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Francesco Bosco [20/04/2016]

Un soggetto "poco originale"

Quante volte abbiamo sentito nei commenti di una storia a fumetti la frase “soggetto poco originale”?

Beh, io credo tantissime volte.

Riguardo a Tex, ogni volta che esce una storia nuova. E da decenni a questa parte!

Ma un soggetto può essere poco originale?

Recentemente mi ha colpito questa frase: “… con una accorta regia l’ostacolo di un soggetto poco originale e sovente fumettistico” (dal Dizionario del Cinema Italiano). Tra l’altro “fumettistico” nella sua accezione negativa (si vede che al cinema si sentono più evoluti del fumetto, pace a loro). Insomma un “soggetto poco originale”, superato da un’accorta regia!

Ma un soggetto o è originale o non lo è, c’è poco da fare. Nel cinema si sente spesso i critici affermare “soggetto poco originale”, anche se quasi sempre l’asserzione sembrerebbe riguardare più qualcosa che ha a che fare con “soggetto poco riuscito” o “soggetto che assomiglia a soggetti precedenti”. Probabilmente in Tex si intende proprio questo; ossia che ricorda soggetti precedenti.

Ma allora, quanto di “originale” c’è in Tex da sessantotto anni ad oggi? Evidentemente poco, visto che il cardine narrativo da cui si sviluppa la sceneggiatura può essere ricondotto a una dozzina di modelli.

Gianluigi Bonelli, ad esempio, usava per le sue storie cittadine sempre la stessa “tessitura”, lavorandola però ogni volta in maniera diversa… e da quella lavorazione ne usciva sempre quel qualcosa di nuovo che si aveva l’obbligo di distinguere.

Insomma, dire “poco originale” significa, in pratica, dire “esistente”.

Anche nel blues esiste un “soggetto musicale”, determinato dalle dodici misure della struttura, sul quale vanno ad infondersi 1)la linea melodica (tema) 2)la libera interpretazione (improvvisazione). La storia cittadina di Tex non è lontana da questo criterio espressivo, così, nel commento, parimenti alla definizione di “soggetto poco originale”, si può assistere alla caccia del “soggetto primario”: “questa storia mi ricorda molto x o y”. Nulla di male, anche se l’intera saga di Tex è, come dicevo, riconducibile a una dozzina di “modelli” che si ripetono. Che significato ha quella caccia?

Anche nel Tex “fantastico”, storie come “La Città d’Oro” o “Le Terre dell’Abisso” sarebbero da catalogare come “storie dal soggetto poco originale”, dal momento che esiste già prima nella saga del personaggio quella sorta di pertugio conduce a mondi esotici. E invece “La Città d’Oro” e “Le Terre dell’Abisso” sono originalissime, proprio perché ogni volta c’è qualcosa di nuovo, qualcosa che non si era mai visto prima. Perfino le cover di Galleppini copiate da fonti originali possono considerarsi “originali”, poiché la riproduzione di un’opera grafica implica la propria interpretazione… che è quello che fa Galep in alcuni casi.

Ritornando ai soggetti di Tex, se dovessimo analizzare oggi le storie di Ruju e Faraci, direi che entrambi gli autori poggiano e sviluppano la loro idea di Tex su quelle dodici rassicuranti misure di blues… Ruju impostando temi e arrangiamenti con decisa personalità (anche se ho l’impressione che ultimamente non voglia più correre troppi rischi), Faraci preso da una sorta di timore, a mio avviso determinato dal giudizio del lettore sempre pronto alla critica e che ultimamente sembra attenderlo dietro l’angolo.

A cambiare la struttura delle dodici misure, troviamo Boselli; un rischio che l’autore sa di correre. Un rischio che a volte paga a volte no, ma che, secondo me, vale sempre la pena correre se non si è, come credo Boselli, fervidi “sostenitori” della linea “blues” o comunque della musica troppo orecchiabile.