Fuori pista (2)
Gian
Luigi Bonelli e l’arte di contraddirsi
E’ risaputo che chiunque tenti di dare un ordine al guazzabuglio cronologico della saga del nostro eroe preferito, si trova prima o poi alle prese con l’anacronismo. Casi macroscopici come la Ford T guidata da Pat Mc Ryan apparsa nel n. 34, per non parlare della dinamite, del Mucchio Selvaggio, della banda Dalton e via di questo passo, mettono a dura prova quanti vogliano cimentarsi in questa impresa e lo sforzo di chi tenta di inoltrarsi per questo sentiero non è privo di frustrazioni.
Quante guerre ha fatto Tex? Sembra ormai assodato e accettato dai più che abbia partecipato alla Guerra di Secessione combattendo dalla parte dell’Unione. Ma se torniamo ai primordi della saga scopriremmo che la prima guerra affrontata dal nostro fu in realtà quella descritta nell’albo intitolato “Fuorilegge”. Nella storia in questione i messicani invadono il territorio statunitense e Tex si trova coinvolto nel conflitto distinguendosi nell’eroica difesa di Forte Wellington. E qui la netta impressione che si tratti proprio della guerra tra Stati Uniti e Messico del 1846-1848 la si ricava dal preciso riferimento, in una striscia a pag. 40, alla battaglia di “Buona Vista” del 22 febbraio 1847. Ma ciò che rende perplesso il lettore è l’attacco a Santa Fé da parte dell’esercito messicano. Dal momento che la città si trova attualmente a circa 350 km. dal confine, risulta impossibile che gli invasori abbiano coperto una simile distanza nel giro di mezz’ora come recita la didascalia. Un’imperdonabile svista da parte dell’autore? In realtà sembra non si tratti per niente di un errore per il semplice fatto che proprio in quegli anni la frontiera tra Texas e Messico, partendo da El Paso, correva lungo tutto il corso superiore del Rio Grande in modo tale che Santa Fé veniva a trovarsi appunto a un tiro di schioppo dal confine!

La Guerra di Secessione è, però, il vero punto dolente della cronologia texiana. Qui l’impianto narrativo della saga, che fino al n. 113 scorreva secondo un apparente ordine cronologico (la famosa “continuity”), subisce un potente scossone. Al giovane lettore che nel 1970 leggeva “Tra due bandiere” non poteva non saltare subito all’occhio che c’era qualcosa che non quadrava. Com’è possibile che Kit Willer non fosse ancora nato ai tempi della guerra civile quando tutti l’abbiamo visto nel n. 17 pronunciare il solenne giuramento di fedeltà al corpo dei Rangers al cospetto del nuovo Capo del Servizio James Hovendall? Quest’ultimo personaggio Tex lo ricorderà bene anche a distanza di parecchi anni: “Hovendall? L’uomo che ci affidò a suo tempo una brutta gatta da pelare nel Kansas” (“L’aquila e la folgore”, n. 207). Comunque, da “Gli sciacalli del Kansas” in poi, nelle avventure dei nostri eroi gli echi del conflitto si fanno sentire (eccome!) almeno fino all’albo intitolato “La Mesa Verde” nel quale apprendiamo dalle parole di Mac Parland che la guerra è appunto finita. Tuttavia, a una attenta lettura, i richiami alla guerra civile non sono limitati a quell’intervallo di storie che vanno dal n. 17 al n. 31. Qualche evidente riferimento alla guerra è qua e là rintracciabile anche più avanti. Nel n. 41 (“Rinnegato”), nel corso di un’avventura nella quale il nostro eroe salva un negro innocente da un tentativo di linciaggio, veniamo a sapere che sono trascorsi tre anni dalla fine del conflitto. Lo stesso Louis Laplace alias Leopardo Nero, che incontreremo nell’albo n. 54, appare verosimilmente uscito da un dopoguerra che ha lasciato aperte insanabili ferite nei territori dell’ex Confederazione. “Anche se ricco a milioni – esclama rabbioso – laggiù un negro è sempre un negro” (“Il lago scarlatto”). E nel n. 95 (“La carovana dell’oro”) abbiamo ancora un chiaro riferimento al periodo bellico dal momento che in questa avventura Tex riceve l’incarico di ritrovare un carico d’oro scomparso nel Nevada una decina d’anni prima in un momento imprecisato della guerra civile. Tra l’altro, lo stesso episodio viene ricordato da Tiger Jack in una storia successiva che si svolgerà cronologicamente tre anni dopo (“Il veliero maledetto”, n. 128).
Insomma, piaccia o non piaccia, “Tra due bandiere” spezza la continuità temporale texiana inserendosi come una sorta di corpo estraneo. A suo tempo Sergio Bonelli giustificò l’errore ammettendo che il padre “era già molto avanti nella stesura della storia, quando si rese conto di aver sbagliato. Ma preferì far finta di niente, piuttosto che gettare nel cestino una delle sue storie migliori” (La posta di Tuttotex, n. 79). E invece, come se niente fosse, i fili della “continuity” vengono inaspettatamente riannodati con la pubblicazione di quella splendida avventura intitolata “Il cacciatore di taglie” (n. 130) nella quale Tex e Carson tentano di strappare il giovane Billy Conner, figlio di un reduce della guerra civile, dalle grinfie di un bounty killer. Senza dubbio ambientata negli anni immediatamente successivi alla fine delle ostilità, data la giovane età dei protagonisti, la vicenda è in stridente contraddizione con quanto ci viene narrato nell’albo n. 113, però ripristina una sorta di ordine cronologico nella saga. Comunque da questo punto in poi gli accenni alla Guerra di Secessione si fanno più radi. Un veterano della “grande guerra” farà una breve e drammatica apparizione nell’albo n. 159 (“Lo sceriffo di Durango”) e nel n. 180 Tex e Carson si troveranno alle prese con dei brutti ceffi che in precedenza combatterono come guerriglieri agli ordini del famigerato Quantrill (“Il quinto uomo”). La guerra, invece, riemergerà prepotente dalla penna di Nizzi in una storia che prende le mosse da quanto narrato nell’albo “Tra due bandiere” (“Gli avvoltoi”, n. 297) e ciò avviene nel periodo del “passaggio di consegne” tra il vecchio e il nuovo autore. A questo punto la frittata può dirsi fatta e da qui in avanti il lettore avrà a che fare con una cronologia epurata che del tutto incomprensibilmente non terrà più conto della continuity originaria. Un nuovo Tex è alle porte? Certo non sembra più il ranger che, al figlio che gli chiedeva se avrebbero combattuto per il Nord o per il Sud, rispondeva deciso: “Per i deboli e gli oppressi, figlio mio! Non certo per un branco di sporchi e ignobili politicanti”. Per questo appare alquanto strano il Tex che in un saloon di Abilene si getta in una rissa furibonda assieme a Damned Dick al grido di “Avanti l’Unione!” o che fa l’ideologo antischiavista con il povero Rod Vergil (n. 113). Eppure di lì a poco rivedremo lo stesso Tex che mostrerà un ben diverso punto di vista sulla guerra quando prenderà le difese del giovane Conner figlio di quel Tom che dopo aver combattuto per i Confederati sarà costretto a rapinare le banche assieme ai figli per sfuggire alla fame. “Un buon uomo come tanti altri – dirà di lui Tex – che le conseguenze di una brutta guerra hanno poi spinto sulla strada sbagliata”. Una guerra che ha suscitato profonda amarezza e odio nel cuore degli sconfitti: “Odio contro i vincitori: odio contro i profittatori della guerra e soprattutto odio contro i banchieri”. Certo, parole più eloquenti il vecchio Bonelli non poteva scrivere. Sono le parole degli sconfitti, di coloro che per questo hanno pagato il prezzo più alto e che proprio per questo meritano rispetto. E poi non possiamo negarlo: contraddizioni o no, a questo Tex siamo affezionati, per questo Tex facciamo il tifo, per il Tex che comprende le ragioni dei vinti, per l’eroe che non esita, costi quello che costi, a schierarsi dalla parte di chi perde.
[Mauro Scremin] Venerdì 25-2-2011 (articoli)
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