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Francesco Bosco [06/06/2026]

Un PK, due forum e qualche canarino spiumato

Nel 2008, dalle pagine di Baci e Spari, ci chiedevamo già se non esistesse una sorta di "linea guida" parallela destinata a orientare la scrittura di Tex, elaborata da capibastone del forum texiano più frequentato dell’epoca, oggi peraltro scomparso.

Di quella stagione restano soltanto macerie fumanti. Del resto, nessun capobastone da tastiera potrà mai modificare davvero la visione di un autore su un personaggio che scrive, tanto più se quel personaggio non l’ha nemmeno creato lui. Gli autori ascoltano, leggono, magari si confrontano, ma continuano a scrivere secondo la propria sensibilità. Per fortuna (?).

Anni dopo, con l’esplosione di Facebook e delle decine di pagine dedicate a Tex, ci accorgemmo però che la situazione stava evolvendo verso qualcosa di molto diverso. Non si trattava più di tentare di dettare la scrittura delle storie - che oggi, a pensarci, quasi viene da rimpiangere - ma di influenzare direttamente le politiche editoriali, inseguendo gli umori di un pubblico sempre più attratto da variant, gadget, edizioni speciali e altre amenità del genere.

Oggi leggo della vicenda di Roberto Gagnor, storico sceneggiatore di Topolino, messo alla porta dopo aver avuto l’ardire di rispondere alle critiche di alcuni lettori. E qui salta fuori il vecchio mantra: "il cliente ha sempre ragione".

No, non è così.

Non è così al ristorante, non è così in libreria, non è così nel fumetto. Esistono clienti ragionevoli e clienti irragionevoli. Esistono critiche intelligenti e critiche che meriterebbero soltanto di essere archiviate nel cestino della carta straccia.

Da quello che si è capito - mi sono informato lo stretto indispensabile e nemmeno con particolare entusiasmo - alcuni utenti del Papersera avrebbero addirittura minacciato di non rinnovare l’abbonamento alla pubblicazione se Gragnor non fosse stato dimesso.

E qui viene spontanea una domanda: e quindi?

Davvero una casa editrice dovrebbe modificare le proprie scelte professionali perché qualche abbonato agita la tessera da esperto? Se bastasse minacciare una mancata sottoscrizione per decidere chi può scrivere e chi no, cosa e non cosa, gli editori potrebbero tranquillamente chiudere gli uffici e sostituirli con un centralino per raccogliere i ricatti morali della clientela.

La cosa più curiosa è che, nel fumetto come altrove, chi proclama più forte il proprio amore per un personaggio spesso finisce per considerarsene proprietario. Ma essere lettori appassionati non significa diventare direttori editoriali. E soprattutto non significa acquisire il diritto di mettere alla gogna un autore ogni volta che osa replicare. 

Dove sbaglia Gagnor? O meglio, dove eccede?

A mio avviso quando rinuncia ad alleggerire la polemica e finisce per caricarla oltre il necessario. Nel post che accompagna l’articolo, infatti, sbraca un po’, e in maniera anche leggermente autoreferenziale. Che cosa c’entrano Trump, Putin, canarini spiumati, decapitazioni e altre immagini del genere in un intervento che arriva a concludersi con: «...e infine ho scritto una storia di PK che non corrisponde alle tue aspettative di trent’anni fa. Noooo, bastardooo!»?

Il problema è che nessuno dovrebbe sentirsi depositario della verità. Non l’autore, che non può presentare la propria visione come l’unica corretta perché più moderna, evoluta o illuminata di quelle precedenti. Ma nemmeno il lettore, che non può cucirsi addosso il personaggio e pretendere che ogni storia venga scritta esclusivamente secondo i propri gusti.

Un articolo in questione che ho letto titolava: "Quando i fan decidono il destino degli autori, la creatività rischia di perdere libertà". Bene. Ma di quali fan stiamo parlando?

Di quelli che, per esempio, chiedono in quale numero di Tex appare per la prima volta il figlio Kit? O di quelli che conoscono a memoria le date di pubblicazione o le incongruenze della continuity? Immagino che anche nel mondo di Topolino esistano appassionati di questo genere. E non vedo dove stia il problema.

Sarebbe utile distinguere. Perché sotto la parola "fan" finisce di tutto: il lettore competente, il collezionista, il rompiscatole professionista, il provocatore seriale e quello che confonde il proprio profilo social con una direzione editoriale.

Diciamolo chiaramente: in ogni luogo del mondo esistono critiche sensate e critiche insensate. Esistono lettori intelligenti e lettori ottusi. Ma esistono anche autori intelligenti e autori meno intelligenti.

Esistono autori che riescono a far evolvere una tradizione comprendendola profondamente e aggiungendo qualcosa di proprio. E ne esistono altri che scambiano la rottura per innovazione, il ribaltamento per creatività e il proprio ego per una rivoluzione culturale. Su Tex tutto ciò è successo. 

Per questo motivo la questione non può essere ridotta al solito schema "autore buono contro fan cattivi" o, viceversa, "fan buoni contro autore cattivo". Sarebbe una semplificazione troppo comoda.

La vera domanda dovrebbe essere un’altra: la critica che viene mossa è fondata oppure no? Perché la libertà creativa è sacrosanta, ma non rende automaticamente geniale tutto ciò che viene prodotto. Allo stesso modo, il diritto di critica è altrettanto sacrosanto, ma non trasforma automaticamente ogni lamentela in un’analisi degna di essere presa sul serio. La vera battaglia rimane quella tra lettori. Sapete, se il “mio” Ticci passasse a disegnare Corto Maltese, avrei da ben capire le perplessità di un prattiano. Mi ritengo una persona ragionevole. Ma se un piccione che ti dice che non sei autorizzato ad avere le stesse perplessità sul Tex di Magnus, allora piantiamola lì. 

Per la cronaca ho letto e comprato Topolino dal 1965 al ‘73, e già allora sentivo dire che certi concetti erano un pochino troppo avanti.