"Uomini" o "scagnozzi"? il dilemma della censura nei primi
albi di Tex
“Occorre dirvi chi è
Tex?” Così si rivolgeva ai lettori un retorico Sergio Bonelli
nell’ormai lontano 1985 quando uscì il primo numero della
Tuttotex. La nuova ristampa suscitò particolari aspettative in
quegli assidui collezionisti che speravano venisse fatta giustizia delle
censure che avevano colpito i primi leggendari numeri della serie.
L’attesa andò in parte delusa. Finalmente potemmo di nuovo ammirare le
gambe slanciate di Tesah come le curve lascive di Marie Gold…
E tuttavia fu ugualmente un’occasione mancata: i testi, unico e vero
tratto inconfondibile nella loro dirompente forza narrativa, vennero
riproposti nella loro veste rimaneggiata… e cioè censurata! Nulla
era cambiato. Il Tex genuino delle origini (quello degli albi a
strisce) rimaneva una faccenda da collezionisti. Allora noi,
ispirati da passione tenacemente coltivata nel corso dei decenni,
riteniamo giusto e doveroso sollevare il velo sui passaggi meno
conosciuti dai più ma non per questo meno importanti e tentare di
rimettere le cose al loro posto. Forse ne uscirà un Tex per certi
aspetti diverso da quello a cui siamo abituati e magari anche
sconcertante. Ecco perché siamo convinti che la domanda posta all’inizio
in realtà meriti una risposta, ecco perché occorra dire chi è
veramente Tex. Iniziamo quindi a esaminare, tra quelli passati sotto
silenzio, il caso forse più eclatante.
Lo strano caso dello spadone
All'inferno!...e il povero cinese viene trafitto dallo spadone di Tex in una celebre scena che definire cruenta è un eufemismo.
Il nostro eroe si è appena liberato dalle catene di una cella sotterranea e, staccato un pesante spadone dalla parete, abbatte una porta e si dirige nell'ambiente contiguo dove un gruppo di cinesi è intento a riporre le ruberie di Wang-Ho, il loro capo, in grosse valigie.
Ne nasce uno scontro epico (L'infernale battaglia) nel corso del quale Tex si macchierà di una strage di porcissimi limoncini e in cui lo stesso Wang-Ho, la gialla carogna (così lo apostrofa Tex), rimarrà vittima di una sgabellata del Nostro.
Una sceneggiatura pulp, dura a tal punto che nella ristampa dell'Albo d'Oro si riterrà opportuno attenuare.
Ma vediamo come andò cronologicamente il susseguirsi delle modifiche dello specifico episodio... dalla Serie a striscia fino al volume di Collezione Storica.

Ne "L'infernale battaglia" del 5 gennaio 1949, Tex trafigge il cinese con lo spadone (vignetta n° 3 di striscia 14).
Dialoghi e didascalie completi della striscia:
pannello 1: Idiota!
pannello 2: Scansata l'arma Tex si butta in avanti con un balzo da tigre, e dopo aver colpito il primo cinese con la pesante impugnatura...
pannello 3: ...trafigge il secondo, e... All'inferno! AAAH! .
Una curiosità: vi è nella striscia una serie di piccoli "refusi da correzione" che fa pensare ad un cambiamento centrale già nella fase di "controllo" dell'albetto, dunque ancor prima della consegna alle stampe. Ecco la striscia originale
Nella prima vignetta le ombreggiature ai lati di Tex mettono in luce un ritaglio redazionale montato su uno sfondo.
Nella seconda vignetta è abbastanza evidente che lo spadone e le linee cinetiche contigue ad esso sono posticci (quest'ultime oltretutto non galeppiniane) e non si capisce perchè il cinese colpito alla testa sia lo stesso che viene infilzato nella terza vignetta. Il compare a terra quando è stato colpito?
Nella terza vignetta il lettering mostra modifiche che potrebbero aver coperto frasi considerate troppo cruente. (inclinando lo schermo del pc la correzione si nota)
Ecco
una delle vignette successive nella quale si colgono le classiche
linee cinetiche dello stile Galep (ah, potete andare su
"Tramonto Rosso" come su "Tex 400", sono sempre le stesse). Anche qui,
comunque, sembra che vi sia un collage redazionale: il taglio della
figura di Tex fa misteriosamente sparire il braccio sinistro del cinese.
Un rompicapo vero e proprio e, in queste condizioni, con possibilità assai esigue di arrivare alla soluzione del caso "spadone". Chissà, se fosse possibile visionare di nuovo le strisce originali (come ci è già successo 18 anni fa), si potrebbe mettere la parola fine ad una delle più intrigate e celebri censure della storia del personaggio, ma dovremmo avere una seconda opportunità dalla famiglia Galleppini.
E' molto probabile che sotto quei ritagli vi sia la soluzione grafica del mistero e, giocando in controluce con le strisce, ripescare il dialogo originario.
E' importante? certo che è importante! vuoi mettere scrivere di uno che scazzotta cinesi e scrivere di uno che invece i cinesi li trapassa allegramente con le scimitarre? GLBonelli, detto il mangiapreti, tenero scazzotatore di cinesi... e messicani, vien da ridere!
Nella
Raccoltina n° 7 (Prima Serie o 1/7) intitolata "Arizona
in fiamme" pubblicata nel maggio 1950, e dunque solo quattro
mesi dopo la striscia, la scena dello spadone rimane intatta.
Ricordiamo che la Raccoltina in questione raggruppa episodi della
Prima e Seconda Serie a striscia che vanno da "I sicari del Drago"
a "Satania" resi ricopertinati con splendide cover in stile
mezzatinta realizzate da Galep.
Altra curiosità: nella testatina di quest'ultimo episodio non appare il punto interrogativo in coda alla parola Satania.
Albo
d'Oro n° 22,
prima serie (aprile 1953). E' in questa pubblicazione
gigante, che raccoglie gli episodi Nelle mani del carnefice/L'infernale
battaglia/Satania?, che viene operata la prima censura.
Permetteteci innanzitutto di elogiare uno dei più grandi autori del fumetto popolare italiano: questa cover Albo Oro è strepitosa! Sì, raymondiana, ma con tutta quella avventurosa forza grafica che signoreggiava nel pennello di Aurelio Galleppini. Come sanno oramai anche i sassi, le cover dell'A.O. godono di un fascino che poche copertine della storia del fumetto possono vantare.
Ma veniamo a noi. Dunque, già nel 1953 venivano apportate modifiche atte a censurare scene brutali o dialoghi aggressivi e la cosa fa pensare ad una condotta redazionale pudica, quasi casta, che serba in sé le avvisaglie del famigerato "politicamente corretto" odierno.
Purtroppo bisogna sottolineare che questo tipo di censure fatte su parti dell'albo erano spesso fine a se stesse dal momento che andavano si ad eliminare una situazione indesiderata ma stravolgevano il filo del racconto.
Nell'Albo O. che
abbiamo in esame, la scena del trafiggimento viene fatta sparire per
lasciar spazio ad una più banale e "docile" scazzottata tra Tex e i
cinesi. Nella prima e nella seconda vignetta non viene toccato
nulla, mentre nella terza vignetta Tex tira un calcio al cinese
tenendo sempre lo spadone nella mano destra. Una
situazione
che si ripete anche nel primo volume-raccolta della serie 1-29
(I^serie gigante) "La tragica notte", che esce tra l'aprile e il
settembre del 1954
Ma non è finita! Nelle cosiddette edizioni giganti II^ serie, e nella fattispecie quelle non censurate del 1959, il cinese viene trafitto di nuovo... editorialmente parlando, ma la sfilza di variazioni non finisce qui. Nelle medesime edizioni censurate del 1960 il cinese viene colpito stavolta da un pugno: è bastato far sparire lo spadone dalle mani di Tex e correggere la didascalia soprastante.
Arriveranno poi le ristampe brossurate come la Tre Stelle(1964), la 200 lire edicola con lente e la Tuttotex (dicembre 1985) nelle quali vengono proposte o riproposte censure vecchie e nuove.
Da non dimenticare anche la raccoltina della Serie Rossa n°10 "Nelle mani del carnefice" pubblicata nel novembre 1956 dove appare la censura del pugno. Ecco l'albetto-raccolta della "Rossa".

Nello specifico episodio la didascalia cita: "...con un balzo da tigre, e dopo aver colpito il primo cinese con la pesante impugnatura (Tex nella vignetta precedente ha in mano lo spadone)... sistema con un buon destro il secondo e..."
Tex dunque non trafigge il cinese, anche se nelle pagine successive dichiara a Kit Carson "è tra le fiamme dell'inferno cinese gli ho misurato la pancia dall'ombelico alla schiena con una scimitarra che tagliava come un rasoio". Quindi, un'evidente incongruenza.
A nostro avviso GL Bonelli sceneggia una sequenza in cui Tex trafigge l'avversario, la redazione, nella persona di Tea Bonelli e del giovane Sergio, giudica la scena dell'uccisione troppo efferata e la modifica, senza purtroppo curarsi di correggere i lettering delle pagine successive.
Questa
di lato è la vignetta ripresa dal volume n. 3 di Collezione
Storica di Repubblica. La stessa appare anche sull'Albo d'Oro n° 22
e nell'1 della serie 1-29 ma lì Tex è con lo spadone, nonostante
la didascalia dica "molla l'arma...".
Anche in Coll. Stor. Tex racconta successivamente a Kit Carson “di aver fatto al limoncino il contropelo con un fior di scimitarra”. Incongruenza mantenuta, quindi.
In conclusione: incongruenze, modifiche, censure, ripristini etc etc, continuano a fioccare nella saga anche ai nostri giorni. E' davvero incredibile che non ci si accorga di "buchi" del genere durante il continuo lavoro di revisione delle tavole, specie in era internettiana dove sulle incongruenze vengono scritti fiumi di parole.
Che ai revisori non interessi il dibattito in rete? Probabile, visti anche i più recenti risultati.
Mah... se si pensasse meno al politically correct e a cullare invece l'idea di una vera ristampa texiana proposta col linguaggio originario del vecchio Bonelli e magari anche in edizione fascicolata e spillata saremmo davvero felici.
Sostanza, cara vecchia editrice, sostanza non forma, tra l'altro a caro prezzo.
Una bruttura come Collezione Storica di Rep. arricchisce le casse delle rispettive editrici ma impoverisce il lettore in maniera irreversibile. E' strano che questo Sergio Bonelli non lo abbia ancora capito: proprio lui, un progressista, un compagno capitalista che "tace" oggi, in tempi condiscendenti, sulla vera faccia di Tex.
"Occorre dirvi chi è Tex?"
[Francesco Bosco/Mauro Scremin] Venerdì 11-3-2011 (censure)
©baciespari-Testo di Mauro Scremin/FB-Grafica di Hana B. Svieckova-Immagini e foto contenute in questo articolo sono di proprietà degli autori delle stesse -Si ringrazia la sergiobonellieditore