dal n° 44 in avanti), dove il personaggio viene scollegato dall’azione dinamica rispetto alle precedenti e presentato in pose che ancor oggi rimangono scolpite nell’anima e negli occhi dei lettori. Probabilmente con la Storia del West le cose andarono diversamente da Tex ed facile immaginare che casi come quelli di “Veleno giallo” saranno stati sporadici: D’Antonio era un autore “autonomo”, con le idee chiare e questo Sergio lo sapeva bene.

Ringraziamo l’amico Saverio per aver condiviso questa cover originale donatagli da Gino D’Antonio tanti anni fa. 

Francesco Bosco [23/11/2019]

Rinaldo [Articoli]

Ho conosciuto Rinaldo Traini il giorno in cui decisi di far vedere le mie tavole di prova a fumetti recandomi in Largo Antonelli, dove aveva la sede la Comic Art. Mi ricordo un palazzo molto signorile, col portierato che sembrava quello di un hotel a 5 stelle. Quando bussai alla porta mi aprì una giovane signora, credo la segretaria, che mi fece accomodare in una stanza che di fumetto sapeva ben poco. Non attesi molto, il signor Traini mi accolse chiedendomi subito di fargli vedere quello che avevo nella cartella. Non andava di corsa e non voleva nemmeno sbolognarmi, difatti dopo che ebbe visto le mie tavole si mise là e mi spiegò bene cosa era il “mestiere” di disegnatore di fumetti. Effettivamente non ne sapevo nulla e quello che al momento sembrò essere uno sgarbo fatto ad un aspirante ragazzo, si rivelò col tempo una lezione decisiva. In sostanza, mi disse che quel mestiere era duro e non ammetteva che uno qualsiasi con pure poco talento naturale si permettesse di avere in testa certe presunzioni. Qualche complimento me lo face su degli acquerelli. Mi disse che dovevo mangiare polvere poiché ne avevo davanti un milione. Aveva ragione!

Un paio di anni fa me lo sono visto condividere qualche mio post su FB e dunque a mostrare qualche affinità “politica” col sottoscritto. 

Qualche giorno fa se n’è andato, non mi è venuto in mente il Rinaldo Traini del Salone internazionale dei Comics o quello di Comic Art. No, mi è ritornato in mente quell’uomo franco che in venti minuti mi ha spiegato il duro mestiere del fumettista.

Grazie Rinaldo

Francesco Bosco [07/06/2019]