"Lo stregone dei Sabinas"
Il predestinato
“Non te la prendere, Tiger. Evidentemente era
scritto che dovessimo cacciarci in questo guaio”. Tex non è superstizioso e
neanche credulone, maghi e stregoni non lo impressionano più di tanto, ma
comunque ha imparato ad averne rispetto soprattutto da quando vive con i Navajos.
“Ho visto troppe cose nella mia vita… - ammette a suo figlio dopo l’incredibile
incontro con la strega Na-Ho-Mah - cose che lasciano perplessi circa i poteri
straordinari di ‘uomini della medicina’ da me conosciuti personalmente” e
aggiunge che non è più tanto incredulo circa le loro capacità divinatorie
(Frecce nere, n. 26). Del resto Aquila della Notte è qualcosa di più di un
semplice capo tribù. Non per niente la strega Rascar strabuzza gli occhi di
fronte al Sacro Segno dei Navajos che il nostro eroe le esibisce e che attesta
la sua appartenenza alla congrega della Grande Fratellanza. Tex conosce i
segreti degli stregoni, tratta con loro da pari a pari e non si lascia
intimidire dai loro trucchi. Nel presente caso smaschera con la consueta
brutalità il complotto ai danni
di Too-Nai ordito da Tabual, l’intrigante stregone dei Sabinas, le cui menzogne
lo irritano talmente da provocarne una feroce reazione a suon di insulti e
minacce di morte. Ma qui in realtà le vicende dei Sabinas fanno solo da preludio
di una storia che, sulle orme del ranger, introduce il lettore nella dimensione
del fantastico e del meraviglioso, in quel genere letterario che, mescolato al
racconto western convenzionale, fa di questa avventura un incandescente
concentrato dell’ispirazione bonelliana, dove il lettore viene trascinato
all’interno di scenari sempre diversi: dalle barbariche tenebre del mondo dei
cani Rossi all’incomparabile luminosità della Città
d’Oro, in un passaggio progressivo da un universo all’altro che è anche un
muoversi a ritroso nel tempo, al punto che l’inconcepibile acquista consistenza,
il miraggio diventa realtà, la narrazione si fonde col mito. E come nei grandi
miti, tutto qui è decretato dal fato, la missione dell’eroe è nell’adempimento
di una profezia. Nella sua inesorabile avanzata attraverso il deserto, al di là
delle Terre Selvagge, oltre la barriera dei Monti Pallidi, inoltrandosi negli
angoli più remoti e lontani dalla civiltà, Tex incarna la figura dell’inviato
dal destino: egli è colui che è stato preconizzato dagli oracoli. Gli stessi
Cani Rossi sopravvissuti allo sterminio riconoscono in lui quel “guerriero
bianco” che sarebbe calato dalle Terre Alte per porre fine al loro mondo. Egli è
il distruttore che oscuri vaticini avevano preannunciato. La fine dei Cani Rossi
anticipa il
destino che attende anche la Città d’Oro, un microcosmo dove il tempo si è
fermato, una comunità dell'Antico
Regime in miniatura, teatro di complotti,
intrighi di palazzo, tradimenti e rivolte popolari: un piccolo paradiso
circondato da una natura ostile, meraviglioso frutto degli sforzi di tutti
coloro (conquistadores, mercanti, avventurieri, prostitute, gente di ogni risma)
che qui erano giunti secoli prima spinti dalla cupidigia. Tex vi irrompe come un
corpo estraneo che si insinua nel tessuto di un mondo anacronistico provocandone
la crisi e accelerandone la dissoluzione. La sorte è ormai segnata: i sinistri
presagi degli stregoni si incrociano con i segni celesti che annunciano
l’approssimarsi della fine. Tutto sembra muovere verso il tragico epilogo.
Invano Nostradamus mette in guardia il Principe Nero, tiranno della città:
“Siamo sotto il segno del Leone e le stelle sono contro di voi”. Con la
scomparsa dei Cani Rossi, vera e propria barriera di anticorpi, cade il
diaframma tra i due mondi e niente può più fermare l’apocalisse che incombe.
“Dopo di me, il
diluvio”: il motto di Luigi XV sembra coniato apposta per il Principe Nero. La
fine è ormai scritta nelle stelle e proprio un piccolo diluvio universale
suggellerà definitivamente la parabola della Città d'Oro. E’ questo lo
stupefacente ultimo atto di una tra le più straordinarie avventure che si
succedono in quell’incredibile sequenza di albi che parte dal n. 29 (Il Coyote
Nero) e arriva al n. 56 (La rivolta): avventure dal fascino potente nelle quali
Tex sembra mosso da un irresistibile impulso che lo porta ad affrontare
situazioni sempre nuove e inconsuete, che lo spinge a provare esperienze
terribili, a correre rischi mortali, a sciogliere enigmi, a svelare misteri. E
qui il pensiero corre irresistibilmente a Ulisse e a ciò che di lui dice Omero:
“… di molti uomini le città vide e conobbe la mente…”.
[Mauro Scremin]
©baciespari -Testo di Mauro Scremin - Grafica di Hana B.Svieckova- Immagini e foto contenute in questo articolo sono di proprietà degli autori delle stesse - Si ringrazia la Sergio Bonelli Editore