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Giuseppe Vannini [29/07/2025]

Fumetto e cultura: tra chiusure e rinascite

Sono perfettamente cosciente del fatto che non bisognerebbe mai parlare di un argomento se non se ne conoscono perfettamente tutti i dettagli ma nulla vieta di esprimere opinioni o sensazioni sulla base di quel po’ che si percepisce.

Intanto parto da due fatti inconfutabili almeno nella loro essenzialità.

Il primo è una notizia che proviene da Ginevra e riguarda il progetto per il nuovo museo internazionale del fumetto. Le Musée International de la Bande Dessinée verrà aperto nel 2027 in una prestigiosa location e ambisce a divenire un nuovo polo culturale nel cuore dell’Europa come spazio culturale dinamico “di educazione, riflessione e scoperta che metta in dialogo il fumetto con l’intera società”. L’investimento complessivo che riunisce fondi pubblici e privati, raggiunge i 13 milioni di euro.

La seconda notizia, è più o meno contemporanea alla prima, riguarda la chiusura di WOW, lo spazio Fumetto che Milano ha trasformato in museo nell’aprile 2011 sulle radici della fondazione Fossati. 

Non ho avuto la fortuna di conoscere Franco Fossati quando era in vita. Di lui ho letto dozzine di articoli e saggi e possiedo un discreto numero di pubblicazioni. 

In quasi tutti i miei innumerevoli viaggi a Milano ho sempre buttato un occhio alla lista degli eventi sempre presenti nel museo e tante volte sono riuscito a fare una capatina nell’anonima palazzina anni 20 di viale Campania, nonostante non fosse propriamente comoda da raggiungere rispetto ad altre location del centro. 

A sentire le argomentazioni degli addetti ai lavori, il comune di Milano avrebbe potuto dare una significativa mano al museo per superare un debito accumulato per lo più nel periodo del covid. Sul fronte opposto si accusa pesantemente la pessima amministrazione del Museo che non ha saputo approfittare dei tanti sforzi fatti dal comune.

Non posso entrare nel merito su chi abbia ragione, né conosco le capacità imprenditoriali di Luigi Bona, il responsabile del museo, del quale possiedo solo lo stupendo Catalogo del Fumetto Italiano, uno di primi arditissimi esperimenti di classificazione dell’immensa produzione di collane pubblicate.

Senza alcun commento, mi limito semplicemente a mettere una di fronte all’altra la valenza delle due notizie contrapposte e, implicitamente, le città, le regioni e le nazioni da cui sono rappresentate.

Oggi al  termine “Cultura” tra le tante definizioni trovo associato un sintetico “il patrimonio delle cognizioni e delle esperienze acquisite dall’individuo sul piano intellettuale e morale”.

Sul mio vecchio dizionario del 1855 trovo  un assai più romantico “luogo coltivato della mente, del cuore, dello spirito”. Mi verrebbe da dire che entrambe i significati siano surclassati dal cinico “Cultura? Una valida scusa per far cassa” perché ormai nessuno sponsorizza cultura per diletto, per il piacere di condividere conoscenza se in partenza non c’è un active plan sostenibile. Tanto meno le amministrazioni comunali di città che pretendono un posto d’onore nell’élite internazionale. Meglio andar sul sicuro con il solito tour periodico degli impressionisti o i futuristi, con quelli non si sbaglia mai.