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Francesco Bosco [22/01/2026]
Non conosco i particolari della recente vicenda dei “tagli” in Sergio Bonelli Editore. Da quanto si apprende, si tratterebbe di comunicazioni avvenute tramite email, indirizzate a decine di autori della storica casa editrice milanese.
Come spesso accade, però, si è immediatamente dato fiato a voci che, partendo da poche e vaghe notizie, pretendono di costruire un quadro completo della situazione e di offrirlo in pasto a chi segue la vicenda.
Anch’io ho provato a capire cosa bollisse realmente in pentola, ma mi sono ritrovato davanti a video e commenti online degni della categoria “arrampichiamoci sugli specchi”. E viene spontaneo chiedersi: a che pro?
Per raccattare qualche like sulle proprie pagine?
Per dimostrare di essere “sul pezzo”?
Per riversare, da parte di qualcuno, ancora una volta, un po’ di veleno sulle scelte editoriali degli ultimi dieci anni?
Francamente non mi interessa. Anche perché ho visto video e letto commenti di persone che non saprebbero distinguere uno stile anime da un fumetto underground, eppure pontificano con sicurezza assoluta.
E poi arriva puntuale il solito, fatidico assunto: “Ah, se ci fosse ancora Sergio, queste cose non accadrebbero.”
Già. Allora si dà per scontato che siano in corso licenziamenti e che Sergio Bonelli, da sempre vicino agli autori, non si sarebbe mai “macchiato” di una simile colpa.
Il punto, però, è un altro. Proprio voi, dei video e dei commenti, per anni avete portato avanti una vera e propria campagna a favore dell’azienda, qualunque cosa pubblicasse. Avete tacciato chiunque, compreso questo povero scemo che scrive, di non accettare che Tex & C. potessero avere una vita editoriale diversa da quella del passato.
Avete ripetuto fino alla nausea frasi come: “Se non ti piace, non comprarlo!”
Una frase che Sergio Bonelli - figura che voi, francamente, non vi meritate - non avrebbe mai pronunciato.
“Preso!” È l’unica cosa che sapete scrivere. E poi, appunto “Se non ti piace, non compralo!” “e gne gne gne e gne gne gne”, con a capo dell’allegra brigata il noto ministro degli esteri che presenzia ogni angolo del web. E che due maroni.
E oggi, improvvisamente, piangete.
Al di là del fatto che non si conoscono ancora gli sviluppi reali della vicenda, una cosa è certa: il primo aziendalista che verrà a spiegarmi la situazione con il solito linguaggio da power point… giuro che lo rincorro con lo scopettone.
Non ho giudizi da esprimere, né pretendo di avere verità in tasca. Ma non serviva certo una laurea alla Bocconi per capire che, quando una casa editrice storica comincia ad “aggrapparsi” a tazzine, magliette, parannanze e gadgettistica varia, vuol dire che qualcosa si è rotto alla radice. Le variant, poi!!!
Il fumetto non si salva con il merchandising: si salva con i fumetti.
Prendiamo Tex. Non un secolo fa, ma appena ieri, il gruppo Espresso-Repubblica si è semplicemente “aggrappato” alle storie di quei due che quel personaggio lo hanno creato. Risultato? Quasi trenta milioni di copie vendute. Senza tazze, senza grembiuli, senza pupazzetti.
Com’è noto, io sono una vecchia mummia tradizionalista. Gestisco un sito da ventisette anni: se all’inizio avevo tre pard che mi seguivano, oggi ne ho trecento. Non per miracolo, ma per costanza.
È ancora pieno di lettori che vogliono un certo tipo di fumetto. Lo so’ per certo.
Per questo tutta la solfa del ricambio generazionale, dello smartphone, dell’invasione dei manga, argomenti che saltano fuori ogni volta che si parla di “crisi del fumetto”,vale solo fino a un certo punto.
Perché se è vero che esistono chef stellati e talent show, è altrettanto vero che la gente continua ad avere voglia di spaghetti all’amatriciana e di buona musica.
Il problema non è il pubblico.
Il problema è dimenticarsi cosa si è, e soprattutto cosa si dovrebbe continuare a essere.
Comunque, sempre forza Bonelli Editore!