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In primo piano

I quaderni del Tex [Collezionismo]

A grande richiesta

In tutta confidenza, cinque anni fa iniziai a scrivere a mio uso e consumo una guida cronologica sulle edizioni di Tex in formato poster 70x100 da appendere alla parete dello studio. Lì per lì buttai giù una sorta di schema ad albero, dopo di che mi rivolsi alla mia amica tipografa circa la fattibilità di un progetto del genere. Mi disse che sì, si poteva tranquillamente fare, solo che una sola copia mi sarebbe costata un’esagerazione, e quindi mi consigliò di stamparne almeno 200 pezzi per poi metterli in vendita. A quel punto ho pensato bene che mi sarebbe convenuto ricominciare da capo e realizzare piuttosto una guida cronologica sotto forma di libro e buonanotte. Ma da che mondo è mondo tutti, anche i più sprovveduti, sanno benissimo che ogni lavoro cronologico sul Tex andrebbe obbligatoriamente aggiornato di tanto in tanto, visto che trattasi di argomento su cui la parola fine non esiste. Così rinunciai all’idea del poster e pure a quella del libro. In compenso non sono riuscito a resistere (è stato più forte di me) e iniziai lo stesso a scrivere qualcosa. E un po’ alla volta il lavoro prese forma. Bastava andare in tipografia.

Ma come spesso mi capita, avevo fatto i conti senza l’oste. Già era uscito il primo mastodontico volume di “Western all’italiana” e il continuo afflusso di nuovo materiale imponeva di uscire con un nuovo volume. Appena nata (poco più di cento pagine), la cronologia texiana rischiava di finire nel dimenticatoio. Con la pubblicazione del terzo volume di “Western all’italiana” la povera guida finiva inesorabilmente esiliata in un angolo remoto del computer. E pensare che nella stesura dei tre “Western all’italiana” le informazioni sulle edizioni Audace/Bonelli uscite tra il 1948 e il 1972, con titoli degli episodi, date di uscita, immagini, eccetera, mi sarebbero state veramente utili e mi avrebbero risparmiato la logorante consultazione di Wikipedia o addirittura l’orrenda pratica di ricorrere continuamente agli albi della mia collezione.

Come non bastasse, con l’amico Mauro Scremin abbiamo completato addirittura il quarto volume dei “Western all’italiana” che pubblicheremo a breve (e non illudetevi che sia finita lì), con il sottoscritto sempre alla catena e quindi vai con Wikipedia, e su e giù dalla seggiola mille volte al dì, e apri e chiudi gli albi con il terrore di rovinarli (non sia mai!).

E in tutto questo la nostra bella guida alla fine ce l’ha fatta! Sì, a costo di schiattare l’abbiamo avuta vinta. E poi diciamolo: le vere vecchie mummie non demordono, magari si fanno il mazzo aggratis, ma un risultato te lo danno!

Insomma, amici e fratelli cari, qui inizia una nuova avventura: macché poster, macché libro, macché pdf, qui si parla di quaderni di 40 pagine (cartacee) che usciranno periodicamente e che oltre alle cronologie saranno dedicate al collezionismo texiano doc. Sono già pronti tre quaderni: il primo, fresco di stampa è ai nastri di partenza.

I collezionisti e gli appassionati sono avvertiti. Disponibili da settembre.

Francesco Bosco [17/07/2022]

La mortale minaccia di Tex Miller [Articoli]

“Ma tu ce l’hai il cinese con la scimitarra nella pancia?”

“Certo!”

“Io no, io ho il cinese che si becca un calcio in faccia da Tex!”

“Ma quello è l’albo d’oro!”

“C’è anche nella mia striscia anastatica! E “vermi rossi”?”

“L’espressione “vermi rossi” ce l’hanno tutte le anastatiche, perché non fu mai censurata.”

Questo non è un dialogo inventato ad arte, ma un sunto di quanto successe a noi tanti anni fa, quando tentammo di scrivere un articolo sulle censure di Tex e, consultando anche del materiale anastatico, ci accorgemmo che qualcosa non andava: il materiale era, come dire, “infedele”. Parliamo del 2009. 

Oggi ci chiedono come mai non ci occupiamo più di nuove iniziative editoriali, come ad esempio quella edita da RCS MediaGroup che, in collaborazione con la Sergio Bonelli Editore, sta proponendo la versione anastatica delle strisce del nostro Ranger: una ristampa anastatica - come venne dichiarato - che ripropone le strisce di Tex così come apparvero nel 1948 e negli anni successivi”.

A noi lo chiedete? Abbiamo già dato, nonostante ci si sia impegnati a prendere, con tanta speranza nel cuore, le confezioni blisterate con le prime leggendarie strisce del Tex. Speranza però svanita in men che non si dica, visto che dopo solo tre uscite l’iniziativa si è trasformata da anastatica a “ristampa riveduta e corretta”. Così abbiamo smesso. Al contrario dei pensatori postmoderni del texianesimo, coloro che dovrebbero essere gli smaliziati fruitori del nuovo millennio, oramai invece più obsoleti del modernismo stesso, quelli del bicchiere mezzo pieno, impregnati di cultura social, entusiasti sempre e comunque nonostante “la grande narrazione del passato, punto su punto” sia stata fatalmente disattesa.

Che dire? La prosopopea con cui è stata lanciata l’iniziativa, è sembrata essere così veemente da convincere perfino il più scettico degli appassionati. “Finalmente!” si diceva. Invece, ecco arrivare quasi subito il primo patatrac: Killer + Willer = Miller. Ora, che una qualsiasi forma di correzione possa essere fatta, anche a “fin di bene”, è di per sé già una irreversibile retromarcia, almeno rispetto ai proclami accompagnati dal rullare dei tamburi. Ma è preoccupante che questo si sia verificato sul più celebre cognome della storia del fumetto italiano. E quel “Miller” è la chiave di tutto. Racconta quanto possa non essere un errore veniale, ma una revisione passata per le mani di chi non sapesse nemmeno bene quale fosse la materia su cui stava lavorando.

Dice, ma non era più corretto informare preventivamente i lettori che l’impresa sarebbe stata ardua poiché certe particolari condizioni (ci riferiamo alle giustificazioni postume con cui hanno spiegato delle difficoltà circa la reperibilità della materia prima), ponevano al progetto problematiche invalicabili? Certo che sarebbe stato più corretto. In fondo non ci voleva molto a capire quante e quali fossero le difficoltà, dal momento che le strisce originali di Galep, in possesso dell’editore, a quanto risulta apparivano in precario stato di conservazione (francamente non sapevamo manco che le avessero), per non dire che quelle dei collezionisti orbitavano a distanze siderali di sicurezza (nessun collezionista avrebbe mai prestato i propri gioielli per una pur lodevole causa). Rimaneva solo acquistarle per qualche migliaio di euro e non avere l’imbarazzo di trovarsi poi a spiegare chi, come e perché ha cambiato i destini di un Killer. Nonostante ciò, si è preferito fare tutte le promesse del mondo, consapevoli che non si sarebbero potute mantenere.

Dicasi anastatica la ristampa inalterata di un fumetto di difficile reperibilità. E per quel che riguarda le strisce del Tex era vitale giungere ad un risultato pressoché perfetto, con la consapevolezza almeno del fatto che chi rivendica la conoscenza del personaggio in ambito collezionistico e la bontà del progetto, avrebbe dovuto fare i conti con i cani da guardia. Insomma, sapevate bene che l’expertise texiana non si sarebbe limitata a guardare passivamente.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non discettare circa le difese d’ufficio di alcune autorità millennial della scienza texiana che strizzano comunque l’occhio all’iniziativa per consolidare il proprio ruolo para-aziendale, picchiando duro su tutti coloro che manifestano una sia pur minima perplessità. Va bene, diciamo noi affetti dalla sindrome di Peter Pan, il prodotto è bellissimo, interessante, qualcosa che mancava (anzi, no: avevamo le Piacentini, sicuramente più affascinanti con la loro carta che non emana il terribile odore delle RCS e il cartoncino della copertina non rigido come un tronco), ma per favore smettiamola di chiamarle anastatiche. Per essere precisi, le anastatiche già esistevano (seppure con qualche cantonata). Quella della RCS non era una scelta per fare leggere il Tex senza censure, spendendo solo 5 euro la settimana, al contrario, era una proposta volta a far sì che vi fosse, una volta per tutte, la perfetta riproduzione del Tex delle strisce, con i suoi disegni e con il suo linguaggio, con le sue K, i suoi errori e tutte le sue incongruenze.

A questo punto ci accontentiamo, ci teniamo le Piacentini e buonanotte, senza spendere altri euro, consapevoli che le lacune vengono colmate in ogni caso grazie ai motori di ricerca e al lavoro dei veri appassionati.

La redazione [26/03/2022]

Seconda edizione censurata Tex 10 aut. 478 [Collezionismo]

Tra le stampate di Tex più snobbate dai collezionisti abbiamo sicuramente gli albi cosiddetti di seconda censura, ossia quelli della aut. 478 recanti in quarta di copertina “Ragazzo nel Far West” privi dello strillo 100 pagine, che troviamo nell’intera fascia 1-10. Nonostante la scarsa considerazione, la serie offre invece spunti cronologici interessanti. Il primo contempla il fatto che gli albi perdono lo strillo 100 pagine sia in quarta che in terza di copertina, dal momento che essi fanno parte di tirature posteriori alla data del maggio 1962, cioè da quando la pubblicazione degli albi del Ragazzo nel Far West passa a 80 pagine. Il secondo riguarda i primi sei numeri che conservano nella tasca delle gerenze la denominazione “ed. Audace”, anziché “ed. Araldo”, prestando il fianco ad una incoerenza cronologica non facilmente spiegabile se non avvalorando la teoria che da tempo contempla l’uso dei vecchi cliché di stampa. Ed è proprio ai cliché di stampa che ci rivolgiamo, visto che non è affatto vero che gli albi 1-10 RFW senza strillo in quarta lo perdono anche nella terza di copertina: anche se rare, esistono copie che mantengono lo strillo 100 pagine in terza. Come spiegare questo anacronismo? È difficile, ma probabilmente si dovrebbe puntare sui rapporti tra l’Araldo e la tipografia, sui cliché ordinati per andare in stampa, sui riutilizzi di copertine in giacenza nei magazzini e sui tentativi di cancellare dalle vecchie matrici lo strillo sia in terza che in quarta.

L’albo che stiamo per proporvi fa parte di uno dei numerosi rinvenimenti del nostro amico Paul: un perfetto n. 10 di prima censura, se non mancasse dello strillo in quarta. È dunque un 10 con strillo in terza. Come e dove collocarlo non sarà semplice, probabilmente fa parte di un’esigua stampata “fuori controllo” oppure di quel progetto di utilizzare il cliché originale (col 100 pagine) eliminando lo strillo in quarta, a volte riuscendoci a volte no. Non è un caso che esistano albi di prima censura dove lo strillo è ben presente in quarta ma assente in terza, anche questi testimoniati da collezionisti che ne possiedono copie.

Allegato: Seconda edizione censurata Tex 10 aut. 478

La redazione [25/02/2022]

TEXIANI IN LIBERA USCITA N. 19 [Documentazione]

LE FRASI CELEBRI

Che cosa dice la tua coscienza? Devi divenire quello che tu sei.

Friedrich Nietzsche

Sia ben chiaro che a me non piace la gente che quando è colpita porge l’altra guancia.

Tex Willer

Ma nella vita c’è sempre / Chi fa la spia nell’ombra / Chi ti pugnala alle spalle / Forse un amico

Rinaldo Ebasta

Accade a volte che s’ignori ciò che è più manifesto.

La Settimana Enigmistica

Texiani in libera uscita n. 19

La redazione [25/01/2022]

WESTERN ALL’ITALIANA 3 [Documentazione]

Un caso umano, anzi due

No. Non ce l’abbiamo fatta. Neanche ‘stavolta. Eppure la buona volontà ce l’abbiamo messa. Tutto inutile. Non è servito a niente. Ci siamo detti: “Sentiamo se c’è qualche buon’anima, qualche luminare che si prenda a cuore il nostro caso”. Macché. Non abbiamo risolto niente. Un fuggi fuggi generale, neanche fossimo degli appestati. Nessuno che si prendesse la briga di assumersi questa incombenza, non dico di risolvere il nostro penoso caso, ma almeno di studiarci. E quanti ne abbiamo consultati. Da quel poco che siamo riusciti a carpire, appare chiaro che la nostra sia una sindrome che sfugge ad ogni classificazione. “Non c’è letteratura”, ci è stato detto. Si tratta forse di mania, magari di disturbo ossessivo compulsivo, di possessione diabolica? Vallo a sapere…

Fatto sta che sono ormai 10 (dieci) anni che andiamo avanti così, sballottati qua e là dai flutti della mente in gran tempesta, come direbbe il sommo poeta.

Insomma, per farla breve, fate qualcosa! Mandateci qualcuno, un esorcista, un astrologo, un geometra… Va bene tutto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Bosco & Mauro Scremin [16/12/2021]

Segnali d’amore [Autori di Tex]

“Chissà se il grandissimo Francesco Bosco, il più grande esperto mondiale di Galep, accetterà la richiesta di amicizia da parte di questa vecchia mummia”.

“Chissà se il giovane reprobo accetta la proposta di scrivere un art per la rivista Texani in programmazione a metà febbraio o giù di lì”.

“Nessun problema tizzone d’inferno, l’articolo sarà pronto per fine gennaio, primi giorni di febbraio (massimo)”.

E l’articolo me lo consegnò alla fine di gennaio. Emanuele era di parola, napoletano dentro ma preciso come un orologio svizzero.

Ci conoscevamo già da un bel pezzo, ma questo fu il nostro primo contatto su Facebook.

Lo scorso anno, in occasione della scomparsa di Maradona, gli scrissi in chat (trascrivo): “Ero un ragazzino quando morì Bruce Lee, mio mito assoluto, e so che significa perdere un punto di riferimento. So che amavi Maradona e se domani si comincerà a parlare della cocaina, spegni il computer, la gente non sta bene, è frustrata, è cattiva…”

“Grazie della vicinanza Francesco, è vero quello che hai scritto. Domani sarà peggio. Uno dirà è solo un calciatore, però per me bimbo è stato un mito e sono cresciuto con lui…”

“Domani sarà peggio”, diceva Emanuele, ma peggio non doveva essere quello che è successo in seguito, e cioè che esattamente un anno dopo avesse dovuto raggiungere lassù il suo amico Maradona. E nemmeno che la sua storia di Tex sarebbe uscita in edicola nel giorno della sua scomparsa. È andata invece proprio così. Ed Emanuele, per chi non lo sapesse, era un giovane ragazzo nei suoi anni più belli.

Tex era la sua passione. E gran parte del fumetto classico; personaggi come Blek, Zagor, Storia del West, Ken Parker… o scrittori come Nolitta e Berardi. E aveva un amore sconfinato per Galep. Andava su tutte le furie se qualcuno glielo toccava. E purtroppo Galep glielo “toccavano” tutti i giorni. Una guerra!

“Ema, ti sei mai chiesto perché Galep è il bersaglio preferito di tutti coloro che oggi rivendicano spazio per gli autori internazionali, e non lo è, ad esempio, Letteri? “Sai, colpire il massimo simbolo texiano per lasciar strada a questi nuovi interpreti è una vecchia e sempre funzionante strategia”.

“… France’ ieri leggevo Lo sfregiato, niente, quel Tex perché non ritorna?”

A chi me la faceva, non ho mai saputo rispondere a questa domanda, e non sono riuscito a dare una risposta nemmeno a lui.

Alla fine è il pubblico che giudica! E il pubblico premia il Tex di Galep quando lo ristampano in 28 milioni di copie su Collezione Storica. Con buona pace degli indegni strateghi.

La nostra chat è chilometrica, come lo erano le telefonate. Avevo, indirettamente, a che fare con lui tutti i giorni, visto che mi arrivavano le notifiche di suoi interventi in altre pagine di FB, oltre quelle che condividevamo o gestivamo. Un’altra guerra, signori! Parlando con Ismaele, il suo amato fratello, ci siamo trovati d’accordo sul fatto che Emanuele non ne lasciava (giustamente) passare una, ed arrivava a veri e propri scontri con utenti anche celebri (qui permettetemi di non fare i nomi di queste mezze calzette che affollano la scena dei fumetti ed altro, senza averne titolo).

Ismaele glielo diceva, io glielo dicevo: ma che cazzo ti metti a discutere con uno che: “Chi tene ‘o mare, è una canzone di merda”. Che: “Le sceneggiature di GL Bonelli sono ingenue”. Che: “La cucina napoletana è tra le peggiori”.

Il 18 ottobre del 2018 Boselli approva la sua sceneggiatura per una breve. Di Emanuele conservo almeno quattro sceneggiature che mi ha spedito nei mesi precedenti l’approvazione della “breve” e che custodisco ancora nella cartella nominata “Tex_Ema”, ma comunque la notizia di quella approvazione lo manda in paradiso.

Ecco, quando ho visto che dopo tre anni stava per uscire la sua storia e non vedevo il mio amico sulla sua pagina FB, benché avesse avuto un intervento di cui aveva parlato in un post molto amaro il 27 settembre, mi sono davvero preoccupato. L’ho chiamato, ma non rispondeva. Gli ho mandato gli auguri di compleanno tramite WApp, e niente. Allora ho chiamato gli amici più stretti: “Ragazzi… Emanuele non rinuncerebbe a questa cosa neanche se fosse inchiodato in un letto con tutte le ossa rotte, lo conosco troppo bene”.

Gli amici hanno avuto il mio stesso pensiero.

Emanuele era sì inchiodato ad un letto, ma nel profondo sonno di un coma farmacologico. E nella notte del 24 novembre se n’è andato.

Se il compito di tutti noi è quello di lasciare qualcosa ai posteri… allora io dico che Emanuele ha lasciato segnali d’amore, basta vederlo in foto.

Francesco Bosco [26/11/2021]

Rarissima variante Zagor per alcuni spillati della 2926 [Collezionismo]

È recente l’apparizione su ebay di una copia spillata del numero 27 di Tex in aut. 2926 che presenta in quarta Zagor anziché Piccolo Ranger: una autentica rarità mai vista alle fiere né in internet. Tant’è che è andata a più di 350 euro.

Il 27 spillato in aut. 2926 è l’ultimo albo della bella prima ristampa spillata degli albi censurati in aut. 478 e 5926 e, come si sa, alterna in quarta Zagor e Piccolo Ranger.

Sono albi che appaiono senza data di pubblicazione. Per desumere l’uscita di questa ristampa consideriamo questi dati certi...

Tutto nel pdf!

 

 

 

Allegato: Rarissima variante Zagor per alcuni spillati della 2926

Paul Doublier [15/10/2021]

Questione di tariffa [Articoli]

Al contrario di quello che si pensa, modelle e modelli americani avevano una tariffa non indifferente e, considerando che all’artista della cover andavano circa 200 dollari, bisognava prestare molta attenzione ad assumere. Inizialmente, infatti, i modelli posavano tutto il tempo che serviva per una bozza: era un tempo lungo, come si può ben immaginare. Poi, con l’avvento della fotografia e dei proiettori, fu tutto più facile. Rudy Nappi, uno dei massimi illustratori della cover-book americana, fu tra i primi a usare la macchina fotografica in sostituzione della costosa posa e di ciò informò l’amico e collega Bruce Minney, che fu istruito dallo stesso Nappi sullo sviluppo delle immagini. La cosa era uscita fuori in seguito alle lamentele di Minney sulla parcella sempre più costosa da pagare a Robert Scott, uno dei modelli più famosi preferiti da Minney. Ma non era certo solo Robert Scott ad aver contribuito all’aumento del cachet dei modelli: le donne, ad eccezione di Shere Hite, avevano sensibilmente alzato le loro pretese per il lavoro “ordinario” mentre pretendevano compensi differenziati in caso di pose di nudo. Lisa Karan (la favorita di Norm Eastman), da gran professionista quale era, faceva differenze tra nudo e ordinario e finì per essere una tra le più gettonate assieme a Eva Lynd e Sheba Britt. Shere Hite, che fu una modella prima di diventare famosa per aver scritto libri sulla sessualità femminile e maschile, non faceva differenze, come abbiamo detto, tra casto e nudo.

La Hite era arrivata al femminismo per vie traverse. Studentessa a Columbia, per pagarsi da vivere aveva posato nuda per una pubblicità Olivetti. Era rimasta poi orripilata dalla didascalia apposta a corredo dello spot: “The typewriter that’s so smart that she doesn’t have to be”… “questa macchina da scrivere è così intelligente che lei non deve esserlo”. Ha posato per molti artisti, ma era la musa di Robert McGinnis. Verso la metà del ventesimo secolo, McGinnis era al top della notorietà e uno dei principali illustratori della nazione: la sua galleria di agili sirene dalle gambe lunghe, maturamente sessualizzate e a malapena vestite, adornavano innumerevoli paperback polizieschi, noir e locandine cinematografiche, da dieci centesimi. La Hite si è spenta a settembre dello scorso anno, all’età di 77 anni.

Modelle e modelli spariscono letteralmente con l’avvento della cover fotografica; dal 1967, circa, le riviste dedicate ai soli maschi adulti iniziano a pubblicare foto di procaci ragazze, inizialmente leggermente svestite poi completamente nude. Tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, alcune di queste testate proporranno audaci copertine sexy con interni palesemente hard. Il modello d’importazione trovò seguito anche in Italia, seppur con qualche anno di ritardo.

 

La redazione [07/09/2021]

"Cari amici..." [Articoli]

Non ho mai avuto particolare attrazione per Kriminal o Satanik, ma mai, nemmeno quando avevo 10 anni, ho usato parole di disprezzo nei confronti di personaggi che non amavo, figuriamoci ora. A tal proposito mi viene in mente un episodio che accadde negli anni ’80. Acquistavo Orient Express, una rivista che accoglieva molti autori di grido come Giardino, Milazzo e Berardi, Tacconi, D’Antonio, Brandoli, ecc... e ricordo che al suo interno si ospitava una rubrica di posta in cui si poteva lasciare a ruota libera un proprio commento (naturalmente all’epoca dovevi armarti di busta e francobollo per farlo). Dopo qualche mese dalla sua pubblicazione decisi di dire la mia, così presi un foglio e iniziai a scrivere ciò che in realtà mi stava facendo incazzare da un po’ di tempo, e cioè la cattiveria con cui certa gente si esprimeva nei confronti degli autori che pubblicavano i loro lavori sulla rivista. In particolare mi pare che fosse Anna Brandoli quella più bersagliata, ma sicuramente non solo lei. Scrissi una paginetta che aveva un titolo "Cari amici postaroli", la misi nella busta e la spedii alla redazione del giornale. Passò, credo, un mese, forse due, acquistai Orient in edicola per gustarmelo come al solito e anche per vedere se avevano pubblicato quella mia lettera nella rubrica della posta. Niente, evidentemente quello che avevo scritto o non era interessante oppure quella busta si era persa in mezzo al mucchio della posta che arrivava. Lasciai la rivista sul tavolo del soggiorno di mia suocera (vivevo da lei con sua figlia) e me ne andai alla scuola di musica. Quando ritornai, la mia ragazza sorridendo mi disse che avrei dovuto informarla che avrei scritto un editoriale per Orient Express firmandolo con il suo nome. Rimasi sbigottito. Così mi fece vedere che il direttore Luigi Bernardi aveva usato quella roba che avevo scritto per farci l’editoriale al posto del suo consueto pezzo. E naturalmente era firmato Rita Di Casola (la mia fidanzata). Insomma, ora andarlo a recuperare quel numero mi comporterebbe un mucchio di fatica, chissà in quale scatolone ho messo la raccolta degli Orient Express, ma in sostanza era un atto di accusa verso tutti coloro che disprezzavano, usando termini esplicitamente offensivi, gli autori di quella rivista.

Episodio sulla terra: Al Palatino di Roma (una piccola mostra mercato che si svolgeva ogni prima domenica del mese fino a qualche anno fa) uno arrivò a dire che Leone Frollo non sapeva disegnare e che non gli piaceva nemmeno il grande illustratore Averardo Ciriello. Meno male che lo disse solo a me e che io, per pietà, non diffusi la notizia in sala. No, non si trattava di un turista di passaggio ma di uno che di fumetto sapeva. Ora, resta da stabilire se "Leone Frollo non sa disegnare" è da mettere nella categoria de gustibus, oppure se chi spara queste cazzate è da radiare seduta stante dall’albo degli intenditori di fumetto. Opto per la seconda, e lasciatemi dire che ’sta storia del de gustibus ha letteralmente frantumato i chitarrini, almeno al sottoscritto.

Francesco Bosco [31/08/2021]

TEXIANI IN LIBERA USCITA N. 18 [Documentazione]

LE FRASI CELEBRI

Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione, quindi, è eccellente.

Confucio

Quando Yahweh, tuo Elohim, ti benedirà come ti ha promesso, tu farai prestiti a molte nazioni, ma non prenderai nulla in prestito. Dominerai molte nazioni, mentre esse non ti domineranno.

Deuteronomio 15,6

Che cos’è il sigillo della raggiunta libertà? Non provare più vergogna davanti a se stessi.

Friedrich Nietzsche

Texiani in libera uscita n. 18

La redazione [11/08/2021]