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giocoon [28/08/2026]
Quando mi è stata accennata l’dea del progetto di Kinky Love d’istinto ho aggrottato le sopracciglia. Ma come, mi sono detto, ecco l’ennesima collezione di immagini fetish patinate! Non ne abbiamo già a sufficienza? Non è stato già detto, scritto, fotografato e disegnato tutto milioni di volte? Sempre le stesse cose: il tizio o la tizia a carponi che lecca uno stivale, quello che indossa il plug colorato, quell’altro che penzola appeso per i piedi… insomma, una barba mortale. Che altro si potrebbe inventare oggi? Niente. Un tempo si acquistavano di soppiatto le riviste erotiche nei retro in penombra delle edicole, spesso sigillate da cellophane che obbligavano la scelta quasi a scatola chiusa, adesso bastano quattro parole su google in un inglese approssimato e in un attimo il gioco è fatto, purché si abbia cura di spuntare l’utilissimo flag “Disattiva sfuocatura”.
Che resta oggi a noi frequentatori in un tempo remoto di barbieri accondiscendenti? Giusto la fatica di imparare un po’ di terminologia hard nuova, possibilmente in inglese, per far intendere di non essere scesi col primo temporale dalla montagna del sapone. Da un lato il sesso vanilla, che non si è mai capito se rappresenta il sesso inteso in modo canonico o come banale e noioso, dall’altro un bombardamento senza fine di sigle: SSC, ABDL,CFNM, CMNF, CBT, DADT, LGBTQIA, LGBTQIAPK, RAC, TFTB,… e guai a ammettere di non sapere cosa significano!
Inizialmente era tutto più semplice: le stranezze venivano chiamate semplicemente istinti sessuali di carattere contrario, ovvero psicopatologie sessuali. Troppo semplice. Quel medico tedesco, Richard Von Kraft, nel suo manuale universitario Psychopathia Sexualis le suddivise in classi di perversioni dove dentro ci aveva ficcato di tutto, compreso l’omosessualità e il fatto che andassero curate con docce di acqua gelata persino le donne che provavano un inaccettabile godimento nel praticare la fellatio. Si è dovuto lavorare parecchio e in tutte le direzioni per sgretolare questa censura di pesante cemento armato che tuttora resiste e ciclicamente ricompare come l’araba fenice ogni volta un po’ più bacchettona.
Tuttavia, questa classificazione così capillare ed esasperata delle pratiche erotiche, se da un lato fa supporre che le sfumature di grigio, rosso e nero non siano 50 per 3 ma infinite, porta a un appiattimento ulteriore, a trascurare l’elemento sostanziale che genera nuove dimensioni e nuove chiavi di lettura, ovvero l’interazione fra persone. Iscriversi in un sito hard presentandosi con un catalogo, una wishlist o un curriculum delle proprie specialità è teoricamente utile per trovare partner affini, sicuramente è un gigantesco passo avanti rispetto agli squallidi annunci fermo posta degli anni settanta. Ma poi? Chi ha esperienza può confermare che ogni nuova relazione è totalmente differente da tutte quelle precedenti e da tutte quelle che potranno seguire. Le interazioni tra le persone aprono sempre nuove porte, nuovi modi di porsi, nuove domande, nuovi equilibri così come quelle tra espressioni artistiche e persone. Marina Abramovich che per tutta la sua vita artistica ha insistito sul concetto di interazione tra l’artista e lo spettatore, ha detto:
“L’atto artistico non si completa nel momento della sua creazione, ma trova una nuova vita ogni volta che viene osservato e interpretato da qualcuno. In questo senso, l’arte si pone in dialogo continuo con lo spettatore, dove quest’ultimo gioca un ruolo centrale nel dare significato all’opera. Le opere d’arte spesso contengono diversi strati di lettura e livelli di significato, perciò possono essere interpretate in modi diversi ed è proprio in questa pluralità che consiste la sua ricchezza.”
Praticamente tutte le forme di arte si basano su questo principio che è anche l’idea su cui si basa il progetto Kinky Love.
Poi qualcuno alzerà la mano disquisendo sul fatto che dei disegni fetish si possano considerare arte. Ebbene, gli esempi che provengono dal mondo che ci circonda permeato di virtuale e intelligenza artificiale non fanno che confermarlo. Se poi non si vogliano considerare tali, sono comunque liberazione di energia che chiunque può cogliere e fare propria.
Roberto Baldazzini, Adriana Farina, Cristina Fabris e Giuseppe Matteoni, i quattro ardimentosi che si sono messi in gioco per dare il via al progetto non hanno bisogno di grandi presentazioni. Provengono da situazioni ed esperienze differenti ma sono accomunati da una passione di fondo per l’erotismo insolito, il bizzarro, il perverso.
Seguo Baldazzini fin dai tempi della mitica rivista Orient Express e di lui ho sempre apprezzato il tratto pulito e lo stile essenziale, degno interprete della linea chiara. Giuseppe Matteoni ha uno stile più classico abbinato a un tratto morbido e armonico che si sposa perfettamente con il genere horror e fantasy. Adriana Farina è un’artista assai poliedrica che ama variare il suo stile adeguandolo di volta in volta al genere a cui si rivolge. Infine, la talentuosa Cristina Fabris, possiede una carica empatica che sembra ogni volta sprigionarsi dai suoi disegni.
Chiara Rosenberg, Casa Howard, Beba, Dragonero, Volto Nascosto, Anna Linch, Samuel Stern sono solo alcuni dei nomi legati ai quattro autori che un giorno decidono di dar vita un lavoro a otto mani senza una trama precisa. L’unico input è quello di esprimersi in totale libertà guidati dal modo in cui ciascuno interpreta a modo suo l’eros. Non a caso, l’argomento dibattuto più a lungo nelle tante riunioni preparatorie ha riguardato il mettersi d’accordo sul logo della copertina.
Quello che ne è uscito è un contenitore di input dove nulla segue gli standard tradizionali e tutto è demandato all’interazione tra il disegno e il lettore. Delle pagine lasciate appositamente in bianco consentono di definire le singole sezioni del volume con i disegni personalizzati degli autori.
Un progetto apparentemente semplice ma allo stesso tempo complesso che si appoggia unicamente sul filo dell’equilibrio che collega il lettore con l’autore.
Come accadeva in tanti film di un tempo, il lettore si arrampica in cima ad uno dei pali che corrono lungo le piste del Far West e avvicinando l’orecchio al filo del telefono capta le voci delle conversazioni che in questo caso sono schizzi, segni, emozioni, spunti, sensazioni.
Quando ho visto Kinky Love 1 a una recente fiere del fumetto ero ancora un po’ scettico sul fatto che potesse suscitare interesse. Poi mi sono reso conto che la gente si fermava, lo sfogliava accuratamente e poi lo acquistava. In breve, tutte le copie presenti sui banchi sono andate esaurite: nessuna risposta poteva essere più significativa di questa al punto che il prestigioso quartetto ha deciso di dare il via senza indugi al seguito che dovrebbe prendere la luce nei prossimi mesi autunnali.
Come spesso accade in questi casi, se il primo uscito è per forza di cose un po’ contenuto e circostanziato, dal secondo ci attendiamo una ulteriore esplosione di energia libera nella quale il lettore potrà riconoscere la propria lunghezza d’onda calandosi in una nicchia dove potrà camminare con l’autore o l’autrice attraverso immagini, fumetti inediti e suoni sconosciuti.
Altri autori hanno apprezzato il lavoro e, pur non avendo partecipato direttamente al progetto, hanno pensato di manifestare il proprio consenso lasciando un contributo ben gradito del loro passaggio.
Salvo imprevisti dell’ultimo momento, il volume Kinky Love 2 sarà presentato nell’occasione dell’evento Modena Nerd il 5 settembre.