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Francesco Bosco [04/12/2025]
Alla fiera di Bologna della scorsa settimana ho finalmente avuto il piacere di conoscere di persona Andrea Venturi, presentatomi dall’amico Riccardo. Una persona squisita, prima ancora che un fumettista di assoluto talento. Abbiamo scambiato due chiacchiere in piacevolezza, e confesso che quel breve incontro mi ha reso sinceramente felice: Venturi è da molti anni uno dei miei disegnatori italiani preferiti e ho sempre nutrito il desiderio di incontrarlo. Ho potuto dirgli tutto il bene che penso di lui, ricordandogli di quando scrissi alla Bonelli sostenendo che quel “Venturi di Johnny Freak” avrebbe potuto disegnare Aquila della Notte senza la minima esitazione.
A mio avviso, Venturi è uno dei più grandi talenti emersi negli ultimi decenni. Anzi, forse il più grande. Il suo segno mi ha sempre fatto respirare un’aria da Alex Raymond – si, gliel’ho detto, e l’ho visto sinceramente stupito, e credo anche lusingato. E accanto a Venturi non ho potuto fare a meno di nominare Alessandro Poli, altro talento puro da sempre innamorato dichiarato (e meno male!) del segno di Gir.
Proprio mentre si parlava di maestri, Venturi estrae dalla cartella una tavola di due strisce del nostro fuoriclasse nazionale: Giovanni Ticci. Non immaginavo che la sua ammirazione per il Maestro fosse così profonda. L’ho percepita nei suoi occhi, limpida.
Insomma, un incontro breve ma prezioso, di quelli che vale la pena raccontare. Gli ho detto che avrei scritto due righe per Baci e Spari, e - sorpresa delle sorprese - lui mi ha risposto che il sito lo conosce.
E allora eccole, caro Andrea, quelle “due parole” promesse. Con le quali posso anche mettere a tacere ,finalmente, gli amici che per trent’anni, a ogni occasione, mi ripetevano:
«A France’, ci hai fatto due scatole così co’ ‘sto Andrea Venturi!»
E come avrei potuto non rompere le scatole se ogni volta che mi trovavo davanti ai suoi disegni ariosi, dinamici, dal sapore vintage? Per me sono tavole sognanti, che ti restano negli occhi per il fascino che emanano. Penso, ad esempio, alla tanto bistrattata L’artiglio della Tigre: al di là delle opinioni sulla storia, resta un autentico capolavoro grafico di Venturi, impreziosito dalla solida e avvincente sceneggiatura di Nizzi.