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Francesco Bosco [07/09/2026]
Sapete, poi però alla fine uno si rompe le palle e reagisce male.
Una settimana sì e l’altra pure, qualcuno mi avverte che sui social c’è qualche soggetto che “attinge” - diciamo così, per usare un eufemismo - dalle mie vecchie bacheche, cioè da un paio di blog che ho gestito per anni. In particolare, vengono prese immagini e documentazioni riguardanti lo swipe nel fumetto, vale a dire le copiature, e ripubblicate sulle proprie pagine. Ovviamente, quasi sempre, la fonte resta comodamente a casa.
Ora, qui non stiamo parlando proprio di una cosa da due soldi. Dietro quelle immagini c’è una ricerca durata esattamente quindici anni, con due, a volte anche cinque o sei ore al giorno di lavoro, che hanno sfiancato - ma anche divertito, questo va detto - me e Mauro Scremin. Da quella ricerca sono usciti cinque volumi, i primi quattro di circa 400 pagine ciascuno, oltre a un paio di dispense spillate. Ovvio, che oltre che rubare dalle bacheche, lo fanno anche dai questi volumi.
Personalmente ci ho investito anche un mucchio di denari per procurarmi il materiale necessario, oltre a giornate intere passate al telefono con collezionisti, appassionati e persone che potevano fornire informazioni utili.
Insomma, come si dice in gergo: ti fai un culo come una capanna e poi arrivano gli altri, prendono il frutto del lavoro e se lo mangiano tranquillamente. Gratis, possibilmente. E magari senza neppure salutare.
In tutti questi anni - o almeno fino a quando sono rimasto sufficientemente vigile sui social - una controllata ogni tanto la davo. E, francamente, constatavo che erano davvero pochi quelli che si preoccupavano di citare la provenienza delle immagini e delle ricerche. Altri, invece, si comportavano come se fosse loro dovuto.
Uno, addirittura, mi disse che era sorpreso dalla mia reazione e che mi stava facendo un piacere, perché in fondo stava “pubblicizzando” i miei volumi.
Mi fece talmente incazzare che, per un momento, pensai seriamente di prendere la macchina e andarlo a trovare. Perché, santo cielo, come cazzo fai a dirmi che mi stai facendo un piacere se utilizzi il mio lavoro e nemmeno mi citi?
La realtà è che il bischero si stava facendo bello con il culo fatto dagli altri.
L’altro giorno, poi, mi arrivano alcune notifiche relative ai post pubblicati da un vecchio pard di fumetto, Paolo, su una bacheca Facebook. I suoi interventi spiegavano al titolare e agli avventori della pagina che gli swipe di Galleppini che venivano pubblicati erano documentati nei cinque volumi di Western all’italiana. (E che non era solo Galep a copiare)
Quello che Paolo non poteva sapere è che quei volumi al titolare della pagina glieli avevo venduti proprio io. Almeno i primi tre.
Dunque, in questo caso, la situazione assumeva un sapore ancora più curioso.
Scrivo il mio commento sulla pagina e aspetto, ingenuamente, una reazione. Una spiegazione. Un “scusa, non ci avevo pensato”. Anche soltanto un piccolo segnale di vita.
Niente.
Il tipo - uno dei tanti (troppi) aziendalisti da Facebook, di quelli che tirano la carretta per l’editore con encomiabile zelo - tira dritto come se niente fosse.
Questo è il mio commento, che riporto testualmente:
“Grazie Paolo! Comunque un doveroso ringraziamento alla pagina per aver ripreso e pubblicato alcune delle scoperte mie e di Mauro Scremin, sulle copiature nel fumetto. Fa sempre piacere vedere che anni di ricerche, confronti e archivi personali possano essere utili anche ad altri. Un’unica piccola svista: nel riprenderle, è stata dimenticata la fonte.”
Io, praticamente, l’educazione fatta persona. :)
Ma sapete qual è la cosa più divertente di tutta questa storia?
È che questi personaggi, che del fumetto conoscono spesso appena la superficie, sono talvolta gli stessi che si indignano per le copiature di Galleppini e soci. Si scandalizzano, puntano il dito, fanno le pulci alle tavole altrui… e poi, con assoluta naturalezza, copiano loro senza citare la fonte.
Come dire: il bue che dà del cornuto all’asino. Anzi, a questo punto non so più nemmeno chi sia il bue.
So bene che negli ultimi anni, attraverso i social, il mondo si è parecchio “avariato”. Ma la quantità di cose che certa gente è disposta a fare pur di acchiappare qualche like è davvero sorprendente.
E alla fine, quasi quasi, fa tenerezza.
Quasi.