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Giuseppe Vannini [25/04/2026]

Saltellando di fiera in asta

Recentemente a Torino presso una delle più note aziende leader del settore collezionistico

si è svolta una bella e accurata asta di fumetti di antiquariato. 

A prescindere dagli aspetti organizzativi e tecnici, l’ho considerata interessante perché erano presenti lotti riguardanti molte serie complete oltre agli onnipresenti albi iconici. 

Si è trattato di un ventaglio di offerte in grado di coprire un arco di importanza collezionistica di svariati decenni e allo stesso tempo in grado di fornire una valida fotografia dell’attuale stato dell’arte del collezionismo di fumetti.

Premetto che non faccio parte di una società di grading per cui non mi sono soffermato ad esaminare con la lente d’ingrandimento ogni singola immagine per scovare i difetti di stampa e conservazione non citati nelle descrizioni, né mi interessa discutere dell’incidenza dei costi aggiuntivi, peraltro sempre presenti in queste modalità di vendita. Le mie considerazioni potranno quindi apparire superficiali in quanto si basano semplicemente sull’osservazione dei prezzi base d’asta e dei risultati finali.

In particolare, ho notato i tanti prezzi di base insolitamente bassi: 25-50 euro per serie complete di collane che solo una ventina d’anni fa andavano a ruba a prezzi tripli ed anche più.  Ho pensato che la base era tenuta appositamente bassa per invogliare gli acquirenti confidando che l’offerta sarebbe salita rapidamente. Invece tante serie a cavallo degli anni 50 sono rimaste invendute mentre altre sono state battute al prezzo base o poco oltre. E’ un chiaro segnale di quanto i collezionisti odierni siano ormai completamente disinteressati alle belle collane dell’immediato dopoguerra che hanno fatto la storia del fumetto italiano, sia strisce che albi, a meno che non siano albi o raccoltine Audace. 

Anche per Tex , Topolino, Diabolik &c ci sarebbe da fare un distinguo in quanto sono rimasti invenduti diversi pezzi interessanti e altri lotti sono stati aggiudicati a cifre irrisorie rispetto ai prezzi che circolavano non più tardi di cinque o sei anni fa. 

Allora che cosa è stato venduto? I soliti noti pezzi feticcio, incluso i primi Topolino libretto solo se perfetti, materiale blisterato con gadget, poco altro. 

Qualcuno segnala che Topolino n.1 era restaurato mentre Dylan Dog n.1 aveva pieghe e scarabocchi però sono stati ugualmente battuti a prezzi importanti: è l’effetto feticcio, un segno evidente del degrado progressivo non del fumetto ma del perché oggi si collezionano fumetti allo stesso modo degli orologi che se non hai l’astuccio con le istruzioni originali intatte li puoi buttare via. 

Il fatto che il mercato stia piegando al ribasso mi può solo fare piacere perché non è possibile dover pagare a peso d’oro qualsiasi giornaletto spiegazzato stia tra le mani di un commerciante. 

Al contrario, in una recente discussione ho letto che molti collezionisti si lamentavano del fatto che purtroppo in Italia i valori in gioco non sono ancora paragonabili ai milioni di dollari che girano nel mercato USA, mah…

Quello che mi fa meno piacere è che tante collane non si vendono più perché non le chiede nessuno, segno che sono ormai sovvertiti i criteri del collezionismo tradizionale, quelli che si basavano sulla passione, sullo studio e competenza.

Mentre guardavo su Internet i lotti dell’asta insieme a un amico “competente” perché possiede una valanga di feticci, l’ho informato che era morto Hermann e lui mia risposto: “Chi è Hermann?”. Poco male, probabilmente se gli avessi detto Kentarō Miura o Taniguchi avrei sortito la stessa risposta. 

Magari utilizzando la parola magica “variant” l’avrei lentamente risvegliato dal letargo, ma qui il discorso si fa un po’ più ampio.