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Edicola

Francesco Bosco [21/06/2017]

Texone: Il MAGNIFICO FUORILEGGE

L’addetto era un ragazzino pelle e ossa sui venticinque anni, dall’aria scaltra. Sull’ascensore c’eravamo solo io e lui e quando ci fermammo mi tolsi di tasca una banconota e gliela mostrai.

Sto cercando Kalecki. George Kalecki. Si è appena trasferito in questo buco schifoso. Dimmi in che appartamento sta e questa diventa tua” dissi.

Lui mi guardò da capo a piedi, quella cartuccia. Poi mi strizzo l’occhio e fece: “Lei deve essere Mike Hammer. Il Signor Kalecki mi ha dato un pezzo da dieci per non dirle dove sta”.

Io aprii la giacca e tirai fuori dalla fondina la mia .45.

Al ragazzo schizzarono gli occhi fuori dalle orbite. “Nanerottolo, io sono Mike Hammer” gli dissi “e se non mi dici dove trovarlo ti darò questa”. Gli puntai la canna della pistola in mezzo alla faccia.

Numero 206” si affrettò a dire lui. La mia banconota era da cinque. L’appallottolai e la ficcai nella bocca spalancata del ragazzo, quindi misi via il ferro.

 

A volte mi domando come certi lettori non percepiscano immediatamente la valenza uncommon di una storia di Tex ma, al contrario, li si veda girare attorno a poco avvincenti e convincenti esercizi di equilibrismo letterario nel commentarla.

‘Sto Texone è puro spettacolo. Punto.

Sì vabbè, però alla fine Will ruba la scena a Tex… Sì vabbè, però Tex si limita a guardare le femmine, mentre altri… Sì vabbè, i comprimari… Sì vabbè, bla bla bla… Ma, cari amici, se non vi è piaciuto questo Texone, senza offesa, inviate curricula per cambiare mestiere.

Volevate un Tex modello “fiume in piena? Siete serviti.

Volevate un Tex tutto caffè nero, cicche e alcool? Siete serviti.

Volevate un linguaggio potentemente gergale? Siete serviti.

Volevate un disegno all’altezza? Siete serviti.

No, ora non venitemi a dire: “Sì, però…”, “ma forse…”, “il finale…”. Preoccupatevi, semmai, del fatto che per un’opera del genere occorre almeno un paio di anni e che quindi non possiamo leccarci i baffi tutti i mesi.

Il sottoscritto nel frattempo se li sta leccando. E, in prima battuta, per tutta quella serie di dialoghi ingigantiti dalla grafica del disegnatore che ha saputo ben affondare il segno nelle radici del personaggio… e, ad un certo punto, in quel “lato b” dell’indiana su un fianco, che manco Pippa Middleton.

Quand’è che in un Tex percepisci che la storia funziona? Quando ti sei sbarazzato di certe preoccupazioni sin dalle prime pagine. Diceva Pat Metheny, il grande chitarrista americano: “L’evoluzione di un assolo è determinato dalla prima nota che intoni”.

È tutto.

 

Il tuo whisky, ombre

Gracias

Ti credevo già morto, Tex!

Uomo di poca fede. Ci vuol altro per seppellirmi!…

Ci sono due dozzine di pistoleros sulle tue tracce! Non li hai… ?

Quei pellegrini che si fanno chiamare pomposamente guardie armate di Pinos Altos?…“. “Sì, ci siamo visti… ed abbiamo avuto un caldo scambio di opinioni!. A proposito, per quale motivo stai facendo finta di non conoscermi?…

Per prudenza, no? Sei tu il ricercato! A che servono gli amici?…

Davvero tu ed io siamo amici, Chato? Sicuro di non essere stato tu a mettere quegli uomini sulla mia pista?”

Caramba! Come puoi credere… ?

Già! Ti avrebbero dato troppo poco per un’informazione del genere… molto meglio, adesso che la taglia sulla mia testa è aumentata, provvedere di persona! Non ci hai fatto un pensierino, Chato Gonzales?

Tex!… Io non…