Tex e le censure

alcune considerazioni linguistiche

di Michele Rega

 

L’origine delle censure degli albi di Tex è nota. Tuttavia ritengo che sia bene ripetere la storia, sia per quelli che non la sanno, sia per rinfrescare la memoria a tutti gli altri. E’ lo stesso Sergio Bonelli a raccontarla nel libro-intervista con Franco Busatta:

 

Comincia tutto con un progetto di legge firmato nel 1951 da due deputati, Federici e Migliori, che propone un controllo preventivo sulla stampa a fumetti. Non passa, ma riesce comunque a gettare nel panico tutti noi editori del settore. Anche perché negli anni successivi, a più riprese, vengono presentati progetti analoghi, fortunatamente sempre bocciati. L’incubo di una commissione governativa che controlli ed eventualmente censuri tutta la stampa fumettistica italiana continua a ogni modo a ossessionarci. Decidiamo così di combattere il “nemico” sul suo stesso terreno. Perciò istituiamo una nostra commissione di autocensura, con tanto di marchio che appare sulla copertina delle nostre pubblicazioni (MG, Garanzia Morale). La faccenda si concretizza in bizzarre riunioni dove ci occupiamo di coprire cosce e scollature femminili. Dove i pugnali vengono sostituiti da nodosi randelli e le pistole scompaiono, come per magia, dalle mani dei personaggi. Lasciandoli però in posizione di sparo buffe e inspiegabili.

 

Le modifiche sono apportate anche ai testi che spiccano per un linguaggio considerato troppo colorito.

Va altresì precisato che i due deputati erano stati eletti al Parlamento italiano tra le fila della Democrazia Cristiana. Nell’Italia ancora devastata dalla guerra e dai bombardamenti, questi due individui non hanno altro in mente se non la censura dei “giornaletti”, e cioè uno di pochi svaghi a buon mercato di cui disponevano gli adolescenti di quel tempo. Gli altri scagnozzi che presentano progetti analoghi appartengono allo stesso partito, cioè al partito di quelli che vogliono salvare gli altri a tutti i costi dal peccato, anche a costo di bruciarli vivi pur di salvargli l’anima.

 

E veniamo ad analizzare alcune vignette censurate.

 

 

Edizione originale                           Edizione censurata e successive

 

Il famoso incipit della saga texiana è rovinato dalla sostituzione della parola “scagnozzi”, ritenuta irriguardosa nei confronti delle istituzioni, con la parola “uomini”.

In realtà il termine scagnozzo, pur non essendo un complimento, non è poi così offensivo. Tra le tante definizioni trovate, riporto quella che mi sembra la più appropriata alla situazione. 

scagnozzo (sm.) Esecutore di ordini, alle dipendenze di qualcuno. ~ galoppino, portaborse.
Sinonimi: gorilla, guardaspalle, guardia del corpo, sgherro, tirapiedi.

In effetti, gli uomini al seguito dello sceriffo, che come aiutante al massimo ha un vice sceriffo, non appartengono al suo ufficio, ma sono volontari radunati all’occorrenza per dar la caccia ai banditi. Quindi non uomini di legge, ma persone comuni, spesso sfaccendati e non sempre raccomandabili.

Conclusione: il termine scagnozzo è più che appropriato.

  

   

Edizione originale                    Edizione censurata                      Edizione Nuova Ristampa

 

Nella vignetta censurata non solo vengono coperte le belle gambe di Tesah con un paio di orribili pantaloni, ma Coffin usa l’improbabile espressione “la perquisirò io stesso!” al posto di “le darò io stesso una frugatina addosso”. Paradossalmente viene messo in bocca a un bandito un termine che è proprio delle forze dell’ordine!  

Incidentalmente, il verbo “perquisire”, di origine latina, non ha equivalente in inglese e può essere reso in tale lingua con “to search”: cercare, frugare appunto.

Notare anche come nell’edizione Nuova Ristampa, le gambe di Tesah vengono sì riscoperte, ma le frange della gonna sono allungate, mentre Coffin continua a “perquisire”.

Conclusione: il termine perquisire in bocca a Coffin è del tutto fuori luogo.

 

 

Edizione originale                                   Edizione Nuova Ristampa

 

In questa vignetta, Coffin, il cui nome in inglese significa “cassa da morto”, zittisce la bella Tesah chiamandola “cornacchia”: evidentemente non deve mai aver visto la sua faccia di rospo allo specchio!

Il destino ha voluto comunque riservare un’atroce beffa ai censori che hanno sostituito la parola “cornacchia”, ritenendola offensiva, con “squaw”. La parola squaw è entrata nell'uso prima in inglese e poi anche in altre lingue (incluso l'italiano) per indicare le donne dei nativi americani dell'America del Nord. Tuttavia, da quando in un famoso show televisivo condotto dalla giornalista Oprah Winfrey, l’attivista nativa americana Suzan Harjo spiegò che il termine squaw in lingua algonchina indica l’organo genitale femminile, la parola ha assunto connotazione di derisione e le comunità dei nativi americani la considerano estremamente offensiva.

Conclusione: visto come sono andate le cose, sarebbe stato meglio lasciare cornacchia.

  

                                               Edizione originale

 

Chiudo questa breve rassegna linguistica con questa vignetta che non ha che fare col problema delle censure, bensì con l’avverbio “affatto”, che qui appare per la prima volta, in seguito usato spesso da Tex sempre come negazione. Poiché il termine significa “del tutto”, “completamente”, ed è utilizzato nelle frasi negative per rafforzare la negazione, ho sempre pensato che Tex usasse questo termine in modo errato, al posto del corretto “niente affatto”. Invece, come spiegato nel dizionario Sabatini-Coletti, nell’uso più recente, per ellissi della negazione, “affatto” ha acquistato di per sé anche il significato di “no”, “per niente”, specialmente nelle risposte.

Tex dimostra quindi non solo di essere persona istruita, ma anche di saper anticipare l’evoluzione dell’uso della lingua…

 

…a differenza di Coffin che non deve aver frequentato nemmeno le elementari, giacché ignora che su qui e qua l’accento non va.

Edizione originale

 

Concludendo, riporto, a tale proposito, le parole di Sergio Bonelli apparse sul n. 2 di Tex Nuova Ristampa del marzo 1996:

Ancora una volta gli interrogativi erano quelli di sempre: è giusto modificare un’opera che è stata pubblicata decine di volte? E’ più corretto rispettare la passione maniacale dei vecchi collezionisti lasciando tale e quale persino un errore sfuggito al letterista oppure è più serio correggerlo per rispetto al giovane lettore che compra l’albo per la prima volta? Io propendo per quest’ultima soluzione…

Puro buon senso, come direbbe Tex. Del resto, che io sappia, nessuno ha mai chiesto di non correggere errori e sviste. Ma la vexata quaestio è, come sempre, un’altra: perché alla Sergio Bonelli Editore, dopo aver eliminato accenti e virgole superflue, corretto errori e sviste, riscoperto cosce e spalle femminili, non hanno anche ripristinato il linguaggio originale di gran lunga più colorito e appropriato, come ho cercato modestamente di dimostrare, rispetto a quello usato dai censori?

In questo modo si sarebbero soddisfatte sia le esigenze dei giovani lettori sia dei vecchi collezionisti! 

 

 

[Michele Rega]     2 febbraio 2009  (censure)

 

©baciespari -Testo di Michele Rega - Grafica di Hana B.Svieckova- Immagini e foto contenute in questo articolo sono di proprietà degli autori delle stesse - Si ringrazia la Sergio Bonelli Editore