Intervista a Virgilio Muzzi                [galep] [uggeri] [gamba] [ieva] [ticci] [letteri]

di R.Vallasciani e F. Bosco

 

M. Un’intervista? Beh, normalmente io non ne rilascio mai. E lo sapete perché? Perché ad un

    certo punto le mie dichiarazioni vengono un po’ travisate. Anche quelle riguardanti Sergio

    Bonelli, col quale ho un’amicizia quasi fraterna.

D. Noi stiamo facendo un lavoro, prevalentemente tecnico, sulla attribuzione di tavole e

    vignette a questo o a quel disegnatore, e sulla distinzione tra matite, inchiostri, fondini, etc.

M. E’ un lavoro che non è mai stato preso sul serio. Ad esempio, la questione dei volti di Tex

    messi da Galleppini sulle mie tavole. In quegli anni là, l’editore aveva da un lato bisogno di   

    collaboratori e nello stesso momento non voleva “emarginare” troppo il disegno di Galleppini,

    per timore di perdere i lettori abituati al suo tratto ed alla sua impostazione. C’era già

    Gamba che cercava un po’ di imitarlo ed anche io dovevo attenermi al tratto di Galep, non

    potevo fare quello che volevo. E così, per non “divaricare” troppo, lui metteva le teste di Tex

    ed io eseguivo il resto della tavola. Ad un certo punto, però, gli altri disegnatori hanno avuto,

    forse per esigenza di editoria, la possibilità di utilizzare il proprio stile personale. E quindi io

    ho sempre collaborato un po’ condizionato, ecco perché non mi sono mai appassionato

    troppo, tanto gravoso era il mio compito. Tanto è vero che una volta tentai di dare

    un’impronta più “forte” al mio disegno, soprattutto coi neri, e la cosa ottenne un esito un po’

    negativo. Adesso invece si è capito che l’uso del nero dona un altro carattere al fumetto e

    così anche il gusto dei lettori si adegua a ciò.

D. Tra i disegnatori dell’epoca ci viene in mente Nicolò; lui era abbastanza “chiaro”.

M. Sì, è vero, aveva un tratto estremamente preciso e… sì, era “chiaro”.

D. Che ne pensa dei disegnatori del Tex di oggi?

M. Ah, beh … ce ne sono di bravissimi, anche se il mio preferito rimane Ticci, che secondo me è

    il non plus ultra del fumetto. L’unico che può stare alla pari con Ticci è Villa; i suoi volti, le

    sue impostazioni sono molto buone, ma non ha ancora la visione panoramica di Ticci. Anche in

    una vignetta piccola Ticci “da” lo spazio…  

D. Come mai ha interrotto con le pubblicazioni? Tra l’altro lei fece anche Mister No…

M. Sì, è vero, feci due episodi, mi pare su testi di Castelli… La verità è che mi ero stancato.

    Adesso sto facendo una sessantina di tavole per un libro che dovrà uscire, a cura di Verger. Mi

    è piaciuto molto farle perché le ho ambientate in un ambiente misterioso, che mi è

    abbastanza congeniale. (ci mostra alcune tavole)

D. Infatti sono veramente belle, e fatte con una mano in gran forma, complimenti.

M. In forma perché ho sempre lavorato. Anche se, a ripensarci, l’unica espressione vera del mio

    disegno sono i lavori che ho fatto peri gli inglesi: lì avevo la più totale libertà di

    interpretazione, senza condizionamenti.

D. Come è stato contattato da Bonelli per il Tex?

M. Allora io lavoravo dai D’Ami, Rinaldo e Piero. Conobbi Sergio in quel periodo, anche se già

    conoscevo la signora Tea e Gian Luigi. Allora c’era solo Galleppini, aiutato dai vari Uggeri,

    Gamba e altri. Era il periodo del formato a striscia e, tra l’altro, possedevo anche l’intera

    raccolta.

D. Ricorda l’anno in cui è entrato nella scuderia di Bonelli?

M. Non ricordo bene … credo nel ’52 o nel ’53… i primi episodi li ho fatti per la signora Tea, poi

    sono andato all’Universo. Allora non stampava ancora Grand Hotel, però già c’erano gli Albi

    dell’Intrepido, fatti a mezza tinta, ai quali collaborava anche Nicolò. Poi ho lavorato per

    l’Inghilterra, per una rivista brasiliana tipo Grand Hotel, per Baldieri, che era il direttore      

    dell’Audace e il papà del Baldieri pittore. Lì illustrai gli albi di Salgari, mentre Molino faceva

    sull’Audace le storie del West, oltre Salgari. Era il periodo dei vari Paparella, D’Antonio,

    Martina. Poi la dì andai alla Bonelli e mi ci fermai per 15 anni, fino al 1970, credo.

D. No, fino alla fine degli anni ’70.

M. Avete ragione, l’ultima storia è stata “Canyon Diablo”.

D. Esatto. Tra l’altro in quella storia c’è una vignetta molto divertente che la dice lunga sul

    rapporto tra i suoi disegni e le teste di Galleppini: mentre gioca a poker Tex porta un

    fiammifero verso il viso per accendersi una sigaretta e Galleppini, nel realizzare la testa, si

    scordato di disegnare la sigaretta e così il Tex è rimasto come un fesso con il fiammifero in

    mano…

M. Ma davvero? (ride) Ma guarda un po’, no me ne ero mai accorto.

D. E dopo quest’ultimo episodio? Si era stancato?

M. Sì, ho fatto ancora qualcosa, ma poi basta…

D. A noi piaceva il suo disegno: le ambientazioni, gli scuri, i notturni erano davvero efficaci.

M. Vi ringrazio, anche se io non ne ero molto soddisfatto per i motivi che vi ho già detto.

    Nessuna polemica, per carità: del resto di Galleppini io ho la massima ammirazione, perché

    lavorare come ha lavorato lui per tutti quegli anni è stata una cosa da pazzi. Oggi la critica

    può dire qualsiasi cosa sul suo tratto perché è inevitabile fare dei confronti tra periodi più o

    meno felici, ma non dimentichiamo che Galleppini è stato un autore tra i più profilaci,

    mantenendo sempre un ottimo livello qualitativo.

D. Lei non ha iniziato subito con questa collaborazione a quattro mani, perché ha fatto anche

    degli episodi da solo.

M. Sì, è vero, anche se non ricordo quali. Uno lo terminò addirittura Nicolò, e questo è un

    esempio riguardo alla mia insoddisfazione per quello che facevo. Del resto non avete idea di

    cosa significa fare 32strisce settimanali: il telefono scottava, ragazzi…

D. Ci tolga una curiosità: non ha mai fatto lavori in cui lei faceva le matite e Galep i ripassi o

    viceversa?

M. No, mai successo; Galleppini ha sempre e soltanto messo le teste ai miei disegni. C’è stato un

    episodio in cui io ero in ritardo e Bonelli richiuse a chiave in redazione giorno e notte. Era

    Natale e lì trovai anche Cormio che i aiutò a fare le matite, e in quella occasione utilizzammo

    i disegni di Galleppini, tagliandoli e rimontandoli, un lavoro da pazzi. Un’altra volta dovetti

    fare trenta tavole da inserire in una storia di Galleppini e come al solito ne feci quindici … ero

    un disastro!

D. Queste cose sono sue? (mostriamo a Muzzi degli albi)

M. No, no credo… queste sì…

D. A lei vengono attribuiti episodi compresi nei numeri 43 e 44.

M. Forse è l’episodio che no ho terminato…

D. No, piuttosto noi crediamo che lei abbia rifatto questi disegni perché sono molto più moderni,

    diversi dagli altri, come ad esempio questa striscia.

M. No, questo è Galleppini.

D. Sicuro?

M. Ma, ragazzi, voi state facendo un’autopsia. Sì, può darsi che ci sia qualcosa di mio, ma

    concedetela a Galleppini.

D. Ok, concessa, però, ad esempio, il suo cappello è molto più sfaccettato, ha il segno più

    grosso, no è rotondo come quelli di Galleppini.

M. E l’episodio delle trenta tavole?

D. E’ l’albo n. 99 “La sconfitta”, eccolo qui.

M. Beh, sono molto soddisfatto di quest’albo perché non c’è molta differenza con lo stile di

    Galleppini. E’ vero che talvolta ci sono dei capoccioni di tex un po’ sproporzionati rispetto ai

    miei disegni … (risate)

D. Dunque, mai inchiostrato Galep. Ne è davvero sicuro? Del resto, come abbiamo visto lei si

   amalgamava bene col tratto galleppiniano.

M. Io ho una certa facilità di assimilazione, mi è capitato anche con una casa editrice di Londra:

    ho continuato un personaggio e non si vedeva la differenza. Chissà, forse per mancanza di

    personalità o forse perché ho una natura accomodante.

D. Noi no crediamo che questo sia vero, la sua personalità ed il so stile sono emersi eccome,

    forse più degli altri disegnatori di Tex.

M. Questo non lo so e del resto nessuno degli altri disegnatori me lo ha mai detto. Ma lo sapete

    che non ho mai visto Galleppini in vita mia?

D. No? E’ incredibile…

M. E neanche Ticci, Fusco, Gamba, Ieva.. Solo Uggeri, tra i disegnatori di Tex, perché è di

    Cotogno anche lui. In ogni caso io e Galleppini vi abbiamo creato di grattacapi, eh… è come

    fare un trucco che pi si deve scoprire, no? (risate)

D. Torniamo ai fumetti realizzati negli anni ’50.

M. In quel periodo lavoravo anche con grandi disegnatori come Tarquinio o Paparella; per la

    Mondadori, quando c’era Bagnoli, feci diversi episodi… ora però non ho più niente, peccato.

D. Ci parli del suo compaesano Uggeri.

M. Uggeri è il più grande, se vuole “ammazza” tutti! Ticci grande nell’impostazione

    dell’inquadratura, nella non ripetitività, nell’anatomia… Fusco vuol dare un taglio, come dire,

    “michelangiolesco” alle figure… ma Uggeri potrebbe avere una potenza espressiva dirompete.

D. Lei dispensa elogi per tutti…

M. A me piace molto di più vedere i lavori degli altri rispetto ai miei. E’ vero che il foglio bianco

    non mi fa paura perché ho sempre una gran voglia di fare, ma dopo… sono sempre

    insoddisfatto.

D. Quali sono i suoi tempi di realizzazione?

M. Io perdo molto tempo, vado, vengo, e normalmente per una tavola ho bisogno di un giorno,

    un giorno e mezzo di lavoro.

D. E i suoi rapporti con gli editori?

M. Sempre difficili, a causa dei tempi di consegna. Chi si rapporta con gli editori, oggi come ieri,

    sappia che dovrà sempre lottare contro il tempo. Nottate intere, ragazzi, passate sul foglio.

    Secondo me il vero fumettaro è colui che riesce a conciliare il discorso commerciale con un

    standard di qualità.

D. Uno dei più grandi in questo senso è stato Bignotti: riusciva a fare anche molte tavole al

    giorno. Era famoso per questo.

M. No, per carità, io ci tengo alla mia salute (risate)

D. Legge Tex? Cosa ne pensa delle storie di oggi?

M. Mi sembra che siano cambiati i tempi della narrazione, molto più concisa, con le storie che si

    esauriscono in due o tre giorni. Con Gian Luigi Bonelli c’era un respiro più ampio e credo ci sia

    stata una scelta precisa di Sergio Bonelli nel modificare un po’ il personaggio, e Sergio non fa

    mai niente a caso...

D. Lei usa sia il pennello che il pennino, vero?

M. Sì, anche se preferisco sempre il pennino. Uso anche la biro con inchiostro indelebile.

D. Davvero? E’ la prima volta che lo sentiamo.

M. Beh, la biro te la senti, col pennello ci vuole il tipo di disegno alla Fusco. Se vuoi “cercare”

    l’ombra devi arrivarci piano piano, l’ombra deve “fare il buco” .. Se voi vedete le ombre di

    Villa, scoprirete che sono molto brillanti, non fanno il buco. Talvolta io imposto il disegno

    anche senza matita, partendo dai contorni fatti a biro: con pennino non puoi girare, no puoi  

    condurlo con il polso come vuoi. Secondo me anche Ticci lavora con la biro, è un’impressione,

    perché con il pennino sei costretto a girare il foglio e così perdi la visione d’insieme.

    Qualcuno invece usa anche il pennarello, però bisogna essere come Pratt, cominciare

    dall’ombra e così via.

D. E come imposta il disegno?

M. Io parto sempre da un’impostazione volumetrica del disegno e, successivamente, dai volumi

    faccio emergere le figure.

D. Un po’ come Milazzo che, addirittura fa una sorta di matassa finchè non esce fuori il contorno

    che lui ha in mente.

M. Ecco, credo che questi abbozzi possano farvi capire meglio ciò che intendo dire (ci mostra

    alcune tavole di prova ed alcune tavole finite)

D. Beh, notevoli davvero. E mica male anche il volte di Tex: è finito il tempo delle aggiunte di

    Galleppini! Ci tolga una curiosità, signor Muzzi: Bonelli le ha viste queste tavole?

M. Ma no, queste servono solo a me: le faccio, me le studio, le rifaccio, strappo tutto e infine

    ricomincio.

D. Allora, se permette, ci offriamo come suoi agenti presso Sergio Bonelli: siamo sicuri che di

    fronte a questi lavori sarà disposto a pazientare un po’ e a non rinchiuderla mai più nelle

    “celle” della casa editrice il giorno di Natale.

M. Beh, sarebbe un sogno poter lavorare così… siete assunti, ragazzi.