"La Mesa degli Scheletri"
Viaggio all'inferno
Ecco una storia che narra la discesa di Tex
nel mondo degli inferi, metaforicamente gli abissi infernali dell'animo umano
popolati da quei mostri che Mefisto sa suscitare mettendo l'uno contro l'altro
il padre al figlio, l'amico all'amico. E' una storia avvincente, certamente, ma
nello stesso tempo inquietante, orrenda. Un capolavoro forse non del tutto
compreso nella sua reale grandezza, dove il male e il bene si compenetrano, dove
Tex stesso subisce una feroce metamorfosi, una trasformazione che lo riduce alla
stregua di una belva assetata di sangue. Vi
si sente quasi l'eco dei romanzi di Stevenson ("Lo strano caso del Dottor Jekill
e Mister Hyde", "L'isola del tesoro") i cui protagonisti sono attratti dal male,
dal lato oscuro della personalità: un fascino al quale lo stesso Tex non sembra
sottrarsi in un viaggio tenebroso all'interno di se stesso. Ripercorrendo
la storia si incontrano qua e là scene di grande potenza evocativa. Basti
ricordarne una: arrivato con Gentry in vista del Dente del Gigante, vicino al
quale sono appese le gabbie di Carson e di Kit, Tex osserva come "più che un
dente sembra un colossale dito levato al cielo in segno di minaccia". Il dito...
una biblica sfida del male contro il bene. Del
resto la posta in gioco è altissima e la sua importanza sembra andare al di là
delle singole vite di Carson e di suo figlio per coinvolgere un intero popolo.
Non per niente, prima della partenza dei guerrieri Navajos alla volta del Grand
Canyon, lo stregone Na-Muhuna interroga il Grande Spirito ma gli auspici che ne
trae sono pessimi: ombre di morte si addensano sul popolo dei Navajos, un
agnello viene sacrificato ma il suo sangue non basta a placare il Grande
Spirito. Il nostro eroe li sta per precipitare in un'impresa dalla quale molti
non torneranno e alto sarà il tributo di sangue che dovranno versare. Comunque,
tra un episodio e l'altro, la spietatezza di Tex non conosce limiti: a un certo
punto affronta due guerrieri Hualpai, ne ammazza uno a mani nude, minaccia di
torturare il secondo, che però non si lascia intimidire, e per tutta risposta lo
scaraventa giù dal precipizio, naturalmente senza volerlo, ma ammettendo a se
stesso che in ogni caso è la fine che si è meritato. Momento notevole: la nera
disperazione degli Hualpai soggiogati dal mago che, nell'inutile tentativo di
catturare Tex e Gentry, ad un certo punto esclamano: "Per
gli dei! Se il Figlio del Fuoco non avesse ordinato di catturarli vivi...". Ma
la parola del Figlio del Fuoco è legge. E il peggio deve ancora arrivare. In
vista del villaggio Hualpai il parossismo delle fasi finali della battaglia
tocca apici di estrema ferocia. Il villaggio viene messo a ferro e fuoco dai
Navajos, nugoli di frecce incendiarie lo riducono a un cumulo di tizzoni
fumanti. "Ripulitemi questo nido di serpi!", urla Tex ai suoi guerrieri quando
si scatena l'ultimo spietato massacro nel quale gli Hualpai, costretti a
difendersi a mani nude, vanno incontro all'inevitabile sterminio (ma donne e
bambini saranno stati risparmiati?). Alla fine i loro corpi, lasciati insepolti,
diverranno preda degli avvoltoi. Accompagnando
in seguito il suo amico sul luogo dell'ecatombe alla disperata ricerca degli
altri due, lo stesso Tiger non potrà fare a meno di osservare con raccapriccio
come la pista fosse "tutta segnata da scheletri", il che provocherà da parte di
Tex un’esclamazione quasi di fastidio: "Hai forse paura dei morti, Tiger?". Ormai
il covo di Mefisto è ridotto a un cumulo di macerie e i due amici si aggirano
tra i resti umani sparsi qua e là e le statue demoniache ridotte in frantumi. Ma
improvvisamente le tenebre sono squarciate da un'apparizione luminosa: è Mefisto
che, proiettando la sua immagine, rivela al ranger che Carson e suo figlio Kit
sono ancora vivi ma nelle sue mani. Tex reagisce rabbiosamente alle provocazioni
del mago, lo maledice, lo minaccia, ma è tutto inutile. Alla fine l'immagine si
dissolve lasciando i due amici "in compagnia delle tenebre della notte”.
Ma è proprio quando ha toccato il fondo oscuro della disperazione, di fronte
alla presunta tomba di suo figlio e del suo più caro amico, che il nostro eroe
rivede la luce.
[Mauro Scremin]
©baciespari -Testo di Mauro Scremin - Grafica di Hana B.Svieckova- Immagini e foto contenute in questo articolo sono di proprietà degli autori delle stesse - Si ringrazia la Sergio Bonelli Editore