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In primo piano

Quante edizioni ci sono dei censurati nella 478? [Collezionismo]

Ebbene sì, ci siamo sempre molto impegnati a risolvere le "questioni" degli albi di Tex spillati in prima edizione o non censurati, di quelli in brossura, delle edizioni simil spillate ecc... Ma mai troppo a fondo delle versioni censurate, fascia 1/6, con NBA e Leggete, e nemmeno della fascia 17/22 con tutte le sue contraddizioni nello strillo 100 pagine. Della prima possiamo dire che lo studio è in corso (stiamo raccogliendo le necessarie testimonianze). Della seconda ci piace passare questo studio dell’amico Paul che a nostro avviso è ottimamente documentato. Intanto ve lo sottoponiamo così com’è e nel frattempo se qualcuno dovesse avere ulteriori informazioni (testimoniate da foto), saremo lieti di aggiornare la crono-tabella presente nell’articolo.

Allegato: Quante edizioni ci sono dei censurati nella 478?

La redazione [24/09/2020]

Trucchi in valigia [Articoli]

Amuleti, fiori, sauriani, statuine, ossidiana, pietruzze verdi, funghi e tutto quello che occorreva per mettere in arte quel Tex esoterico espresso in decenni di pubblicazione dall’accoppiata Bonelli/Letteri. La scelta dell’immagine per questo breve articolo non è casuale, dal momento che da ragazzino mi inquietò così tanto da volerla riprodurre su uno scudo di cartone che poi appendevo sull’ingresso delle capanne, per scacciare i nemici. Non funzionava. Quei bastardi leggevano Kriminal e la faccina di “morischiana” memoria gli faceva un baffo. Così al rientro dalla scuola le capanne erano sempre a terra.

La storia “El Morisco" (101-102-103), da cui arriva la faccina, è uno dei punti più alti del Tex di Bonelli e Letteri, ricordando che dal duo abbiamo avuto altri avvincenti appuntamenti esoterici come “Diablero!", “Il fiore della morte” e “Formiche rosse”, quest’ultima dal titolo un po’ fuorviante, infatti la protagonista è la gnocchissima Esmeralda che dispone di un piccolo lago che circonda un tempio di una valle nascosta, in cui nuota assieme ai suoi fidi alligatori, e che con le formiche poco ci azzecca. Una storia di “imbrogli e magie”. Un po’ come quelle del prode Mefisto che, neanche tanto velatamente, cerca sempre di fottere il prossimo traendo profitto dalle sue spettacolari trovate sceniche. E constatare che la natura del “Mefisto profittatore” disturba così tanto gli avvelenatissimi lettori dei nostri giorni, i quali non tollerano nemici che non siano in assoluto cazzutissimi, fa scattare una risata. “Senza se e senza ma! Mefisto è il male assoluto”. A me invece diverte tanto quella roba di Mefisto che ne inventa di tutti i colori per far profitto. Poi, i nemici cazzutissimi, bah. Personalmente mi guardo bene da gente come El Muerto e compagnia cantante… e mi guardo bene anche da quelle testate in cui la “statura” del protagonista principale si misura con lo spessore del nemico di turno che più è malefico (e più è disegnato a suon di ghigni) e più l’eroe ne guadagna. La gente vuol soffrire assieme al suo eroe, ne vuole uscire vincente assieme a lui… così da questi non puoi aspettarti un voto alto alla disincantata cover de “Una audace rapina”, piuttosto impazziranno per “Tramonto rosso” dove regnano morte e distruzione. Sarà, ma io preferisco essere complice smaliziato del mio “eroe” (che ai miei occhi eroe non è), e condividere con lui tutte quelle cose che dissacrano completamente ciò che è ritenuto intangibile e sacro. Il Tex caustico che fa a Carson “Toh, il vecchio pazzoide!”, riducendo a simpatica macchietta la figura di Mefisto in una sua celebre quanto bizzarra apparizione, è il Tex che preferisco. E che dire dei pensieri di Carson circa le terribili profezie di Eusebio che vedono presto biancheggiare le sue ossa e quelle del suo pard al sole della Sierra de Hueso? E chi è Fidel Romulio se non un serpente che vuole impossessarsi del favoloso tesoro del tempio, una sorta di Mefisto col sombrero ficcato in testa senza “trucchi” in valigia?

Va beh, la chiudo qui, tanto ho piazzato una pietra tombale da svariate tonnellate sul recente modo di vedere i protagonisti del fumetto, oramai devastati in ogni loro libera interpretazione grafica, oppressi da entità sovrumane, gementi, belli e dannati come certi D. Dog, spossati… ci manca solo vederli calpestati, cosa secondo me non molto lontana. Mai una gioia, poveracci!

E pensare che a me inquieta più quel cazzo di lupo che spunta sulla pista di Tex e Carson ne “La regina della notte” in fondo a pagina 94 che tutto questo fasullo ed artificioso modo di rappresentare l’antagonista. In fondo quando il nemico è grande, e perde, è solo un coglione più grande. Molto più coglione di Fidel Romulio, il conquistadores venuto dalle Grandi Acque, in arte “desperado”.

Francesco Bosco [21/08/2020]

TEXIANI IN LIBERA USCITA N. 16 [Documentazione]

L’avventura per noi più eccitante mai apparsa su Tex?

Che razza di domanda è? Forse avete qualche dubbio? "La tredicesima mummia", che diamine!

L’avete mai letta bene voi, ma veramente bene, "La tredicesima mummia"? Come si può non entusiasmarsi di fronte alle eroiche e tenebrose gesta di Amaxos, Rama, Pagos, Karas, Axtor, Xamo e compagnia bella?

Una lettura fondamentale (ed edificante). Da affrontare ogni giorno, magari prima di coricarsi, una pagina o due alla volta, senza esagerare...

Texiani in libera uscita n. 16

 

 

La redazione [18/08/2020]

Vecchia edicola [Articoli]

Ma voi, amici, l’avete mai tenuta d’occhio veramente la vostra edicola? No? Invece noi sì. Tenuta costantemente sotto una gigantesca lente telescopica, si potrebbe dire, la nostra baracchetta, giorno per giorno, ora per ora…

Ai nostri tempi (mummificati) la guardia non era mai abbassata, si era sempre all’erta. Lì, in quella baracchetta, erano custoditi dei tesori di inestimabile valore, oggi, sentimentale. Ed erano tesori anche allora, spesso e volentieri fuori portata per chi, ahimè, non disponeva sempre delle proletarie 200 lire e che era costretto sovente a delle scelte decisamente drammatiche…

Allegato: Vecchia edicola

La redazione [27/07/2020]

Il mistero di "Yampa Flat" [Autori di Tex]

Scaduti come mozzarelle avariate, vi sono in giro post recentissimi che continuano a “vendere” la copertina di “Yampla Flat”, nello specifico la figura di Tex, come opera di Mario Uggeri. L’autore è quasi certamente invece Emilio Uberti, su uno sfondo realizzato da Franco Bignotti. A parte il fatto che fino alla fine degli anni ’80 nessuno si era mai accorto che la copertina fosse di qualcun altro e non di Galleppini, sarebbe interessante sapere da quale assunto si è partiti per attribuire “Yampa Flat” a Uggeri. L’impressione è che si tratti del solito copia-incolla, nulla di più. Sono passati quasi trent’anni da quando Galleppini ci rivelò, anzi confermò, dal momento che noi già sapevamo, che quel modo di tratteggiare Tex non era il suo. Non seppe dirci chi fosse l’autore e la lista dei papabili che gli sottoponemmo era composta da disegnatori che lui non aveva mai neanche sentito nominare o il piacere di conoscere (vedi Muzzi). Poi arrivammo da Uggeri. Gli facemmo vedere la cover mettendogli in mano direttamente l’albo di Tex n. 22: ebbene, Mario scartò subito l’ipotesi che quel Tex fosse suo.

E fu così che il mistero “Yampla Flat” rimase irrisolto per decenni. I nomi accostati a quell’opera texiana nel frattempo sono stati tanti: Muzzi, Cubbino, D’Antonio, lo stesso Bignotti, e perfino qualcuno il cui stile era lontanissimo da quei tratti (leggasi Roy D’Amy). Poi, di recente, analizzando alcune copertine della collana “Avventure del West” dell’Audace, ci siamo accorti che esistevano delle analogie tra alcuni particolari di quelle cover con quelle di “Yampa Flat” nella versione “originale” Albo d’Oro, e che queste portavano ad Emilio Uberti, per altro collaboratore assiduo dei Bonelli in quegli anni. È bastato tirar giù uno studio neanche troppo complicato per arrivare ad una conferma, o quasi. In realtà, Uberti era un nome che noi tenevamo sott’occhio da tanto tempo, ma sapevamo che non potevamo sparare cazzate a vanvera. A sparare cazzate a vanvera si fa peccato!

Analizzando il fogliame presente alle spalle di Tex, nella Albo d’Oro n. 17 dell’ottava serie “Scontro sul fiume”, ci siamo subito resi conto che qualche punto di contatto con l’Uberti di “Avventure del West” (n. 1 decima serie “Il segno del corvo”, 1959), esisteva. Nessuna certezza, come al solito, ma almeno un filo “logico” che riconducesse all’autore di Kociss… o quantomeno a quel disegnatore che illustra le cover dell’ottava serie dell’Albo d’Oro di Tex anche nei numeri 18-19 e 20, oltre il già citato n. 17.

Insomma, alla fine della fiera, non trattasi sicuramente di Mario Uggeri… e nemmeno di Bignotti o D’Antonio (diavolo, ma siete in grado di riconoscere uno stile?). Di Roy D’Amy neanche a parlarne: viene la pelle d’oca al pensiero che qualche matto lo veda in quella copertina. Naturalmente Muzzi è scartato in quanto egli stesso ci ha riferito di non aver mai fatto copertine per Tex ma solo tavole interne.

La redazione [10/07/2020]

Tex censurata con strillo/senza strillo [Collezionismo]

S’ode a destra uno “strillo” di tromba

A sinistra risponde “no strillo”

D’ambo i lati un “Leggete” rimbomba

“Nel bellissimo albo” contien

Eh sì, fratelli cari, per noi collezionare è poesia, è cuore, è passione, è follia (nel senso di mania…).

E poi chi, dico chi, può competere con la perizia di capo Francesco (che ne sa una più del diavolo) nella squisita tecnica dell’analisi e del confronto in quel groviglio infernale delle innumerevoli edizioni, varianti e sottovarianti della gigantesca collana del Tex? Chi, se non lui, può mettere ordine in questo caos?

Arte sopraffina, esperienza ultraquarantennale, fiuto insuperabile… Cosa pretendere di più?

Allegato: Tex censurata con strillo/senza strillo

La redazione [11/06/2020]

E quando Tex prese la scimitarra… [Censure]

A grande richiesta riproponiamo uno studio, uscito in questo sito nel lontano 2009 ma aggiornato alle ultimissime novità, sulla censura forse più leggendaria della saga. Una scena cruenta, feroce, sanguinaria dove il nostro Tex prende una scimitarra e trafigge letteralmente un malcapitato cinese della cricca del Drago. Una cosa così doveva essere inevitabilmente destinata a vita breve, infatti qualcuno pensò bene di levarla di mezzo nelle varie uscite successive (fatte salve la raccoltina della Serie 1/7 e un’inaspettata raccoltina n. 10 della Serie Rossa non retinata). Ma cancellarne del tutto le tracce non è stato possibile perché… la stessa scena è riapparsa qualche anno dopo, come per magia, nel n. 5 non censurato della Seconda Serie Gigante (“Satania!”) a dispetto delle precedenti manomissioni dei disegni e dei testi. Insomma, come si suol dire, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e questo per la gioia di quanti, appassionati come noi, hanno la fortuna di attingere alla primigenia figura del Ranger più amato dell’universo.

Allegato: E quando Tex prese la scimitarra…

La redazione [27/05/2020]

La teoria del “purtroppo” [Collezionismo]

Nella sua Metafisica, Aristotele parte con queste immortali parole: “Tutti gli esseri umani per natura desiderano sapere”. Quindi si pongono delle domande… ma spesso e volentieri le risposte non arrivano, o ne arrivano troppe. Il che è un casino. Vai a capire… Chi siamo? Da dove veniamo? Verso dove stiamo andando? C’è la movida nell’al di là? L’universo ha avuto un inizio o è eterno e increato? Dio c’è o è uscito un attimo? È nato prima l’uovo o la gallina? E questo per dire che sono infiniti i quesiti ai quali non è stata data mai risposta certa, una qualsivoglia risposta che, insomma, ci faccia stare tranquilli una buona volta. Ma tutte queste (e altre) sono questioni che impallidiscono di fronte alla madre (e anche al padre e al nonno) di tutte le domande, a quel mistero che fa passare notti insonni anche a gente saggia e illuminata come noi: l’enigma del “purtroppo”. Ebbene sì, cari amici, fratelli cari, vicini e lontani: secoli di studio, tonnellate di erudizione non sono bastati ad arrivare a una conclusione che sia una!

Voi ci chiedete le prove! Ma quali prove? Di sicuro sappiamo quando è iniziato tutto questo: suppergiù nel 1958. Quando finirà, nessuno è in grado di dire. Cosa ci rimane, quindi, se non affidarci alle ispirate parole di quel vero e unico profeta in patria di Francesco Bosco, che qualcosa da dire ce l’ha pur sempre?

Allegato: La teoria del “purtroppo”

La redazione [19/05/2020]

No! Lo scalpo no! [Censure]

Già pubblicato su questo sito nel lontano 2009 con la collaborazione di Yampaflat e Mauro Scremin, riproponiamo un breve studio su di un’importante censura presente nell’albo gigante n. 27, poco nota ai più, a riprova del fatto che gli albi del Tex Gigante Seconda Serie, dal n. 15 in poi, uscivano nelle edicole opportunamente rimaneggiati e mondati. Si tratta dell’episodio intitolato “Agguato al Tonto Creek” pubblicato nel marzo 1956 appartenente alla serie Topazio. Nell’albo a striscia viene descritto l’assalto degli Apaches di Rayakura al ranch degli Hammer che ha il suo culmine in una sequenza particolarmente drammatica sulla quale successivamente è calata, appunto, la scure della censura. Al massacro e al successivo incendio sopravvive solo il piccolo Dick che si era arrampicato su per il camino in pietra della baracca. I due fratelli maggiori e i genitori vengono tutti uccisi dagli assalitori, sulla madre rimane il sospetto si sia tolta la vita per non cadere viva nelle mani dei selvaggi. Lo proverebbero le parole che suo marito Bill le rivolge nel consegnarle una pistola ottenendo il di lei assenso: “La pistola, Sara!... Sai quel che voglio dire.” La risposta della donna è infatti inequivocabile: “Certo, Bill. Quei demoni non mi avranno viva”. A questo punto le scene successive mostrano l’irruzione devastatrice degli Apaches all’interno del ranch dove i due coniugi giacciono morti sul pavimento. Subito dopo un pellerossa viene ritratto con il braccio sollevato nell’atto di mostrare trionfante lo scalpo appena strappato a uno degli Hammer (forse alla donna, data la lunghezza dei capelli?).

Scene troppo crude, troppo realistiche? Fatto sta che nel numero 27 della Seconda Serie Gigante (“Assedio al posto n. 6”) tutto questo, i due morti sul pavimento e lo scalpo esibito dall’indiano, sparisce completamente: come chiunque può verificare, in tutte le edizioni successive dell’albo vengono tolti sia i due corpi sul pavimento, di fronte all’indiano che scavalca la finestra, sia lo scalpo impugnato dall’altro pellerossa. Se poi prendiamo in considerazione la Tuttotex, la Tex Nuova Ristampa nonché la Collezione Storica A Colori, anche in questi casi nulla cambia, la situazione è identica: le vignette in questione rimangono censurate e il disegno originale dell’albo a striscia non verrà mai più ripristinato.

La redazione [12/05/2020]

Cronologia Tex 1-24 Edicola nella Lente [Collezionismo]

Dopo un’approfondita ricerca, svolta in solitaria dall’amico Gianni Iannelli, siamo finalmente in grado di pubblicare una cronologia ragionata dei Tex lire 200 nella versione “edicola nella lente”. Cliccando sul link in basso, vi apparirà una tabella in formato PDF nella quale saranno evidenziati, numero per numero, i necessari elementi di riferimento, compresi quelli apparentemente più insignificanti. Si tratta di una “cronologia base”, sia ben chiaro, a cui sarà possibile aggiungere, per chi lo volesse, ogni forma di variante conosciuta, purché documentata. È superfluo sottolinearlo, ma è certo che gli aggiornamenti coinvolgeranno soprattutto albi contrassegnati dalla presenza o meno della scritta “continua”. O magari da qualche altro particolare riguardante lo specchietto delle gerenze. Auspichiamo non arrivino indicazioni su pretesi albi con caratteristiche simili, vedi quelli appartenenti alla collana Tre Stelle a cui spesso vengono cancellate le “gloriose” stelle dal dorso.

Sappiamo bene che la palude delle ristampe in brossura di Tex è di fatto impraticabile, sono decenni che volenterosi appassionati ci provano strenuamente, con la tabella di Gianni, appassionato e grande collezionista di Tex, cerchiamo solo di fare un po’ di chiarezza, di giocarcela al meglio circa le caratteristiche tecniche dei singoli albi; ovvio che varianti cromatiche e amenità varie da queste parti non trovano udienza.

A margine della tabella inseriremo di volta in volta gli aggiornamenti.

Allegato: Cronologia Tex 1-24 Edicola nella Lente

La redazione [06/05/2020]

L’esperto risponde [Articoli]

Il mercato dove il “pezzo ottimo” aveva un suo perché e dove nessuno si schifava a vedertelo in collezione, è finito. Ma da venti anni a questa parte le cose sono cambiate e con esse è cambiato anche il modo di spendere, c’è un mucchio di gente che si traveste da agente federale in missione speciale, gente che fa finta di parlare alla radio di un quartier generale inesistente pur di avere l’ultima parola: ha l’amico esperto, lui. Ha eBay, frequenta pagine di siti di prima qualità, possiede insomma gli strumenti per dimostrare che lui non lo si frega… e poi ti si presenta nella posta inconsapevolmente trombato. Dico, mica andrai a vedere la quarta striscia del 4 con le graffe, dove Lily Dickart è sconciamente scoperta, per misurare la censura di quell’albo! 

La radio non funziona?

Poi, vagli a spiegare che probabilmente il 74 con MG e “continua” non è l’edizione originale, che il n. 1 non censurato nella versione “Nel bellissimo albo” non è per forza alto ventidue centimetri, che il n. 12 esiste anche poco più alto di venti, che il primo Albo d’Oro non ha le pagine numerate… o che in quella tavola originale che ha preso c’è più Gamba che Nicolò.

Spesso, molto spesso, ricevo mail nelle quali qualcuno mi chiede lumi su qualche gioiello che vorrebbe acquistare e che nella maggior parte dei casi trattasi o di un prezioso Tex spillato - specie nella sua versione non censurata - o, più raramente, di uno Zagor Zenith. Le mie risposte valgono ormai quello che valgono, praticamente nulla. Un tempo questa cosa mi divertiva, poiché il mercato era, nei limiti del possibile, più stabile ed umano, sì magari con i soliti battitori liberi fuori di testa (quelli non ce li siamo mai fatti mancare), e raccapezzarcisi era più semplice. 

Insomma, nel bene e nel male, quasi tutto è cambiato. Di una sola cosa sono certo: crisi? Achtung, possibile craniata dietro l’angolo, interpretabile a proprio piacimento o ribaltabile con ciò che faceva recitare il buon Spike Lee in un suo film: “Quando nelle strade scorre il sangue, è il momento di comprare”.

Ma il sottoscritto è rimasto indietro e credo che si rivolgano a lui per via di una “tabella quotazioni”, ormai vecchia come il cucco, presente in questo sito al link “valutazioni”. Ci sarebbe da toglierla, visto che l’idea di aggiornarla non mi sfiora nemmeno lontanamente, così come ci sarebbero da togliere altre cose che richiedono estrema dedizione nel seguirle. Una cosa però, di comune accordo, l’abbiamo fatta: abbiamo tolto di mezzo il vecchio e glorioso sito, poiché divenuto costante fonte di abbeveraggio per qualche scioperato di facebook (e non solo), con le sue 400 pagine circa, ognuna dei quali aveva dietro un discreto lavoro di ricerca. Adesso sono tutti esperti, sì, esperti con il culo degli altri, naturalmente dopo essere passati di qui.

Ma perché esistono gli esperti, poi? Esistono quelli che hanno il materiale originale e possono inconfutabilmente incrociare tutti i dati. Se do tutto il mio materiale a Pluto, esperto è pure lui. E se ce l’ha Pluto e non più io, buonanotte Frank! Tutt’al più esistono gli studiosi, gente che non si limita a sfiorare la superficie degli argomenti ma preferisce approfondire. Studi per pochissimi appassionati, visto che potrai battere sul pezzo all’infinito senza alcuna risonanza. Beh, meno male, almeno per quel che riguarda questo sito, che della risonanza se ne sbatte e dove non vi è nessuna velleità in materia. Altro che prima edizione e versioni sottili, i fumetti (Tex docet) vanno per stampate e nessuno sembra capirlo.

Francesco Bosco [04/05/2020]

Lu Kimmel, "L’amante in Show Down" [Autori]

Durante la ricerca delle fonti per il terzo volume di “Western all’italiana”, ci siamo imbattuti casualmente in questa straordinaria opera originale di Lu Kimmel. Kimmel è peraltro l’autore della fonte usata da Galleppini per l’albo gigante di Tex “La rivolta”, una delle storiche cover della serie, nonché un apprezzatissimo artista internazionale. Siamo arrivati a lui mentre stavamo seguendo una “traccia” su “Saturday Evening Post”, prestigiosa rivista americana, che secondo noi ospitava qualche fonte, scoprendo poi che Kimmel della rivista era stato illustratore, dalla fine degli anni ’20 fino al 1936, assieme a Frank E. Schoonover, altro gigante della pittura e dell’illustrazione. Per inciso, la traccia era Jean Giraud e il suo Blueberry legato alla fonte Schoonover.

Le informazioni su Kimmel non sono moltissime (le più esaustive si trovano nella pagina di Alberto Becattini), ma da quel che si sa l’autore ha avuto, per così dire, la sfortuna di lavorare in un’epoca in cui erano presenti illustratori come Howard Pyle, NC Wyeth e, appunto, Frank E. Schoonover, che ne hanno oscurato in parte la carriera. Dopo aver collaborato con le più importanti riviste del paese, Kimmel presta la sua arte per alcuni pulp magazine dell’epoca e successivamente realizza moltissime cover dipinte per Signet, Gold Medal, Crest, ecc…

Nato nel 1905 a New York, Lu Kimmel si spegne nel 1973 dopo essersi dedicato completamente alla pittura, negli ultimi anni di vita.

La fonte della cover di Tex “La rivolta” (n. 56 della serie regolare) fu una delle primissime in cui ci imbattemmo, ma all’epoca non ci rendemmo conto che dietro di essa si nascondeva uno degli artisti più intensi e capaci della storia dell’illustrazione americana, come dimostrato proprio dall’immagine messa a corredo di questo breve articolo.

Non è un caso che la copertina del 56 passi tra le più iconiche della saga di Tex… grazie a Lu Kimmel.

La redazione [02/05/2020]

La firma di Galep [Documentazione]

Credo sia ormai noto a tutti che gli albi della prima serie gigante di Tex, denominata anche 1-29, non riportano mai la firma di Galep in cover. Sappiamo peraltro che, a partire dal n. 16 della serie Rossa, “Kit gioca la sua carta” (26/7/54), la firma dell’autore non appare più nemmeno su quelle del settimanale a striscia. E inoltre che nella seconda serie gigante solo quattro albi dei primi cento vedono la firma di Galleppini, esattamente il n. 51 “Sangue navajo”, il n. 58 “Corsa alla morte”, il n. 63 “Vigilantes” e il n. 100 “Supertex”.

Ma… e gli Albi d’Oro? Le raccoltine? Per quel che mi sembra di ricordare da uno studio che feci alcuni anni fa, l’ultimo Albo d’Oro che riporta la firma di Galep è il n. 56 della prima serie (15/9/1954), le raccoltine 1-7 sono tutte firmate (1949/’50), quelle della serie Bianca lo sono quasi tutte fino al n. 33 (quindi della fine del ‘54), mentre quelle della serie Rossa sono completamente prive della firma, se si escludono 4-5 numeri compresi fino al n. 26 (marzo 1958).

Cos’è la solita roba da nerd? No, è solo un’analisi che potrebbe nascondere elementi ben precisi. In primis è fuori da ogni logica pensare che Galleppini smettesse improvvisamente di firmare le sue amate copertine di Tex: non rinunciava mai a firmare i suoi lavori, sia che essi fossero disegni da pubblicare o semplici dediche da regalare ai suoi lettori. Una cosa confermatami dallo stesso autore quando l’ho incontrato. E allora, cosa successe? In sostanza ci sono due ipotesi che si possono fare. La prima è che la firma venisse tolta in fase di stampa, come dimostra l’immagine che ho inserito a corredo di questo articolo, dove è visibile il bollino del prezzo che va a coprire la sigla “Galep”. La seconda riguarda invece una questione un po’ più articolata che è legata al fatto che una discreta quantità di copertine da lui disegnate erano provenienti da altre fonti e dunque, per ragioni di diritti o chissà cosa, era preferibile lasciarle in una sorta di limbo privo di accrediti.

A conti fatti, pare insomma che tra luglio e dicembre 1954 Galep abbia smesso di firmare le cover di strisce, Albo d’Oro, raccoltine bianche, gigante 1-29… mentre qualcosa si trova ancora sulla raccoltina serie Rossa. Quest’ultima, però, era una cover in molti casi montata in redazione, completata in sfondi e in altri particolari da Franco Bignotti, e laddove si mantiene la firma è solo perché si tratta di copertine preesistenti recuperate dalle serie a striscia ante 1954, che quella firma già la contenevano. Ad esempio, la copertina della Rossa n. 9 (La morte nel pugno) è mutuata direttamente dalle serie a striscia, così come la n. 21 (Ultimatum), mentre la n. 2 (El Diablo) arriva, sforbiciata della firma, dal primo numero dalla seconda serie a striscia (La bisca di Hackett).

È dunque lecito utilizzare tali “prove” incrociandole con quelle più canoniche, al fine di stilare una cronologia ragionata di una serie a fumetti? A mio parere sì, tant’è vero che nell’ultimo studio riguardante la 1-29 e che spero di pubblicare un giorno, ho inserito l’elemento “firma” come chiave di volta. La pubblicazione della prima serie gigante di Tex (1-29), potrebbe infatti aver avuto inizio addirittura nell’autunno del 1954  (né gennaio né giugno, dunque) e aver seguito la stessa strategia che fu propria della raccoltina 1-7, ossia: mensile fino a che fu possibile “riempirle” dei resi editoriali delle strisce, metterle in pausa per cause di forza maggiore, dar la possibilità al settimanale a striscia di rigenerarsi, e ricominciare con la nuova raccoltina, quella Bianca, che deve essere intesa come il proseguimento della 1-7. Con la raccoltina serie Bianca si capì che si poteva mantenere in modo continuativo la pubblicazione in edicola ma solo a patto che la periodicità divenisse almeno bimestrale. Per la continuità editoriale così fu, ma non sarei certo sulla bimestralità, con l’Audace non esistono certezze. Sappiamo però che una raccoltina conteneva cinque fascicoli e non poteva essere mensile a meno che non venisse editata a parecchia distanza dalla striscia dopo un buon accumulo di resi. Senza considerare che mi sembra del tutto improbabile che Tea Bonelli facesse confezionare e pubblicare le raccoltine a ridosso della striscia settimanale. Per logica bisognerebbe anche considerare i tempi tecnico/logistici e cioè: rientro dell’invenduto dalle edicole, riproduzione e stampa della nuova copertina e infine il confezionamento. Probabilmente quello che successe anche per la serie 1-29.

Francesco Bosco [30/04/2020]

Cara vecchia tinta unita [Articoli]

A prescindere dalla stucchevole litania di commenti che immancabilmente parlano di questa copertina come “la copertina dalle sei dita”, in quanto disegnata inizialmente da Galleppini con un dito in più alla mano sinistra di Tex, vorremmo porre l’accento sull’intuizione che quelli della Rizzoli hanno avuto nel proporla, ossia con un impatto di minimalismo grafico tanto caro al Tex di Sergio Bonelli.

Questa “Dakotas”, minimalista lo è forse un po’ troppo, ma non vi è alcun dubbio che brilli per come morde l’anima del lettore: un vero “crack” per gli scaffali di un’edicola dei nostri giorni! Distinguibile e comunicativa allo stesso tempo. E non avremmo alcun dubbio che bere dalla fonte originale sia, ancor oggi, produttivo e comunicativamente molto diretto, naturalmente usando i vecchi elementi all’interno di nuove combinazioni di linguaggio grafico. Sì, la “Dakotas” della Rizzoli è forse troppo minimalista e diretta, usa un visual monolitico verso cui si concentra tutta la nostra attenzione, mancando l’elemento di contrasto umano o naturalistico. Bella però la scelta giallo su giallo, un’idea che funziona tantissimo e stimola non poco l’immaginazione; ricorda un po’ una delle copertine più affascinanti di Tex e di cui si è sempre parlato poco e a sproposito: “Il laccio nero”. Ovviamente, esistono diverse scuole di pensiero in tal senso, ma dietro ad ogni successo c’è sempre una scelta vincente: la cover de “Il laccio nero” è assolutamente vincente, così come lo sono le storiche “L’asso nella manica”, “Wanted”, “Lo sfregiato”, “Condor Pass”, ecc… Copertine che evidentemente hanno sedimentato nella mente di chi ha elaborato la bella “Dakotas!”.

Note: la cover di Galleppini è dapprima pubblicata sull’Albo d’Oro n. 2 della settima serie (“Partita interrotta”, 15/7/1959) e successivamente riadattata nel gigante seconda serie n. 29, dal titolo “Il Coyote Nero” (1963); la fonte di Galep fu “Colt Comrades”, un paperback americano, la cui cover è illustrata da Frank McCarthy.

 

La redazione [24/04/2020]

La mitica Belinda [Autori]

Non so quanti siano i disegnatori insigniti del titolo di fuoriclasse nel fare le donne. Davvero non ne ho idea. Forse una decina? Forse venti? Di sicuro non mi beccherò dell’eretico se tra questi ci metto i “recenti” Frollo e Tacconi, oppure Gillon e Seijas, gente che nel pennello aveva unadote naturale nel disegnarle. Ma io ho sempre avuto un debole per D’Antonio, se non altro per averlo intercettato prima di Frollo & C.

Fu su “La pista d’acciaio” (numero 75 della Rodeo -1973) quando strabuzzai gli occhi di fronte all’incontenibile bellezza di Belinda Hall, messa in arte da Gino D’Antonio, protagonista di vignette da lasciare di stucco chiunque, anche chi di fumetti non ne ha mai voluto sapere, che fluttuano letteralmente in un contesto western di prima grandezza. Quella Belinda è contraddistinta dall’essenzialità del tratto, niente fronzoli, niente effetti ornamentali e niente accessori inutili, a mio avviso ancor oggi insuperata. Se dovessi rimanere ai fumetti Bonelli, non sono pochi i passaggi memorabili che riguardano le donne: la giovane Dora di “Piutes”, realizzata da Galleppini (in parte mutuata dalla mezzatinta di Walter Molino su “Grand Hotel”), molte di quelle tratteggiate da Milazzo nella saga di Ken Parker, la baronessa Tania Zarova, di Tacconi, per un cartonato della collana “Un uomo un’avventura”, senza dimenticare alcune delle fanciulle frequentate da Jerry Drake, disegnate da Diso, o quelle texiane di Letteri, fra cui la bellissima Mitla.

Francesco Bosco [22/04/2020]

Auguri Giovanni! [Autori di Tex]

A Roma la chiamano “sola”, da altre parti “pacco”… beh, mettetela come vi pare, ma la “sola” che presi da ragazzino fu così fatale da cambiare le sorti della mia adolescenza: mi avevano rifilato un Tex in uno scambio di fumetti avvenuto tramite il cestino della spesa che una volta si calava dalla finestra di casa. A tirarmela fu un amico nel lontano 1971. Ci eravamo accordati per uno scambio di Topolino, così dopo aver calato i miei tirai su voracemente i suoi, stranamente avvolti in una busta, con l’intento di passare un meraviglioso pomeriggio di letture. Amavo Topolino, ma leggevo volentieri anche i fumetti di guerra della Dardo (specie i Supereroica) e Bianconi (Us Army, Us Navy, Kalì, Erik, ecc…). Dentro quella busta non c’erano però i Topolino e i guerra, c’erano romanzi d’amore e un paio di Tex. Naturalmente del mio amico non c’era più traccia! “Tex”, pensai, “roba per grandi”. Neanche lontanamente potevo immaginare che quei due albi che avevo tra le mani erano un pezzo di una storia del ranger tra le più applaudite di sempre. Iniziai, lì in piedi, a leggere il primo: "Tamburi di guerra", al quale mancava il riquadro della copertina successiva sulla quarta. Potevano essere le due del pomeriggio, ricordo solo che mia madre verso le sei o le sette di sera mi rimproverò perché non stavo facendo i compiti delle vacanze. Ma niente, dopo cena ricominciai daccapo: "Tamburi di guerra" e "Giubbe Rosse" e l’indomani mattina di nuovo "Tamburi di guerra" e "Giubbe Rosse". Ero precipitato nella passione che mi accompagna ancor oggi.

Scrivo questo perché oggi è il compleanno di Giovanni Ticci (80°), colui che quei due albi li ha disegnati e che è “responsabile” di avermi trascinato con le sue vignette dentro un mondo che non avrei mai nemmeno lontanamente immaginato, così come non avrei mai nemmeno lontanamente immaginato che un giorno lo avrei conosciuto di persona. Sono stato a casa sua per un’intervista, l’ho incontrato di nuovo durante una commemorazione per ricordare Sergio Bonelli e ci siamo fatti una lunga chiacchierata recentemente a Roma.

Io ho una ristretta cerchia di artisti del fumetto della vecchia generazione che amo visceralmente: Raymond, Kubert, Buscema, Williamson, Molino, Tacconi, Frollo, Milazzo, D’Antonio e Ticci, ma alla fine se ne dovessi scegliere uno sceglierei proprio Ticci, se non altro perché è direttamente legato a Tex, il personaggio che più di ogni altro mi ha dato una visione di vita. E non scherzo!

Auguri Giovanni… e alla prossima.

Francesco Bosco [20/04/2020]